Quando la luce diventa scultura: Simone Mannino presenta a Palermo il Secondo Capitolo di Corpus Imaginum, un progetto che trasforma pittura, materia e luce in un’esperienza poetica e sensoriale unica, dove la scultura e la pittura dialogano in uno spazio di assoluta contemporaneità. In anteprima il 20 novembre 2025 all’Ex Oratorio, sede dell’Atelier Nostra Signora, sarà svelata una scultura in vetro di Murano di 160 kg, realizzata in collaborazione con la storica fornace Berengo Studio, laboratorio internazionale fondato da Adriano Berengo, noto per aver portato il vetro d’arte nel linguaggio contemporaneo attraverso collaborazioni con artisti di fama mondiale come Anish Kapoor, Ai Weiwei, Tony Cragg, Jan Fabre e Laure Prouvost e con il progetto Glasstress, che ha ridefinito il vetro come medium concettuale e scultoreo. L’opera nasce da oltre un anno di ricerca condivisa con i maestri vetrai di Murano ed è il frutto di una sfida tecnica e poetica, unendo dimensione, trasparenza e intensità luminosa in un percorso che supera i limiti tradizionali della materia, trasformando il vetro in un gesto visivo e concettuale di forte impatto emotivo.
Questo secondo capitolo segna un passaggio dalla superficie pittorica alla tridimensionalità, evolvendo il progetto originale Corpus Imaginum – Le pitture nere, ispirato ai toni cupi e drammatici di Goya, verso una dimensione di luce e trasparenza che invita il visitatore a un’esperienza immersiva e riflessiva. Attraverso la combinazione di pittura, scultura e luce, Simone Mannino costruisce un itinerario alchemico che conduce dall’oscurità delle pitture nere alla rinascita luminosa della scultura in vetro, trasformando ombra, colore e riflesso in linguaggio contemporaneo e multidisciplinare, capace di dialogare con la storia, la tradizione e la contemporaneità.

La mostra, prorogata fino al 20 dicembre 2025, consolida il profilo internazionale dell’Atelier Nostra Signora, trasformando l’Ex Oratorio in un vero e proprio laboratorio di creazione, ricerca e formazione artistica. Lo spazio diventa così un atelier permanente, aperto a cittadini, artisti, studenti e operatori culturali, dove la produzione artistica dialoga con la città e con il territorio mediterraneo, offrendo residenze artistiche e progetti internazionali che coinvolgono Palermo, Istanbul, Berlino, Parigi, Tunisi e altre città, favorendo scambi culturali e processi di co-creazione.
Simone Mannino, nato a Palermo nel 1981, è pittore, scultore, scenografo e regista teatrale, con una carriera internazionale che lo vede operare tra Italia, Francia e Tunisia. La sua ricerca interdisciplinare unisce arte visiva e performativa, trasformando la materia, il corpo e la luce in gesti poetici e riflessione spirituale. Ogni sua opera nasce come esperienza totale, dove estetica, emozione e concetto si fondono in un linguaggio unico, capace di ridefinire i confini percettivi e simbolici dell’immagine. La collaborazione con Berengo Studio permette a Simone Mannino di esplorare nuove possibilità espressive del vetro, un materiale complesso che diventa medium concettuale e poetico, in grado di incarnare luce, movimento e profondità emotiva.
Adriano Berengo, fondatore dello storico laboratorio di Murano, sottolinea come la multidisciplinarità e il coraggio artistico di Simone Mannino abbiano trovato nel vetro un dialogo stimolante e innovativo, capace di superare i preconcetti e offrire nuove interpretazioni di un materiale tradizionale. La sinergia tra artista e fornace rappresenta così un incontro tra esperienza, sperimentazione e visione contemporanea, con un risultato che sfida le regole della materia e apre nuovi orizzonti per l’arte del vetro.

L’evento e la mostra rappresentano un’occasione unica per scoprire come la luce possa diventare materia e come il vetro di Murano possa dialogare con l’arte contemporanea in maniera poetica e innovativa, trasformando l’Ex Oratorio in un luogo vivo di creazione, sperimentazione e fruizione artistica, dove ogni visitatore può immergersi in un percorso di luce, trasparenze e riflessi che trasforma lo spazio e la percezione stessa dell’opera d’arte.
