Palazzo Bentivoglio torna ad aprire le porte del suo giardino per l’estate 2026, confermando la vocazione che negli ultimi anni ha trasformato questo spazio in un palcoscenico per l’arte contemporanea internazionale — dopo i progetti dedicati a John Giorno e Ugo Rondinone nel 2023, la performance robotica di Riccardo Benassi nel 2024 e la proiezione di Giorgio Andreotta Calò nel 2025. Quest’anno la commissione va a Mario García Torres, artista messicano tra le voci più originali della scena globale, che ha concepito un lavoro pensato specificamente per il luogo.
I Have Imagined Things Only True Believers Can See nasce da una riflessione prolungata attorno a un’opera tarda di Alighiero Boetti: Autoritratto (mi fuma il cervello) del 1993, un bronzo a dimensioni naturali in cui l’artista si ritrae mentre regge sopra la testa un tubo da giardino. Dal tubo sgorga acqua che, grazie a un sistema riscaldante incorporato nella scultura, si converte in vapore — un piccolo miracolo alchemico, sospeso tra il quotidiano e il simbolico.
García Torres isola quel tubo, lo sottrae alla figura che lo sorreggeva e lo lascia libero nello spazio. Il risultato è un’installazione in rame patinato: una canna da irrigazione esageratamente aggrovigliata, lunga più di sessanta metri, che serpeggia attraverso un’aiuola e riversa il suo getto d’acqua su una piastra incandescente, generando vapore. La figura di Boetti scompare, ma il suo gesto sopravvive — e si moltiplica, si espande, si autonomizza.
«L’opera crea un cortocircuito fra la godibilità immediata di una forma armoniosa e il contenuto concettuale, di rilettura critica, che è intrinseco nel riferimento a Boetti», spiega Tommaso Pasquali, direttore di Palazzo Bentivoglio. «È il più monumentale di una serie di lavori di García Torres che fanno riferimento al famoso Autoritratto del 1993, e l’unico che realizza quello stesso passaggio di stato dell’acqua».
Non è la prima volta che García Torres si confronta con la mitologia boettiana: il lungo lavoro dell’artista sull’eredità di Boetti e del suo leggendario One Hotel a Kabul rappresenta uno dei casi più riusciti di come un artista contemporaneo possa dialogare con l’arte concettuale senza citarla pedissequamente, ma reinterpretandone lo spirito con sguardo obliquo e ironia sottile. Qui il gesto originario viene spinto alle estreme conseguenze: il tubo sembra emanciparsi dal proprio autore, acquistare vita propria, cercare ancora quella tensione creativa che Boetti aveva immaginato — e che García Torres immagina di nuovo, a modo suo.
La presentazione al pubblico sarà accompagnata, il 10 giugno alle 21.30, dalla performance Five Feet High and Rising: una conferenza-dj set già presentata alla Sharjah Biennial nel 2017 e al C3A di Cordoba nel 2022, che ripercorre una storia culturale dei fiumi come luoghi di incontro tra civiltà e soggettività diverse — ideale prima attivazione di un’opera che ha nell’acqua il suo elemento costitutivo.
I Have Imagined Things Only True Believers Can See sarà visibile dal 10 al 27 giugno, dal mercoledì al sabato dalle 20 alle 23, nel giardino di Palazzo Bentivoglio in via del Borgo di San Pietro 1C, Bologna. Il press preview è fissato per venerdì 5 giugno alle 11.30.
