Un talento tra due secoli e due mondi artistici
Nel 1612, anno della morte di Federico Barocci, nasceva a Pesaro Simone Cantarini, artista destinato a raccogliere simbolicamente l’eredità culturale di Urbino. La mostra Simone Cantarini. Un giovane maestro tra Pesaro, Bologna e Roma, allestita a Palazzo Ducale dal 22 maggio al 12 ottobre 2025, ripercorre la breve ma intensa parabola creativa di questo protagonista del Seicento, scomparso prematuramente a soli 36 anni in circostanze misteriose.
Curata da Luigi Gallo, Anna Maria Ambrosini Massari e Yuri Primarosa, la rassegna riunisce 56 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, tra cui le Gallerie Corsini e Barberini di Roma, la Pinacoteca di Bologna, la Galleria Borghese, il Prado e la Fondation Bemberg di Tolosa. Una mostra allestita negli spazi della Galleria Nazionale delle Marche, che resterà aperta fino domenica 12 ottobre 2025.
La formazione e l’incontro con Guido Reni
Simone Cantarini si formò a Pesaro con Giovan Giacomo Pandolfi e Claudio Ridolfi, affinando una sensibilità cromatica di matrice veneta. L’ammirazione per Barocci e per il caravaggismo marchigiano, insieme alla consapevolezza che i centri dell’arte fossero ormai Roma e Bologna, lo portarono alla scuola di Guido Reni negli anni Trenta del Seicento.


Il rapporto con Reni, tanto fruttuoso sul piano artistico quanto difficile sul piano personale, si incrinò durante la realizzazione della Trasfigurazione di nostro Signore, commissionata dai Barberini. Dopo un litigio irreparabile, Simone Cantarini lasciò la bottega bolognese.
Tra Roma e Bologna: un linguaggio personale
Negli anni successivi l’artista soggiornò a Roma, dove poté studiare la statuaria antica, Raffaello e il naturalismo post-caravaggesco di Simon Vouet e Valentin de Boulogne. Tornato a Bologna dopo la morte di Reni nel 1642, fondò una bottega e sviluppò una pittura che univa il classicismo del maestro a una grazia terrena e sensuale, destinata a influenzare la pittura del tardo Seicento.
Opere come la Madonna della rosa, l’Amore disarmato dalle ninfe e il Giudizio di Paride testimoniano questa maturità stilistica, segnata da un equilibrio tra idealizzazione e osservazione diretta della natura.
Un percorso tra ritratti, soggetti profani e devozione
La mostra di Urbino è organizzata in tre nuclei tematici: il ritratto, i soggetti profani e il dialogo con i maestri del tempo. Tra i pezzi più significativi figurano il San Girolamo della Galleria Canesso, il San Giuseppe della Galleria Corsini, il San Giovanni Battista della Dulwich Picture Gallery di Londra e la Sacra Famiglia del Prado. Restauri recenti hanno inoltre permesso di approfondire la tecnica pittorica di Cantarini, mettendo in luce il suo tratto naturale e immediato, evidente nei ritratti di Antonio Barberini junior, cardinale legato e nipote di papa Urbano VIII.
Un’eredità interrotta
La carriera di Simone Cantarini si concluse tragicamente a Verona nel 1648. Secondo le cronache, la sua morte fu improvvisa e forse dovuta a un avvelenamento. La sua opera, tuttavia, rimane un ponte tra la tradizione rinascimentale urbinate e le nuove tendenze barocche di Roma e Bologna, e continua a essere oggetto di studi e mostre monografiche.
L’esposizione dedicata a Simone Cantarini si articola in tre grandi nuclei tematici, che permettono di comprendere la ricchezza e la varietà della sua produzione artistica.
Il ritratto – ambito in cui, secondo Carlo Cesare Malvasia (1678), Cantarini era “provisto di una particolar dote”. In mostra troviamo opere come l’Autoritratto (Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Galleria Corsini), il Ritratto di Guido Reni (Bologna, Pinacoteca Nazionale), il Ritratto di Eleonora Albani Tomasi (Pesaro, Collezione Banca Intesa Sanpaolo) e il Ritratto di Antonio Barberini junior (Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini).
I temi profani, che testimoniano la sua versatilità e l’attenzione al gusto del tempo: l’Allegoria della pittura (Repubblica di San Marino, Collezione Cassa di Risparmio), Ercole e Iole (Roma, collezione privata) e il Giudizio di Paride (Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, in deposito presso la Galleria Nazionale delle Marche).
Il dialogo con i maestri del suo tempo, in particolare con Guido Reni, al quale Cantarini fu legato da un rapporto complesso di ammirazione e conflitto. Il percorso espositivo mette a confronto le opere dell’artista con alcuni capolavori che egli stesso emulò: il San Girolamo (Parigi, Galerie Canesso), il Davide e Golia (Urbino, Galleria Nazionale delle Marche, donazione Volponi), il San Giuseppe (Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Galleria Corsini) e il San Giovanni Battista (Londra, Dulwich Picture Gallery).
