Abbiamo avuto il piacere di intervistare Eleonora Crippa, artista contemporanea originaria di Sirmione, le cui opere esplorano fragilità e rinascita attraverso specchi e vetri frammentati. Con un percorso che spazia dalla pittura alla scultura fino alla fotografia, Eleonora ha sviluppato un linguaggio visivo unico, capace di trasformare il frammento in armonia. In questa intervista ci racconta il suo lavoro, le ispirazioni dietro le sue installazioni e il significato profondo della sua ricerca artistica.
Il tuo lavoro interviene su icone già consolidate della storia dell’arte. Cosa ti interessa maggiormente in questo dialogo con immagini che appartengono alla memoria collettiva?
Le icone mi attraggono perché oggi le vedo come immagini svuotate, consumate dalla ripetizione e dalla strumentalizzazione. Intervenendo con lo specchio rotto cerco di riaprirle, di restituire loro una voce attraverso la frattura. Ed è in quel riflesso spezzato condiviso tra l’icona e chi la guarda che l’immagine torna davvero a respirare.
La frattura è un gesto forte, carico di significato. Per te rappresenta più un atto di rottura o un atto di rivelazione?
Per me la frattura non è solo un atto di rottura, è soprattutto un atto di rinascita. Può sembrare distruttivo, ma da ciò che è spezzato può nascere qualcosa di straordinario e unico. Ogni frammento diventa parte di una nuova composizione, così come nella vita ogni difficoltà o caduta può aprire la strada a nuove possibilità. Rompere significa avere il coraggio di lasciar andare ciò che non serve più e ricostruirsi, riscoprendo la propria luce. È un gesto che celebra la forza di trasformare ciò che è fragile in bellezza, ciò che è rotto in arte, e in un certo senso ciò che è ferito in una nuova vita.
Lo specchio infranto è un simbolo ampiamente usato nella cultura visiva contemporanea. In che modo cerchi di mantenerlo vivo e personale all’interno della tua ricerca?
Lo specchio infranto è un simbolo potente, ma il mio approccio vuole renderlo personale e vivo. Non mi limito a riprodurre la rottura, ma fondo i frammenti di specchio con i miei dipinti in acrilico, creando un dialogo tra superficie riflettente e colore, tra frammentazione e forma. In questo modo, dipinto e specchio diventano un’unica realtà, dove luce, colore e frammenti raccontano insieme storie di trasformazione. Lo specchio infranto smette così di essere solo un simbolo condiviso e diventa metafora della vita e della capacità di trasformare ciò che è rotto in qualcosa di straordinario.
Quando ricomponi i frammenti di un’icona, stai più ricostruendo l’immagine o stai costruendo qualcosa di completamente nuovo?
Non mi limito a ricostruire l’immagine originale, al massimo ne rievoco l’icona, ma in realtà sto costruendo qualcosa di completamente nuovo. I frammenti conservano tracce del passato, ma il modo in cui li fondo e li integro con i miei dipinti li trasforma in un’opera unica. Le icone con il volto ricoperto di specchi rotti, ad esempio, riflettono ciò che è stato strumentalizzato nel mondo consumistico: ogni opera cerca di restituire valore e dignità a immagini spesso banalizzate. È un dialogo tra memoria e innovazione, tra ciò che era e ciò che può diventare. Ogni icona diventa un ponte tra storia e creatività personale, un’opportunità per dare nuova vita a ciò che è spezzato.
Come scegli le icone con cui lavorare? Esiste un criterio emotivo, storico o formale che guida questa selezione?
La scelta nasce da un intreccio di emozione, storia e forma. Mi lascio attrarre da immagini che hanno forza simbolica, memoria e significati profondi, ma anche da dettagli estetici che dialogano con colore, luce e frammentazione. Non seguo un criterio rigido: è un processo intuitivo guidato dalla sensazione che quell’icona possa trasformarsi attraverso il mio gesto artistico. In questo senso, ogni scelta è anche un atto emotivo: scelgo ciò che mi parla, mi sfida e permette di esplorare la vita e la bellezza nascosta nella fragilità.

100×80
Acrilico su pannello e mosaico di specchi

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Acrilico su pannello e mosaico di specchi

Acrilico su pannello e mosaico di specchi
100×80
Il tuo linguaggio visivo è immediato e molto d’impatto. Qual è la sfida più delicata nel lavorare con uno strumento così potente, e come ti assicuri che la frattura non diventi solo un effetto estetico?
La sfida è andare oltre l’impatto visivo e evitare che la frattura sia solo un effetto estetico. Il rischio sarebbe fermarsi alla superficie, senza trasmettere il senso di trasformazione, rinascita o riflessione che cerco di comunicare. Per questo fondo i pezzi di specchio con i miei dipinti in acrilico, così ogni frattura ha un significato e diventa parte di un racconto più grande. Ogni opera parla di coraggio, trasformazione e bellezza che nasce da ciò che è rotto: la frattura diventa un atto di rivelazione.
Quanto peso dai, nel tuo lavoro, alla dimensione estetica rispetto a quella concettuale?
Estetica e concetto sono strettamente intrecciati: l’impatto visivo cattura l’attenzione, ma non può esistere senza il significato sottostante. Cerco di creare opere in cui bellezza e forza dell’immagine portino lo spettatore a una riflessione profonda. La frattura, il colore, la luce: tutto ha uno scopo emotivo e concettuale. Vorrei che chi osserva resti prima colpito dall’impatto visivo, ma poi scopra la storia, le emozioni e il senso di trasformazione che ogni frammento racconta. L’estetica è il veicolo, il concetto è la meta.
