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    Home»Barocco»Ovidio trasforma Roma: alla Galleria Borghese la grande mostra che racconta il mito della metamorfosi
    Tiziano, Amor sacro e amor profano, Galleria Borghese, ph. Mauro Coen, ©Galleria Borghese
    Tiziano, Amor sacro e amor profano, Galleria Borghese, ph. Mauro Coen, ©Galleria Borghese
    Barocco

    Ovidio trasforma Roma: alla Galleria Borghese la grande mostra che racconta il mito della metamorfosi

    RedazioneBy RedazioneMaggio 26, 2026Updated:Maggio 26, 2026Nessun commento4 Mins Read
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    Quando il cardinale Scipione Borghese fece costruire il Casino nobile fuori Porta Pinciana, non stava semplicemente edificando una villa di rappresentanza. Stava costruendo un sistema di significati, un dispositivo culturale in cui architettura, scultura e mito si intrecciavano in un racconto coerente. E quel racconto era, profondamente, ovidiano.

    Non è un caso, dunque, che la Galleria Borghese sia la sede ideale per ospitare Metamorfosi. Ovidio e le arti, la grande mostra curata da Francesca Cappelletti e Frits Scholten, nata dalla collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam — dove il progetto ha già debuttato nella sua prima tappa — e ora pronta ad approdare a Roma in una configurazione autonoma e originale, aperta al pubblico dal 23 giugno al 20 settembre 2026.

    copia da Leonardo da Vinci, Leda, Galleria Borghese, Roma © Galleria Borghese
    copia da Leonardo da Vinci, Leda, Galleria Borghese, Roma © Galleria Borghese

    Una mostra, due sedi, un solo poema

    Il progetto espositivo nasce da un dialogo scientifico condiviso tra due delle istituzioni museali più importanti d’Europa. Se Amsterdam ha presentato la propria versione della mostra, Roma non ne è la semplice replica: la tappa alla Galleria Borghese si configura come un percorso indipendente, pensato in relazione agli spazi e alle opere permanenti della collezione, con un allestimento che trasforma le sale del Casino in un palcoscenico mitologico.

    Al centro di tutto, le Metamorfosi di Ovidio — uno dei testi fondativi dell’immaginario occidentale, scritto tra il 2 e l’8 d.C. e mai davvero tramontato. Il poema, che raccoglie oltre 250 miti legati al tema della trasformazione, ha alimentato per secoli l’arte europea, offrendo agli artisti un repertorio pressoché inesauribile di immagini, conflitti, passioni e possibilità narrative.

    Cosa racconta la mostra

    Il percorso espositivo esplora la metamorfosi non come semplice espediente narrativo, ma come principio generativo: una chiave di lettura del cosmo, della materia e della condizione umana. Dei, mortali e natura vi condividono un destino comune — quello della trasformazione continua — e i grandi temi ovidiani si dispiegano sala dopo sala: l’Amore nelle sue forme più oscure e luminose, l’Aldilà, la creazione del mondo, la violenza e la redenzione.

    Manetti Rutilio, Andromeda liberata da Perseo, Galleria Borghese, Roma © Galleria Borghese
    Manetti Rutilio, Andromeda liberata da Perseo, Galleria Borghese, Roma © Galleria Borghese

    La mostra indaga anche il fenomeno dell’Ovide moralisé, la riscrittura medievale del poema che ha profondamente influenzato le rappresentazioni dei miti in epoca rinascimentale, restituendo alla vicenda della fortuna di Ovidio tutta la sua complessità storica e culturale.

    Gli artisti in mostra

    Sono oltre 80 le opere esposte, provenienti da importanti istituzioni internazionali. Il percorso abbraccia sette secoli di arte europea: dai grandi maestri del Rinascimento e del Barocco — Correggio, Michelangelo, Tiziano, Rubens, Poussin — fino ad artisti di epoche più vicine a noi come Jean-Léon Gérôme, Auguste Rodin e Constantin Brancusi.

    Cuore pulsante della mostra restano le sculture di Gian Lorenzo Bernini già appartenenti alla collezione permanente, in primis l’Apollo e Dafne e il Plutone e Proserpina: due capolavori assoluti del Barocco che sembrano congelare nell’istante della trasformazione l’intera tensione del poema ovidiano, e che qui dialogano con le opere ospiti in un confronto di straordinaria intensità.

    Un luogo intrinsecamente ovidiano

    La scelta della Galleria Borghese non è solo una questione di prestigio. Nel Settecento, i restauri voluti da Marcantonio IV Borghese e affidati ad Antonio Asprucci avevano già riorganizzato gli spazi ponendo le sculture al centro delle sale e integrandole in un apparato decorativo esplicitamente ispirato alle Metamorfosi. La presenza di Ovidio in questo luogo, dunque, non è una sovrapposizione ma una radice: strutturale e pervasiva, come ricorda il comunicato della Galleria.

    Statua di Narciso, frammento, Galleria Borghese, Roma © Galleria Borghese
    Statua di Narciso, frammento, Galleria Borghese, Roma © Galleria Borghese

    Visitare la mostra significa, allora, muoversi in uno spazio che è già esso stesso una metamorfosi — un luogo in cui ogni intervento architettonico e decorativo ha risposto, nei secoli, alla stessa domanda: cosa succede quando una forma si trasforma in un’altra?

    Il catalogo

    Prodotto in collaborazione con il Rijksmuseum, il catalogo della mostra — disponibile in italiano, inglese e olandese — presenta tutte le opere esposte nelle due sedi e include saggi di studiosi italiani e olandesi. Il progetto grafico è affidato a Irma Boom, tra le designer editoriali più celebrate a livello internazionale.

    La mostra è realizzata con il sostegno di Intesa Sanpaolo – Gallerie d’Italia e Webuild S.p.A.


    Metamorfosi. Ovidio e le arti Galleria Borghese, Roma 23 giugno – 20 settembre 2026 A cura di Francesca Cappelletti e Frits Scholten

    Lazio
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