Mario Sironi, nato a Sassari il 12 maggio 1885, è stato uno dei protagonisti più originali della pittura italiana del Novecento. Cresciuto a Roma, città che avrebbe sempre considerato la sua vera patria, Sironi sviluppa fin da giovane una passione travolgente per l’arte, la musica e la letteratura, alimentata dalle letture di Schopenhauer, Nietzsche e Leopardi, e dallo studio del pianoforte con la sorella maggiore.
Rimasto orfano di padre a soli tredici anni, intraprende inizialmente studi tecnici e poi ingegneristici, ma una crisi esistenziale lo spinge a seguire la vocazione artistica. Frequenta la Scuola Libera del Nudo e lo studio di Giacomo Balla, dove entra in contatto con artisti come Umberto Boccioni e Gino Severini, formando i primi legami con il movimento futurista.
Tra il 1905 e il 1910 Mario Sironi realizza i suoi primi dipinti, caratterizzati da una pennellata filamentosa e da una forte attenzione al volume. Opere come Madre che cuce mostrano già la sua vocazione a creare masse solide e architettoniche, più che linee separate. In questi anni compie viaggi fondamentali a Parigi e in Germania, approfondendo la conoscenza dei classici e sviluppando uno studio ossessivo del disegno, spesso alternato a periodi di isolamento e introspezione.

Dal 1913 Sironi si avvicina ufficialmente al Futurismo, ispirato dall’opera di Boccioni, ma reinterpretandolo secondo la sua idea di volumi dinamici: dinamismi che non compromettono mai la solidità delle forme. Partecipa a esposizioni futuriste a Roma e Milano, collabora con la rivista Gli Avvenimenti e nel 1915 si arruola nel Battaglione Volontari Ciclisti insieme ad altri protagonisti del movimento come Marinetti, Sant’Elia e Russolo. Critici del tempo, tra cui Boccioni e Margherita Sarfatti, riconoscono nei suoi lavori una grande capacità di sintesi e stilizzazione, in grado di combinare movimento e massa in un linguaggio originale.
Il 1919 segna una svolta importante: dopo il congedo, Mario Sironi tiene la sua prima personale alla Casa d’Arte Bragaglia a Roma. Accanto ai dipinti futuristi emergono opere influenzate dalla pittura metafisica, con figure semplici e severe sospese in un’atmosfera contemplativa, fuori dal tempo e dallo spazio. Nello stesso anno sposa Matilde Fabbrini, anche se per motivi economici si trasferisce a Milano separato dalla moglie.
Il percorso di Mario Sironi dimostra la sua capacità di fondere tradizione e innovazione, unendo la solidità volumetrica della scultura classica alla forza dinamica del Futurismo. La sua arte non è solo movimento e azione, ma anche introspezione, riflessione e ricerca di sintesi visiva. Ancora oggi, le sue opere restano un punto di riferimento fondamentale per comprendere la pittura italiana del primo Novecento e il dialogo tra passato e modernità.
