Socrate, nel celebre poema di Aristofane, le chiamava “Dee solenni”: alle nuvole attribuiva il potere di dare agli uomini le idee, la dialettica, il ghermire concetti. Da allora – e siamo nel V secolo a.C. – poco è cambiato nella fascinazione che questi fenomeni atmosferici esercitano su artisti, poeti e pensatori. Oltre le nuvole parte proprio da questa lunga storia di sguardi rivolti verso l’alto, costruendo un percorso che non è semplicemente una mostra d’arte, ma un viaggio nella memoria visiva dell’umanità.
Il punto di partenza ideale di XNL Arte è un paesaggio perturbato del Settecento firmato da Marco Ricci, pittore veneziano considerato uno dei padri della pittura di veduta: un cielo mosso, carico di tensione, in cui la natura non è ancora sublime ma già minaccia di diventarlo. Da lì in poi, il percorso si apre al Novecento e al presente, attraverso le opere di venti artisti contemporanei che hanno fatto delle nuvole un territorio di sperimentazione visiva, concettuale ed emotiva.
Gli artisti e le opere: un atlante del cielo
La mostra ospita nomi che appartengono a stagioni diverse dell’arte italiana e internazionale, uniti da un’affinità elettiva verso questo tema. Piero Manzoni – genio provocatorio e visionario del Novecento italiano – è presente con le sue sottili fibre di vetro che egli stesso chiamava “nuvole”: oggetti sospesi tra il materico e l’immateriale, tra la scultura e l’idea pura. Accanto a lui, Mario Schifano porta il suo Cielo anemico, uno di quei dipinti in cui il colore si fa monocromo e il cielo si svuota di tutto tranne che della propria presenza.

Laura Grisi, artista italiana tra le più innovative degli anni Sessanta e Settanta, dialoga con entrambi attraverso le sue sculture al neon intitolate Sunset Light: fasci luminosi che replicano la qualità effimera del tramonto e dei suoi vapori. Il designer Denis Santachiara introduce invece i suoi cirri mutanti, figure cangianti che abitano lo spazio tra scienza e fantasia.
David Medalla, pioniere dell’arte cinetica, riflette sulla mutevolezza delle cose nel suo Canyon di schiuma – un’installazione che produce e dissolve continuamente materia bianca, evocando in modo fisico e quasi alchemico il ciclo di formazione e dispersione delle nuvole. Leandro Erlich, maestro dell’illusione percettiva, intrappola invece nuvole illusorie dentro teche museali, mettendo in crisi la nostra capacità di distinguere tra il reale e la sua rappresentazione.

Ci sono poi i cieli sopra New York immortalati nel 1929 da Alfred Stieglitz, fotografo modernista che vide nelle nuvole una metafora dell’emozione pura; le installazioni di Jeppe Hein, Olivo Barbieri, Filippo Minelli, Laetitia Ky, Mirco Marchelli, Marie-Luce Nadal, Mauro Pace, Gabriele Picco, Martin Romeo, Dominic Kiessling e Fausta Squatriti, che completano un panorama ricco e stratificato, capace di coprire decenni di ricerca artistica.
Il cinema nel cielo: le videoinstallazioni di Storyville
Una delle componenti più originali della mostra è la partecipazione del collettivo Storyville, che ha costruito due straordinarie installazioni video di archivio.
La prima, intitolata BEYOND, è un montaggio serrato di sequenze cinematografiche accomunate dalla presenza delle nuvole e del cielo. I film di Federico Fellini, Ermanno Olmi, Akira Kurosawa, Pier Paolo Pasolini e Theo Angelopoulos vengono smontati e rimontati in una nuova partitura visiva, in cui le nuvole – spesso elemento marginale nella grammatica cinematografica – diventano protagoniste assolute. Decontestualizzate dalla loro funzione narrativa originaria, le immagini si aprono a una lettura simbolica e contemplativa: il “guardare in alto” si trasforma in pratica filosofica, gesto di decentramento rispetto all’utile e al concreto.

La seconda installazione, ATLAS OF CLOUDS, è invece un viaggio nell’iconografia scientifica dell’Ottocento: fotografie, tavole e illustrazioni dedicate alla classificazione meteorologica delle nuvole – da Luke Howard a Hugo Hildebrand Hildebrandsson fino a Masanao Abe – vengono animate in una sequenza fluida che trasforma il documento storico in opera poetica. La classificazione, spinta all’estremo, si rivela per quello che è: un tentativo di nominare e ordinare qualcosa che, per sua natura, sfugge a ogni definizione.
Uno spazio che si abita: l’allestimento e l’esperienza sensoriale
L’allestimento, curato da Massimo Ferrari, Claudia Tinazzi e Annalucia D’Erchia del Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, trasforma i due livelli degli spazi liberty di XNL Arte in un paesaggio continuo. Al piano terra, uno spazio fluido e immersivo ospita le installazioni site-specific integrate da un’esperienza sonora progettata da XNL Musica e dal Dipartimento di Nuovi Linguaggi del Conservatorio di Piacenza. Al primo piano, il percorso si distende tra pittura, scultura e le due videoinstallazioni di Storyville.

L’effetto complessivo è quello di fluttuare: tra nuvole di cera, gesso e sapone, tra sculture luminose e proiezioni cinematografiche, tra paesaggi dipinti e installazioni che producono vapore vero. La bruma diventa metafora e materia insieme.
Accessibilità come principio curatoriale
Oltre le nuvole è anche un progetto esemplare sul fronte dell’inclusione. Realizzata in stretta collaborazione con l’Unione dei Ciechi e degli Ipovedenti di Piacenza – con il contributo fondamentale del presidente Filippo Siciliano – la mostra è pensata per essere attraversata, ascoltata e toccata. Descrizioni audio attivabili tramite QR Code accompagnano dipinti, fotografie e sculture. Una riproduzione tattile del dipinto di Marco Ricci consente l’esplorazione fisica del dettaglio pittorico. Una delle sculture di Gabriele Picco è stata riprodotta in 3D per permettere un’esplorazione plastica attraverso il tatto. L’accessibilità, qui, non è un’aggiunta: è parte integrante della visione curatoriale.
Perché vale la pena alzare gli occhi
Oltre le nuvole è una mostra che fa quello che solo le grandi mostre riescono a fare: cambia il modo in cui guardiamo il mondo uscendo dalla sala. Si torna a casa più lenti, più disposti a soffermarsi su ciò che è volatile, impermanente, difficile da trattenere. Le nuvole, ci ricorda questa mostra, non sono semplice atmosfera: sono allegoria di tensioni e stati d’animo, rappresentazione del divino e della malinconia, metafora delle nostre proiezioni mentali. Sono lo spazio in cui il terreno diventa universale.
Fino al 5 luglio 2026, gli spalti liberty di XNL Arte a Piacenza ospitano questo insolito osservatorio del cielo. Alzare gli occhi non è mai stato così necessario.
XNL Arte, Piacenza | 2 aprile – 5 luglio 2026 | Cura: Chiara Gatti, Paola Pedrazzini, Gianmarco Romiti, Storyville
