Ci sono artisti che appartengono al proprio tempo e artisti che lo anticipano talmente da sembrare fuori luogo. Lucio Fontana è stato uno di questi: argentino di nascita, italiano di formazione, cittadino del futuro per scelta. The Final Cut arriva nei cinema italiani in tre soli giorni — 25, 26 e 27 maggio — con le prevendite aperte dal 23 aprile su nexostudios.it. Un evento pensato per fare del cinema quello che Fontana faceva con le sue tele: uno spazio da attraversare, non da osservare passivamente.
La voce narrante è quella di Miriam Leone, scelta non per caso: la sua capacità di dosare emozione e rigore accompagna lo spettatore attraverso sessant’anni di storia dell’arte, dalle periferie di Rosario in Argentina fino alle grandi retrospettive nei musei del Nord Europa, passando per la Milano del dopoguerra e per lo studio di Comabbio, dove Fontana visse e dove morì nel settembre del 1968.
Un ritratto completo, tra biografia e innovazione
Il documentario costruisce il suo racconto alternando piani diversi: quello biografico, che restituisce la traiettoria umana di un artista nato nel 1899 e cresciuto tra due continenti, e quello tematico, che segue le grandi intuizioni di Fontana attraverso la sua produzione. Sculture, ceramiche, ambienti luminosi, interventi architettonici, buchi e tagli, manifesti teorici: il film dimostra come il cosiddetto “Taglio” non fosse un gesto isolato ma l’esito di una ricerca profonda e coerente, durata decenni.
Realizzato con l’autorizzazione esclusiva della Fondazione Lucio Fontana, il documentario ha potuto accedere a materiali d’archivio preziosi e in molti casi inediti, recuperati grazie alle ricerche più recenti. Tra questi spiccano le immagini del periodo argentino — le strade di Rosario, la Scuola di Belle Arti di Buenos Aires dove Fontana insegnò negli anni Quaranta —, un capitolo della sua vita rimasto a lungo in ombra nella narrazione critica europea e che il film contribuisce a rimettere al centro.
Voci internazionali per un artista universale
Uno dei punti di forza di The Final Cut è la coralità delle testimonianze. Il documentario si apre alle voci di artisti contemporanei di fama mondiale il cui lavoro dialoga con i temi esplorati da Fontana: Doug Wheeler, Antony Gormley, Carsten Höller e Alfredo Jaar offrono letture trasversali e stimolanti, mostrando come l’eredità dello Spazialismo sia tutt’altro che archiviata.

Accanto a loro, chi ha avuto il privilegio di conoscere Lucio Fontana di persona: Michelangelo Pistoletto, Heinz Mack, Giovanni Anceschi e Roberta Cerini Baj. Le loro parole portano nel film la concretezza dell’incontro umano, il ricordo di un artista capace di generare intorno a sé un’energia intellettuale contagiosa. Completano il quadro gli studiosi Luca Massimo Barbero e Daniela Alejandra Sbaraglia, che forniscono la cornice critica e storica necessaria a contestualizzare un percorso artistico di straordinaria complessità.
Oltre l’arte: fisica, architettura, spiritualità
Uno degli aspetti più ambiziosi del documentario è la sua apertura interdisciplinare. L’opera di Lucio Fontana — che ha giocato con luce, superficie, spazio e tempo ben prima che questi diventassero linguaggi condivisi dell’arte contemporanea — si presta naturalmente a letture che vanno oltre la storia dell’arte in senso stretto. Il film lo riconosce e lo valorizza, dando voce al filosofo della scienza Padre Paolo Benanti, all’archistar Norman Foster, alla studiosa di arti visive Giuliana Bruno e a Giovanni Rossello, titolare delle Ceramiche Mazzotti e responsabile dell’Archivio Tullio d’Albisola.
Ne emerge un Fontana inatteso: non solo pittore e scultore, ma pensatore che ha intuito con decenni di anticipo il rapporto tra arte, tecnologia e cosmo. “La scoperta del cosmo è una dimensione nuova, è l’infinito. Allora buco questa tela, che era alla base di tutte le arti, e ho creato una dimensione infinita”: sono le sue stesse parole, e risuonano nel film come un manifesto ancora attualissimo.
Un progetto con partner d’eccezione
Lucio Fontana, The Final Cut è prodotto da Good Day Films e Nexo Studios, con Unipol come main partner, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia e Sky. Il film ha ottenuto il patrocinio del Comune di Milano e del Consolato Generale Argentino a Milano, a sottolineare la doppia anima italo-argentina di Fontana. I media partner della stagione “Nexo Studios La Grande Arte al Cinema” 2026 sono Radio Capital, Sky Arte e MYmovies, in collaborazione con Abbonamento Musei.
Le prevendite sono aperte dal 23 aprile su nexostudios.it. L’elenco delle sale è in aggiornamento sullo stesso sito.
