Un palazzo, una storia, un restauro
Le Procuratie di Piazza San Marco sono una delle architetture fondative di Venezia. Costruite tra il XVI e il XVII secolo per ospitare gli uffici dei Procuratori della Serenissima — i magistrati più alti in grado dopo il Doge — le Procuratie Vecchie sono state per secoli uno dei centri del potere veneziano. Poi, come molti edifici storici, hanno attraversato decenni di usi diversi, di adattamenti, di lenta stratificazione.
Il restauro firmato da David Chipperfield Architects — lo studio del premio Pritzker 2023 — ha restituito alla struttura la sua dignità spaziale senza snaturarne il carattere. Chipperfield, noto per la sua capacità di dialogare con la preesistenza storica senza imitarla né soppiantarla, ha operato con grande rispetto per la materia originale, aprendo al contempo nuovi flussi di circolazione e nuovi usi degli spazi interni. Il terzo piano delle Procuratie ospita oggi due destinazioni distinte ma complementari: SMAC Venice e The Home of the Human Safety Net, con la sua mostra interattiva A World of Potential.
L’intera operazione è stata resa possibile grazie a un accordo con Generali, proprietaria dello storico complesso. Un sodalizio tra finanza, architettura e cultura che ha trasformato uno degli edifici più fotografati al mondo in un luogo di produzione artistica contemporanea.
Che cos’è SMAC Venice
SMAC Venice si definisce come un’organizzazione indipendente e sperimentale. Non è un museo nel senso classico — non ha una collezione permanente — né una galleria commerciale. È invece una piattaforma: per artisti, istituzioni, creativi che cercano uno spazio a Venezia per realizzare progetti ambiziosi e condividerli con un pubblico ampio e differenziato.
Nelle sue sedici sale, SMAC Venice propone ogni anno un programma dinamico di mostre che abbracciano arte, design, moda e cinema. L’obiettivo dichiarato è quello di “gettare luce sull’inaspettato, sfidare le convenzioni e porre domande rigorose”. Non si tratta di un programma eclettico nel senso superficiale del termine: SMAC – San Marco Art Center intende esaminare criticamente la cultura visiva contemporanea e il suo rapporto con la storia, la scienza, la filosofia e la società. È un posizionamento intellettualmente ambizioso, raro per uno spazio così giovane.
Al centro della missione di SMAC Venice c’è una convinzione: le arti sono più importanti che mai per l’esperienza umana, perché aprono nuove possibilità di coesistenza e permettono alle città e alle comunità di prosperare. È una dichiarazione che suona necessaria in un momento storico in cui molte istituzioni culturali faticano a giustificare la propria esistenza oltre la funzione turistica o patrimoniale. SMAC sceglie invece di mettere al centro la domanda: a cosa serve l’arte, oggi, qui, in questo spazio?
La location non è neutra. Piazza San Marco è il luogo più visitato d’Italia e uno dei più fotografati al mondo. Portare lì un centro d’arte contemporanea che si propone di sfidare le convenzioni è una scelta coraggiosa, quasi provocatoria. Significa accettare che il pubblico sia per definizione eterogeneo — turisti, veneziani, collezionisti, studenti, curiosi — e lavorare con questa eterogeneità come risorsa piuttosto che come limite.
La mostra di Lee Ufan: otto sale per sei decenni
Per la Biennale 2026, SMAC – San Marco Art Center ha accolto nelle sue otto sale — su sedici totali — la grande personale di Lee Ufan prodotta da Dia Art Foundation e curata da Jessica Morgan. La scelta di affidare a Dia la prima grande mostra collaterale della stagione biennale non è casuale: Dia è da decenni uno dei soggetti più rigorosi nel panorama istituzionale internazionale, nota per la sua capacità di sostenere progetti ambiziosi e duraturi senza la mediazione di interpretazioni forzate.

La mostra di Lee Ufan è, da questo punto di vista, il partner ideale per SMAC Venice. Lee è un artista che chiede al visitatore di fermarsi, di guardare a lungo, di ascoltare il silenzio tra una pennellata e l’altra. Non è un’arte di impatto immediato: è un’arte di risonanza. Il ritmo lento e contemplativo che caratterizza il suo lavoro si scontra — in senso produttivo — con la velocità con cui i visitatori di Piazza San Marco sono abituati a muoversi. SMAC – San Marco Art Center scommette che questo scontro generi qualcosa di prezioso.
Le otto sale del percorso espositivo sono organizzate in modo da accompagnare il visitatore attraverso l’intera evoluzione del linguaggio di Lee, dai lavori pionieristici degli anni Sessanta e Settanta — le serie From Point e From Line, con le loro pennellate dense e meditate — fino alle nuove commissioni site-specific create appositamente per gli spazi delle Procuratie. Tra queste, due dipinti murali della serie Response (2021-) — uno sul pavimento, uno sulla parete della sesta sala — e Relatum — Infinity (2026), grande installazione scultorea con lastre d’acciaio lucido e pietre naturali che evoca un giardino interiore.
Lo spazio di SMAC non è solo contenitore ma interlocutore: Lee ha sviluppato le commissioni in dialogo con le caratteristiche architettoniche delle Procuratie e con l’anima di Venezia — la luce lagunare, l’acqua, la stratificazione storica. È questa la differenza tra un’opera site-specific e un’opera semplicemente collocata in uno spazio: la prima non potrebbe esistere altrove, la seconda sì.
Un modello per il futuro
SMAC – San Marco Art Center ha aperto da meno di un anno e già si configura come uno dei soggetti più interessanti nel panorama delle istituzioni artistiche europee. La sua posizione — nel centro simbolico di Venezia, a pochi passi da San Marco — lo rende inevitabilmente visibile. Ma è la sua missione a renderlo potenzialmente rilevante: un luogo che non si accontenta di essere bello o prestigioso, ma che vuole essere utile, nel senso più profondo del termine.
La collaborazione con Dia Art Foundation per la mostra di Lee Ufan è il primo grande banco di prova. Se San Marco Art Centre riesce a trasformare il flusso turistico di Piazza San Marco in un pubblico capace di contemplazione, avrà dimostrato qualcosa di importante: che l’arte contemporanea può trovare casa anche nei luoghi più densamente frequentati del mondo, a patto di avere il coraggio di non scendere a compromessi sulla qualità e sulla profondità.
Il programma futuro di San Marco Art Centre prevede mostre che spazieranno tra arte, design, moda e cinema — una promessa di versatilità che dovrà essere mantenuta con la stessa serietà con cui è stata inaugurata questa prima stagione. Venezia non manca di istituzioni culturali di eccellenza: la Biennale, la Fondazione Pinault, la Fondazione Prada, il Museo Correr. San Marco Art Centre si aggiunge a questo ecosistema con un profilo distinto — più agile, più sperimentale, più aperto alla collaborazione — e con l’ambizione di diventare un punto di riferimento non solo per i visitatori di passaggio, ma per chi l’arte la pensa, la produce e la vive ogni giorno.
La mostra di Lee Ufan è aperta tutti i giorni tranne il martedì, dalle 10:00 alle 18:00, presso le Procuratie, Piazza San Marco 105, Venezia. Informazioni su smacvenice.org.
