Dal 14 febbraio al 30 agosto 2026, il mudaC | museo delle arti di Carrara accoglie la personale dello scultore armeno Mikayel Ohanjanyan (Yerevan, 1976), intitolata Legami: Ties That Bind. La mostra, a cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian (Atamian Hovsepian Curatorial Practice, New York), si inserisce in un dialogo profondo tra artista, istituzione e territorio, rafforzando il rapporto già esistente tra Carrara e Yerevan, città gemellate e accomunate da una forte tradizione culturale e materiale.
Il progetto espositivo ruota attorno a cinque sculture in marmo statuario bianco, concepite come un’unica installazione monumentale pensata specificamente per gli spazi del museo. Non si tratta di opere isolate, ma di parti di un organismo scultoreo unitario che riflette sui temi centrali della ricerca recente di Ohanjanyan: connessione, memoria storica, resilienza e identità. Il marmo, materia simbolo di Carrara, diventa qui non solo mezzo espressivo, ma vero e proprio campo di tensione concettuale.
L’esposizione è promossa dal Comune di Carrara e prodotta dal mudaC di Carrara, con il contributo ad artist dell’AGBU – Armenian General Benevolent Union e di Patrick Bahadourian, oltre alla sponsorizzazione tecnica di Kooling e Tenax SpA. Questa collaborazione sottolinea il carattere internazionale del progetto e la sua rilevanza nel panorama della scultura contemporanea.
I curatori Atamian e Hovsepian evidenziano come il linguaggio di Ohanjanyan, formatosi tra Armenia e Italia, sia “profondamente radicato e al tempo stesso universale”. La scelta di Carrara non è casuale: la città, che ospita il nuovo studio dell’artista, rappresenta un luogo simbolico in cui tradizione scultorea e ricerca contemporanea si incontrano, accanto a figure di riferimento come Jannis Kounellis, Lynn Chadwick e David Tremlett.

Al centro della mostra al mudaC di Carrara c’è il concetto di “legame” — inteso sia come vincolo fisico sia come relazione esistenziale. Per Ohanjanyan, l’umanità è parte di una rete complessa che connette individui, natura, storia e tempo. In un presente segnato da divisioni e conflitti, il legame diventa un valore primario, fragile ma necessario.
Le cinque sculture che compongono l’installazione Legami: Ties that Bind presentano due blocchi informi di marmo tenuti insieme da cavi in acciaio inox. I cavi incidono profondamente la superficie della pietra, creando una tensione visibile tra forze opposte: peso e leggerezza, rigidità e flessibilità, separazione e unione. Le forme non si armonizzano completamente; restano incomplete, a tratti incompatibili, ma proprio questa imperfezione rende il gesto del legare insieme un atto carico di significato.
La tensione fisica tra marmo e acciaio allude a una tensione più ampia: quella tra memoria e presente, tra perdita e ricostruzione. L’atto di unire ciò che è separato diventa una metafora utopica, ma necessaria, per confrontarsi con il mondo contemporaneo e immaginare forme di coesistenza futura.
Dal punto di vista visivo, le opere suggeriscono una riconciliazione silenziosa tra forze contrastanti. La monumentalità del marmo dialoga con la sottigliezza dei cavi metallici, creando un equilibrio precario che riflette la condizione umana: fragile, interdipendente, continuamente in bilico tra disgregazione e unità.
La mostra è accompagnata da un catalogo con introduzione istituzionale di Gea Dazzi, Assessora alla Cultura del Comune di Carrara, e testi critici di Christopher Atamian, Cinzia Compalati e Tamar Hovsepian, che approfondiscono il contesto teorico e artistico della ricerca di Ohanjanyan.
Nato a Yerevan nel 1976 e attivo tra Firenze e Carrara, Ohanjanyan ha una carriera internazionale consolidata: dal Leone d’Oro alla 56ª Biennale di Venezia (Padiglione Armenia, 2015) al Frieze Sculpture Park di Londra, fino al Premio Marinelli per il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze e al concorso CEI/Vaticano per la chiesa di Don Bosco a Bagheria. Questi riconoscimenti confermano la sua centralità nel panorama della scultura contemporanea.
Con Legami: Ties That Bind, il mudaC di Carrara offre al pubblico un’esperienza immersiva e contemplativa, in cui il marmo — materia antica per eccellenza — diventa strumento per interrogare il presente e riflettere sulle strutture invisibili che tengono insieme il mondo.
