Un tempo luogo di spiritualità e lavoro, oggi ricoperto di cemento e segni di abbandono, l’ex monastero di Sant’Orsola a Firenze porta con sé una lunga storia di trasformazioni: costruzioni, riconversioni, decadenza. Dopo quasi cinquant’anni di silenzio, il complesso situato nel cuore del quartiere di San Lorenzo si prepara a riaprire alla città attraverso un percorso che intreccia memoria, arte e creatività contemporanea. Il progetto del Museo Sant’Orsola, in apertura a Firenze nel 2026, porta la firma di Morgane Lucquet Laforgue, direttrice artistica e scientifica e figura centrale nel percorso di rigenerazione dell’antico convento.
L’ultima mostra prima della rinascita
La mostra The Rose That Grew From Concrete rappresenta la terza e ultima esposizione temporanea organizzata da Museo Sant’Orsola prima dell’inaugurazione ufficiale prevista per il 2026. Dal 5 settembre al 4 gennaio 2026 nel cuore del cantiere di restauro, le istallazioni narreranno una storia di riscoperta, riparazione e resilienza, segnando l’ultimo passo prima che l’ex convento si trasformi in un nuovo polo culturale.

Il titolo The Rose That Grew From Concrete si ispira a un celebre poema di Tupac Amaru Shakur (1971–1996), artista afroamericano e voce simbolo di resistenza e identità. La metafora della rosa che cresce dal cemento, evocata da Shakur, diventa immagine potente della capacità di rinascere nonostante le avversità. Un richiamo diretto alla nuova vita di Sant’Orsola, dove la natura ha continuato a fiorire anche durante gli anni di abbandono.
Arte site-specific e dialogo con la memoria
La mostra riunisce quattordici artisti italiani e internazionali, invitati a creare opere site-specific in dialogo con l’architettura e la memoria del luogo. Sant’Orsola è infatti un edificio plasmato da stratificazioni fisiche e simboliche: dalle monache che lo abitarono, alle operaie della manifattura di tabacchi, fino ai profughi che vi trovarono rifugio nel Dopoguerra. Le opere riflettono su queste vite intrecciate e sulla condizione umana stessa, fatta di identità molteplici, memorie e cicatrici da ricucire. Così, gli spazi del convento tornano a raccontare storie, accogliendo una nuova energia creativa.
Tradizione artigiana e innovazione
Molti degli artisti coinvolti durante le tre esposizioni svolte nel 2025 hanno scelto di lavorare con tecniche artigianali tradizionali, come il ricamo, la scagliola o la doratura a foglia d’oro, reinterpretandole in chiave contemporanea. Alcune opere sono nate dalla collaborazione con storiche botteghe fiorentine, come la Bottega Bianco Bianchi, custode dell’antica arte della scagliola. Queste sinergie valorizzano l’identità storica del quartiere di San Lorenzo, da sempre legato ai mestieri d’arte, e anticipano la vocazione futura di Sant’Orsola come spazio di artigianato, creazione e sperimentazione.

Foto di Claudio Ripalti | Crediti Museo Sant’Orsola
Un simbolo di resilienza per Firenze
The Rose That Grew From Concrete non è solo una mostra, ma un ponte tra passato e futuro: un invito a riscoprire un luogo rimasto chiuso troppo a lungo e a immaginarlo come nuovo centro culturale e comunitario. Con l’apertura del Museo Sant’Orsola nel 2026, Firenze riavrà uno spazio unico, capace di intrecciare memoria storica e linguaggi artistici contemporanei, proprio come una rosa che riesce a crescere dal cemento.
