Dal 12 settembre al 12 ottobre 2025 il Mattatoio di Roma ospita la mostra Spazi di Resistenza, un progetto promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, realizzato in collaborazione con Latitudo Art Project. Curata da Benedetta Carpi De Resmini, l’esposizione si inserisce nel programma di commemorazioni per il trentesimo anniversario della fine della guerra in Bosnia-Erzegovina, dell’assedio di Sarajevo e del genocidio di Srebrenica.

La mostra presso il Mattatoio di Roma non è una semplice rievocazione storica, ma un percorso poetico e politico che affronta il trauma e la possibilità di guarigione attraverso l’arte contemporanea. Spazi di Resistenza propone un dialogo tra memoria e attualità, interrogando il presente post-bellico con le opere di sei artiste internazionali: Simona Barzaghi, Gea Casolaro, Romina De Novellis, Šejla Kamerić, Smirna Kulenović e Mila Panić.
Le pratiche artistiche si muovono tra video, fotografia, installazione e performance, restituendo prospettive diverse ma unite dalla riflessione sul rapporto tra corpo, terra e memoria. Simona Barzaghi costruisce un’esperienza condivisa di ascolto e relazione attraverso il camminare lungo il fiume Drina, trasformando il paesaggio in narrazione collettiva. Romina De Novellis, inginocchiata a terra, compie un gesto rituale e ossessivo di pulizia dello spazio, evocando l’impossibilità di cancellare le ferite del passato. L’opera di Šejla Kamerić, nata direttamente dall’esperienza del conflitto in Bosnia, mette in scena la memoria e le dinamiche di potere, restituendo al corpo una forza politica e sovversiva. Altrettanto centrale è la ricerca di Smirna Kulenović, che affida alla natura un ruolo attivo nella guarigione collettiva attraverso l’uso di elementi organici capaci di custodire e rielaborare il dolore. Gea Casolaro, invece, utilizza l’immagine dell’erba come geografia emotiva di Sarajevo, simbolo di rinascita e fertilità ma anche allusione ai campi minati ancora presenti nei Balcani. Nella pratica di Mila Panić il gesto arcaico di bruciare un campo agricolo, legato a una memoria personale e familiare, diventa riflessione sulla distruzione e sulla possibilità di trasformazione.
Con questo intreccio di linguaggi e sensibilità, Spazi di Resistenza apre alla possibilità di restituire al futuro il suo potenziale generativo, mostrando come l’arte possa farsi gesto concreto di cura, di sopravvivenza e di resistenza politica. Il catalogo della mostra al Mattatoio di Roma, edito da Kappabit, raccoglie testi di Manuela Gandini, delle artiste e della curatrice Benedetta Carpi De Resmini, offrendo un approfondimento visivo e critico sul progetto. Durante il periodo di apertura saranno organizzati incontri e performance, oltre alla proiezione del docufilm I diari di mio padre del regista Ado Hasanović, che arricchirà ulteriormente il percorso di riflessione tra memoria, trauma e possibilità di rinascita.
