Il Museo Bailo di Treviso ospita la mostra dedicata a Nino Springolo (1886–1975), una delle figure più appartate ma significative dell’arte veneta del primo Novecento. Promossa e realizzata dai Musei Civici del Comune di Treviso, con il patrocinio della Provincia di Treviso e il sostegno della Camera di Commercio Treviso – Belluno Dolomiti e di Generali Italia attraverso il programma Valore Cultura, l’esposizione rappresenta un’importante occasione di riscoperta critica, a cinquant’anni dalla morte e a 140 anni dalla nascita dell’artista.

Il progetto espositivo restituisce la complessità di un autore indipendente, distante dalle logiche delle avanguardie e dalle adesioni programmatiche, ma profondamente immerso nei fermenti culturali europei del suo tempo. Springolo si distingue per una rigorosa “onestà artistica”, che lo porta a rielaborare influenze diverse – dal postimpressionismo al divisionismo, fino alla lezione di Cézanne e allo studio degli antichi – senza mai aderire completamente a un linguaggio definito. Il suo percorso pittorico si configura come una ricerca interiore costante, guidata da un’esigenza di autenticità e da un rapporto intimo con l’osservazione del reale.
La mostra si sviluppa attraverso circa cento opere provenienti da collezioni pubbliche e private, offrendo una lettura articolata e approfondita della sua produzione. Il percorso unisce un impianto storico-filologico a una scansione tematica che permette di cogliere l’evoluzione della sua poetica. I paesaggi costituiscono il nucleo più ampio e rappresentativo: dai primi esperimenti divisionisti degli anni Dieci ai pastelli realizzati a Onè di Fonte tra il 1919 e il 1925, fino ai grandi lavori maturi degli anni Cinquanta, la natura emerge come spazio privilegiato di riflessione e costruzione formale. I corsi d’acqua, la laguna e i territori del trevigiano diventano così luoghi di meditazione visiva, in cui si avverte l’assimilazione personale della lezione cézanniana e l’approdo a un naturalismo moderno, solido e razionale.

Accanto al paesaggio, il ritratto riveste un ruolo centrale, sebbene meno noto. In queste opere Springolo sviluppa una ricerca attenta al disegno e alla struttura della figura, come dimostrano gli studi preparatori che evidenziano la centralità della linea. Lontano da ogni retorica, il suo sguardo si concentra sulla dimensione quotidiana e affettiva, restituendo con delicatezza i volti della famiglia e della comunità locale. Le nature morte, spesso costruite con oggetti domestici, testimoniano invece una riflessione sofisticata sul colore e sulla luce, in particolare sul tema delle “ombre colorate”, in un equilibrio originale tra tradizione francese e sensibilità veneta.
Il percorso del Museo Bailo si conclude con la sezione “I due compagni”, che prende il titolo dal romanzo di Giovanni Comisso e approfondisce i rapporti con Gino Rossi e Arturo Martini, protagonisti dell’avanguardia veneta. In questo contesto, Springolo emerge come figura autonoma, capace di dialogare con i suoi contemporanei senza perdere la propria identità. Le relazioni con altri esponenti della scena culturale trevigiana, tra cui Luigi Serena, Luigi Coletti e Gino Scarpa, contribuiscono a delineare un ambiente vivace e articolato, all’interno del quale l’artista costruisce il proprio percorso.
La proverbiale lentezza esecutiva, spesso ricordata dai contemporanei, diventa parte integrante del suo metodo: una pratica fondata sulla concentrazione e sul lavoro continuo, lontana da ogni logica produttiva. “Ho prodotto poco perché ho sempre lavorato tanto”, affermava lo stesso Springolo, sintetizzando una visione dell’arte come ricerca rigorosa e meditata.
La mostra del Museo Bailo restituisce dunque il profilo di un artista schivo ma centrale, capace di attraversare il Novecento con uno sguardo personale e coerente. Un’occasione per riscoprire una pittura silenziosa ma intensa, che continua a parlare al presente attraverso il valore della misura, dell’osservazione e della profondità interiore.
