La mostra, allestita negli spazi di via di Monte Giordano 40 e curata da Lorenzo ed Enrico Lombardi, si configura come un percorso selettivo ma intenso, capace di restituire la complessità e l’evoluzione del linguaggio di Mario Schifano. Il titolo Io guardo riprende una celebre dichiarazione dell’artista, che sintetizza la sua poetica: un’arte non fondata sull’ispirazione intesa come gesto interiore, ma sulla capacità di osservare la realtà, filtrata attraverso i media e restituita in forma pittorica.
Le circa venti opere in mostra permettono di attraversare i nuclei principali della sua ricerca, dai monocromi dei primi anni Sessanta ai celebri cartelli pubblicitari, fino ai paesaggi anemici e alle rielaborazioni del Futurismo. Il percorso prosegue con i cosiddetti quadri equestri e con le opere degli anni Novanta, caratterizzate da una materia cromatica più densa e gestuale, che testimonia una rinnovata energia pittorica.
Figura centrale della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, Mario Schifano si distingue per la capacità di rielaborare i linguaggi della Pop Art americana in una chiave profondamente europea. Se la cultura pop statunitense tendeva a enfatizzare la riproducibilità industriale dell’immagine, Schifano rispondeva con una pittura colta e stratificata, in cui il gesto manuale e la materia cromatica diventano strumenti critici. Le immagini tratte dai mass media – fotografie, televisione, pubblicità – non vengono semplicemente replicate, ma trasformate in superfici instabili, sospese tra memoria e visione.

È proprio questa tensione tra realtà e rappresentazione a definire la sua opera. Gli smalti che colano sulla tela, i paesaggi televisivi degli anni Settanta e le “geografie della memoria” sviluppate nei decenni successivi rivelano un artista capace di percepire l’immagine prima ancora di tradurla in pittura. In questo senso, il lavoro di Schifano appare come un continuo tentativo di catturare il flusso visivo della contemporaneità, anticipando riflessioni oggi centrali sul rapporto tra arte e media.
La mostra dedicata a Mario Schifano è accompagnata da un catalogo con un testo critico di Silvia Pegoraro, che sottolinea l’autonomia intellettuale dell’artista e la sua costante tensione sperimentale. Mario Schifano emerge così come una figura difficilmente classificabile, capace di attraversare linguaggi e tecniche diverse, dalla pittura al cinema, mantenendo sempre una forte coerenza espressiva.
Nato a Homs nel 1934 e trasferitosi a Roma nel dopoguerra, Mario Schifano abbandonò presto il lavoro di restauratore per dedicarsi interamente alla pittura. Dopo un esordio informale, sviluppò negli anni Sessanta un linguaggio originale che lo portò a ottenere riconoscimenti internazionali e a partecipare alla Biennale di Venezia. Nonostante le crisi e le trasformazioni che attraversarono la sua carriera, l’artista seppe rinnovarsi costantemente, tornando negli anni Ottanta a una pittura intensa e materica, capace di dialogare con la memoria e con il paesaggio interiore.
La mostra della Galleria Lombardi restituisce dunque un’immagine viva e articolata di Mario Schifano, evidenziando la sua capacità di trasformare l’immaginario collettivo in un’esperienza pittorica personale e critica. In un’epoca dominata dalle immagini, il suo lavoro continua a interrogare il nostro modo di guardare, ricordandoci che vedere non è mai un atto neutro, ma un processo complesso, fatto di percezione, memoria e interpretazione.
Mostra: Mario Schifano/ Io guardo
Sede: Galleria Lombardi, Roma, via di Monte Giordano 40
Apertura al pubblico: 18 aprile–16 maggio 2026
Orari: dal martedì al sabato, ore 11.00–19.00.
Chiuso domenica e lunedì. Chiuso 25 aprile, 1°maggio | Ingresso libero
