Un passato ricco di storie
Fondato agli inizi del Trecento come monastero benedettino, Sant’Orsola divenne poi convento francescano. Qui, dal 1539, visse gli ultimi anni Monna Lisa Gherardini, la donna che Leonardo da Vinci rese immortale con la Gioconda. Sepolta nel complesso nel 1542, la sua presenza ha contribuito a rendere questo luogo ancora più affascinante. Con il passare dei secoli, Sant’Orsola ha cambiato più volte volto: manifattura di tabacchi nell’Ottocento, centro di accoglienza per rifugiati nel Dopoguerra, fino a essere acquistato dalla Guardia di Finanza negli anni ’80. Da allora, però, i lavori si sono fermati e l’edificio è rimasto abbandonato, segnato da cemento e degrado.
La rinascita: dal cantiere al museo
Nel 2020, un bando della Città Metropolitana di Firenze ha dato il via a un nuovo futuro per Sant’Orsola. A vincerlo è stato il gruppo francese Artea, che ha immaginato un progetto di rigenerazione urbana in grado di intrecciare arte, artigianato, formazione e socialità. Il nuovo polo comprenderà non solo spazi museali ed espositivi, ma anche botteghe, atelier per artisti, una scuola, caffè, ristorante e cortili pubblici: un luogo aperto, vivo, destinato a ridare al quartiere uno spazio di incontro e condivisione.
Mostre prefigurative: l’arte che anticipa il futuro
In attesa dell’apertura ufficiale, il futuro museo ha già iniziato a pulsare di vita grazie a una serie di mostre temporanee ospitate durante il cantiere. Dal 2023, artisti contemporanei sono stati invitati a realizzare opere site-specific che dialogano con la memoria del luogo. La prima mostra, Oltre le mura di Sant’Orsola, nel 2023, ha visto protagonisti lo street artist Alberto Ruce e la pittrice Sophia Kisielewska-Dunbar, con lavori ispirati alle donne che abitarono il convento. Nel 2024, con Rivelazioni, gli spazi si sono trasformati grazie alle installazioni in cera di Juliette Minchin e ai disegni di Marta Roberti, capaci di evocare in chiave onirica il passato del complesso. Nel 2025, nuove residenze artistiche hanno portato al lavoro figure come Flora Moscovici, Elise Peroi e Shubha Taparia, che hanno lasciato tracce effimere ma preziose di questa fase di transizione.

Queste esposizioni presso il Museo Sant’Orsola non sono semplici eventi temporanei: rappresentano un ponte tra passato e futuro, un modo per far riappropriare i cittadini di uno spazio rimasto a lungo chiuso e misterioso.
Museo Sant’Orsola: memoria e contemporaneità
La missione del nuovo Museo Sant’Orsola è chiara: unire eredità storica e creatività contemporanea. Il percorso permanente presenterà testimonianze antiche accanto a opere d’arte del XXI secolo, in un dialogo capace di illuminare il presente e immaginare un futuro più sostenibile. A guidare il progetto c’è la Fondazione Artea Storia, creata per sostenere la creazione artistica attraverso commissioni, mostre e residenze.
Un futuro aperto alla città
Con l’apertura nel 2026, Firenze potrà finalmente riabbracciare un luogo rimasto in silenzio troppo a lungo. Sant’Orsola tornerà a essere non solo un museo, ma un laboratorio di idee, arte e comunità, dove passato e futuro si incontrano tra le mura di uno degli edifici più affascinanti e misteriosi della città.
