La Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini di Ascoli Piceno presenta, dal 13 dicembre 2025 al 15 marzo 2026, L’anno del Serpente, la nuova mostra personale di Paola Angelini, vincitrice della quinta edizione del Premio Osvaldo Licini by Fainplast, il riconoscimento dedicato alla pittura italiana contemporanea che valorizza le ricerche più innovative del panorama attuale. La personale, curata da Alessandro Zechini, nasce da un momento biografico cruciale dell’artista: la perdita del padre, figura centrale e guida costante nel suo percorso pittorico. A lui è dedicata l’intera esposizione, che diventa il luogo in cui misurarsi con l’assenza, riconoscerne il peso e trasformarla in un nuovo punto di partenza.
Il titolo riprende Year of the Snake, brano degli Arcade Fire ascoltato dall’artista quasi come un rituale quotidiano in studio. Un ritmo che accompagna un anno di trasformazioni profonde, in cui la pittura si fa spazio di attraversamento e di rinascita. Angelini non cerca un ordine definitivo: costruisce la mostra come un corpo pittorico stratificato, attraversato da simboli ricorrenti – teste, lune, angeli, figure – che ritornano come ritornelli di una memoria che non smette di muoversi.

L’esposizione si articola in tre strati, una struttura che rimanda alla costruzione stessa del dipinto. L’imprimitura è il livello dei legami affettivi e delle radici artistiche, dove simbolo e ritratto si sovrappongono. Opere come What is Orange? Why, an Orange, just an Orange! si comportano come macchine del tempo, riportando alla luce immagini familiari sospese in una dimensione di ascolto e rivelazione. In questo spazio, i ritratti dell’artista dialogano con due storici ritratti di Nanny, figura chiave nell’immaginario di Licini, creando una trama di sguardi incrociati tra passato e presente.
Il secondo strato, il bozzetto, è il luogo della sperimentazione. Qui Angelini accetta un controllo solo parziale e lascia che il dipinto si espanda nello spazio, come nell’opera Dove andiamo?, che si estende sull’intera parete trasformandosi in un paesaggio mentale in cui astrazione e figurazione si inseguono. Disegni realizzati in situ aggiungono un livello di gestualità immediata, fragilissima, come se il segno a carboncino conservasse il movimento delle braccia che l’hanno tracciato. In questo ambiente compare anche un piccolo teschio della miniatrice seicentesca Giovanna Garzoni, un memento mori che dialoga con la grande tela di Angelini, introducendo la consapevolezza della fine come parte integrante del processo di trasformazione.
La terza sezione, la finitura, accoglie cinque grandi dipinti autoportanti: sono corpi verticali, densi e irregolari, che restituiscono la complessità delle stratificazioni affrontate dall’artista. Ogni superficie è attraversata da sovrapposizioni di colori, linee e grafismi che alternano bagliori luminosi e presenze lunari. La luna, insieme agli angeli e alle fratture della materia, ritorna come guida e compagna di viaggio, simbolo di una tensione costante tra desiderio di elevazione e peso della realtà. In uno dei dipinti, un volto vigile emerge tra altri dagli occhi chiusi, mentre un angelo in volo sembra trattenere una testa che la natura segue come una scia; in basso, una zattera raccoglie il volto di Leopardi, richiamo diretto a Licini ma anche compagno poetico dell’artista.

Nel suo insieme, L’anno del Serpente costruisce un percorso che è allo stesso tempo intimo e universale. La stratificazione dell’immagine diventa la metafora di un cammino nell’assenza, un modo per abitare la memoria senza smettere di avanzare. Non c’è volontà di accumulo, ma il gesto di chi cerca una nuova forma dentro la frattura. Così, tra smarrimenti e ripartenze, la pittura di Paola Angelini offre allo spettatore una passeggiata non lineare, un campo aperto in cui la fragilità e la forza trovano finalmente un punto di contatto. È qui che la luce della luna — compagna costante del percorso — rivela la possibilità di rinascere proprio dentro ciò che manca.
