Domenico Zampieri, detto Domenichino (Bologna, 21 ottobre 1581 – Napoli, 6 aprile 1641), è stato uno dei più importanti pittori italiani del Barocco, celebre per la sua capacità di unire armonia classica e drammaticità narrativa. Allievo dei Carracci, Domenichino ha lasciato un segno indelebile nella pittura sacra e storica, influenzando generazioni di artisti.
Nato a Bologna, Domenichino studiò all’Accademia degli Incamminati, fondata dai maestri Annibale, Agostino e Ludovico Carracci. Qui apprese l’arte del disegno e la costruzione armonica delle composizioni, sviluppando uno stile personale che fonde realismo e idealizzazione classica. La sua carriera lo portò a lavorare a Roma, sotto la protezione di importanti committenti ecclesiastici, e infine a Napoli, dove si spense nel 1641.
Domenichino è noto per composizioni equilibrate e chiare, che guidano lo sguardo dello spettatore, per colori luminosi e armoniosi, mai eccessivi ma sempre raffinati, e per la narrazione drammatica delle scene sacre, con attenzione ai dettagli emotivi dei personaggi.

Tra le opere più celebri di Domenichino troviamo La Vocazione di San Matteo, una delle sue prime opere romane che mostra la capacità di fondere realismo e idealizzazione; gli affreschi delle Storie di San Cecilia nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, considerati capolavori della narrazione barocca; Cacciata dei mercanti dal tempio, esempio della sua forza narrativa e del senso del movimento; la Madonna del Rosario e Santi, che riflette la sua sensibilità nel rendere le figure armoniose e solenni; e San Giovanni Battista predicatore nel deserto, che dimostra la padronanza della luce e del paesaggio come elementi narrativi.
Domenichino ha rappresentato il perfetto equilibrio tra classicismo bolognese e dramma barocco, influenzando artisti come Poussin e consolidando la tradizione pittorica italiana nel Seicento. Le sue opere, oggi sparse tra chiese, musei e collezioni private, restano un punto di riferimento per chi studia la pittura barocca.
