Pietro Rotari nacque a Verona il 30 settembre 1707, in una famiglia agiata che gli permise di intraprendere una formazione artistica approfondita. Tra il 1725 e il 1729 si trasferì a Roma, dove studiò presso la scuola di Francesco Trevisani, approfondendo il linguaggio del Barocco romano e acquisendo competenze nel ritratto e nella pittura religiosa. Rimase nella città eterna fino al 1732, anno in cui si spostò a Napoli per lavorare con Francesco Solimena, uno dei massimi esponenti del Barocco napoletano.
Tornato a Verona, Rotari aprì una propria bottega, resa possibile non solo dalla posizione agiata della famiglia ma anche dal fatto di essere il figlio primogenito. Qui iniziò a ricevere le prime commissioni locali e a consolidare il proprio stile personale. Alla morte del padre, Rotari iniziò a viaggiare per le capitali europee in cerca di incarichi prestigiosi, visitando città come Vienna e Dresda. A Dresda lavorò presso la corte sassone, guadagnandosi fama e contatti che lo portarono, poco dopo, alla corte di San Pietroburgo su invito dell’imperatrice Elisabetta di Russia.

Alla corte russa, Rotari divenne il pittore ufficiale dell’impero. Inizialmente realizzò opere di tema mitologico e ritratti di personaggi illustri, ma la sua vera fama nacque dai piccoli ritratti femminili, opere che ben presto diventarono una moda nelle corti europee. Questi ritratti si caratterizzano per l’uso raffinato della tavolozza: tonalità di grigi, marroni tenui, verde oliva, rosa e neri, con il bianco riservato a lumeggiature, merletti e perle. I soggetti erano le più belle fanciulle russe, dalle nobili alle contadine, dalle livoniane alle celeberrime circasse, ritratte in varie pose espressive: sorridenti, civettuole, annoiate o piangenti, sempre a mezzo busto su sfondi essenziali, con un’attenzione particolare alla resa psicologica.
Alla morte di Elisabetta, Rotari continuò a godere della stima anche del successore Pietro III, il quale fu poi assassinato dalla consorte, futura Caterina II. Poco dopo, nel 1762, Rotari morì a San Pietroburgo, lasciando gran parte delle sue opere alla nuova imperatrice. Caterina II le acquistò per 17.000 rubli e le collocò nella reggia di Peterhof, dove si trovano tuttora.

Rotari è ricordato come ritrattista, pittore di soggetti sacri e incisore. La sua produzione testimonia il fascino e l’influenza dell’arte italiana in Europa, unendo tecnica raffinata e sensibilità psicologica nella rappresentazione dei volti. Una lapide nella villa dei conti Rotari ad Avesa, ora proprietà della famiglia Cartolari, celebra il pittore con queste parole:
Qui nella pace della villa paterna temprava l’ingegno e la mano a opere leggiadre il pittore conte Pietro Rotari che in patria, in Germania ed in Russia mantenne la gloria dell’arte italiana. Nato in Verona ai 4 ottobre 1707 – morto alla corte imperiale di Pietroburgo ai 31 agosto 1762.
L’eredità di Rotari rimane viva nella sua capacità di fondere eleganza, intimità e grazia, offrendo uno sguardo privilegiato sulle corti europee del Settecento e sulle bellezze femminili immortalate dalla sua mano.
