Alessandro Filipepi, meglio noto come Sandro Botticelli, nasce a Firenze in borgo Ognissanti nel 1445, ultimo di quattro figli, nato da genitori di modesta condizione sociale specializzati nel conciare pellami. Come sua formazione iniziale Giorgio Vasari ne Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, e scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri afferma che Botticelli sia allievo di un orefice chiamato “Botticello” e da li derivi il nomignolo. La critica ha solitamente respinto questa possibilità non essendoci pervenuta nessuna fonte che cita un orefice con questo appellativo. Con tutta probabilità Sandro avrebbe aiutato il fratello orefice, compiendo un breve tirocinio ed ereditando per sé il soprannome già proprio al fratello. Verso il 1465 entrò nella bottega di Filippo Lippi, considerato all’epoca uno degli artisti migliori di Firenze. Da Filippo Lippi apprese la sinuosa e morbida linea di contorno per la realizzazione delle figure, uno degli elementi caratteristici dello stile di Botticelli. In breve tempo Sandro Botticelli diventò l’artista favorito della famiglia Medici, in particolare di Lorenzo il Magnifico.
L’attività giovanile di Botticelli è caratterizzata da un stile ispirato al suo maestro Filippo Lippi ma via via diventa sempre più personale con la sua caratteristica linea di contorno e del raffinato uso del colore. L’artista in alcuni opere sacre realizza sottili illusioni simboliche e talvolta con riferimenti politici, come nell’Adorazione dei Magi (1475): quasi tutti i protagonisti sono riconoscibili e fanno parte della famiglia dei Medici o della loro ristretta cerchia tra cui lo stesso Botticelli, l’opera celebra la potenza dei signori di Firenze trasformandoli in personaggi biblici.
L’affermazione del neoplatonismo alla corte medicea, con la rivisitazione dell’antichità e un nuovo modello di bellezza idealizzata e spirituale, consentì all’arte dell’epoca di realizzare soggetti mitologici. Lo stesso Botticelli realizzò due dei suoi grandi capolavori la Primavera (1482/3) e la Nascita di Venere (1484/5), opere raffinate e complesse, legate al mito della bellezza, alla poesia di Angelo Poliziano e al pensiero filosofico di Marsilio Ficino.
Nel 1481, a testimonianza del pregio raggiungo dell’artista, Botticelli venne inserito da Lorenzo il Magnifico nel gruppo dei migliori artisti fiorentini da inviare a Roma per realizzare la decorazione della Cappella Sistina in Vaticano, li realizzò: Le prove di Cristo, Le prove di Mosè, La Punizione dei ribelli e la raffigurazione di alcuni papi.

Con la morte di Lorenzo il Magnifico nel 1492 la situazione a Firenze cambiò rapidamente: la cacciata dei Medici, la predicazione del Savonarola e l’instaurazione della repubblica. Sandro Botticelli venne profondamente suggestionato dai sermoni del frate, in concomitanza fu un periodo in cui ebbe difficoltà a reperire committenti a causa anche della concorrenza di artisti come Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarotti e Raffaello Sanzio. Le rare opere dell’ultimo periodo sembrano quasi appartenere ad un altro pittore: abbandonò per sempre i temi mitologici per passare ad una pittura religiosa e mistica, come nella celebre Natività mistica (1500/1) dove il dipinto è fortemente simbolico e lontanissimo dalle sue opere alla corte dei Medici. La prospettiva è sconvolta, le figure sono rigide e innaturali, proporzionate in ordine gerarchico, i colori sono violenti e la linea è spezzata e nervosa. Sandro Botticelli morì all’età di sessantacinque anni da solo nel 1510, il Vasari:
Dicesi ancora che egli amò fuor di modo coloro che egli conobbe studiosi dell’arte, e che guadagnò assai, ma tutto, per aver poco governo e per trascurataggine, mandò male. Finalmente condottosi vecchio e disutile, e camminando con due mazze, perché non si reggeva ritto, si morì, essendo infermo e decrepito, d’anni settantotto.
Le Storie dei Nastagio degli Onesti
Nel 1483, poco dopo il ritorno da Roma, Botticelli si dedica all’illustrazione di una delle novelle di Giovanni Boccaccio: Nastagio degli Onesti (Decameron,V, 8). La commissione per le quattro tavole raffiguranti la novella, dipinte a tempera, gli vengono con molta probabilità commissionate da Lorenzo il Magnifico per il matrimonio tra Giannozzo Pucci e Lucrezia Bini. La trama della novella tipicamente intessuta di elementi soprannaturali dà modo a Botticelli e alla sua bottega di unire vivacità narrativa e sospensioni fantastiche. La novella si apre con Nastagio (tavola 1) che vaga addolorato nella pineta di Ravenna, è stato respinto dalla figlia di Paolo Traversari, che ama. Improvvisamente appare una donna inseguita da un cavaliere e dai suoi cani, che la azzannano nonostante Nastagio cerchi di difenderla. Nastagio vede che il cavaliere strappa il cuore della ragazza e lo dà in pasto ai cani (tavola 2), ma la donna resuscita e si riprende l’inseguimento. Il cavaliere è Guido, un avo di Nastagio, che si uccise per essere stato respinto dalla donna amata. La punizione divina costringeva lui e la donna a riapparire nello stesso luogo per tutti gli anni in cui la ragazza derise l’amore di Guido. Nastagio fa imbandire (tavola 3) un bacchetto nel luogo dell’apparizione e invita la famiglia Traversari con la figlia. Gli ospiti inorridiscono dell’apparizione e impaurita la figlia di Paolo accetta le nozze con Nastagio. La quarta tavola raffigura il banchetto nuziale, un particolare da osservare è che gli invitati mangiano con le forchette, abitudine rarissima per l’epoca.

