Dal 14 marzo al 2 maggio 2026, la Collezione Roberto Casamonti al piano nobile di Palazzo Bartolini Salimbeni a Firenze espone due opere straordinarie di Lucio Fontana: “Concetto spaziale, L’Inferno” e “Concetto spaziale”, entrambe del 1956. Appartenenti alla serie dei cosiddetti “Barocchi”, queste tele di rara forma esagonale — impreziosite da vetro e lustrini — rappresentano una delle stagioni più affascinanti e meno note del maestro dello Spazialismo. Un’occasione unica per vedere da vicino due capolavori di una collezione privata tra le più importanti d’Europa, nel cuore rinascimentale di Firenze.
Il ritorno dei maestri: un progetto per riaprire l’archivio
C’è un gesto generoso e preciso dietro “Il ritorno dei maestri del XX secolo”: restituire al pubblico opere che giacevano nell’archivio, sottratte temporaneamente alla vista. Da inizio 2025, la Collezione Roberto Casamonti ha avviato questa iniziativa con una cadenza programmata, riportando all’interno del percorso espositivo alcuni capolavori appartenenti alla prima sezione della collezione — quella che va dagli inizi del XX secolo agli anni Sessanta — e mettendoli in dialogo con le opere della sezione successiva, che arriva fino ai giorni nostri.
È un progetto che trasforma la collezione in un organismo vivo, in continuo movimento e dialogo con se stesso. Non un museo statico, ma uno spazio in cui il passato torna a sorprendere, ogni volta con una voce diversa. E per il ciclo in corso, dal 14 marzo al 2 maggio 2026, la voce è quella di uno degli artisti più rivoluzionari del Novecento italiano: Lucio Fontana.
Lucio Fontana e i Barocchi: una stagione poco conosciuta
Quando si pensa a Lucio Fontana, la mente va immediatamente ai Tagli: quella serie di tele monocrome lacerate con un colpo preciso e deliberato, diventate il simbolo universale dello Spazialismo e tra le immagini più iconiche dell’arte del Novecento. Ma Fontana è stato molto di più, e la mostra alla Collezione Casamonti ne è la prova vivente.
Le due opere esposte appartengono alla serie dei cosiddetti “Barocchi”, una produzione dell’artista datata 1956 che rappresenta una delle stagioni più originali e visivamente sorprendenti della sua carriera. Il termine “Barocco” non è casuale: Fontana guarda al Seicento, alla sua esuberanza decorativa, alla sua tensione tra materia e luce, e la rielabora attraverso il linguaggio del Novecento, con risultati di straordinaria modernità.
Le tele hanno una forma esagonale, rara e insolita nel panorama della pittura di quegli anni, che già da sola costituisce una dichiarazione di intenti: Lucio Fontana non accetta i confini convenzionali del quadro, nemmeno nella forma. La superficie è caratterizzata da una matericità particolarissima, arricchita da elementi eterogenei come vetro e lustrini, che catturano la luce e la restituiscono in modo cangiante e imprevedibile. Guardare queste opere significa fare un’esperienza che cambia a seconda dell’angolazione, del momento della giornata, della luce che le colpisce.
Le due opere: Concetto spaziale, L’Inferno e Concetto spaziale
Le due opere in mostra sono “Concetto spaziale, L’Inferno” (1956) e “Concetto spaziale” (1956). Il titolo “Concetto spaziale” è quello che Lucio Fontana ha dato alla grande maggioranza della sua produzione: un’etichetta programmatica che sintetizza la sua poetica, il suo tentativo di andare oltre la superficie pittorica, di creare uno spazio che non si limiti alla bidimensionalità della tela.
“L’Inferno” aggiunge una dimensione ulteriore: evoca profondità, oscurità, ma anche una certa grandiosità visionaria che richiama proprio quella tradizione barocca — e dantesca — con cui Lucio Fontana qui dialoga in modo esplicito. La materia diventa racconto, la superficie diventa spazio, il quadro smette di essere finestra e diventa soglia.
Vedere queste due opere insieme, nello stesso ambiente, significa cogliere la logica interna di una serie: la tensione tra decorazione e struttura, tra luce e materia, tra riferimento storico e rottura radicale con la tradizione.
La Collezione Roberto Casamonti: un tesoro nel cuore di Firenze
Le opere di Lucio Fontana sono esposte al piano nobile di Palazzo Bartolini Salimbeni, capolavoro architettonico rinascimentale di Baccio d’Agnolo, affacciato su Piazza di Santa Trinita. Un contenitore di rara bellezza che è esso stesso opera d’arte, e che dal 2018 ospita la Collezione Roberto Casamonti: una delle raccolte private più importanti e complete d’Europa per l’arte del Novecento e contemporanea.
La collezione è articolata in due grandi sezioni. La prima comprende opere di artisti attivi dall’inizio del Novecento ai primi anni Sessanta; la seconda copre il periodo dagli anni Sessanta fino alla contemporaneità. Insieme, le due sezioni restituiscono un panorama straordinario dell’arte internazionale del XX e XXI secolo, con nomi che sono da manuale: da Boetti a Schifano, da Mirò a Basquiat, da Warhol a Christo.
Questo patrimonio è il frutto della passione e della visione di Roberto Casamonti, gallerista di fama internazionale, ma anche del contributo generoso di familiari e amici che hanno condiviso — ciascuno secondo le proprie inclinazioni — la stessa dedizione verso l’arte. Una collezione che nasce dall’affetto oltre che dalla competenza, e questo si sente, nella qualità delle opere e nella cura con cui sono presentate.
La visita guidata: un modo privilegiato per incontrare Fontana
In occasione dell’apertura, sabato 14 marzo alle ore 10.30, la Collezione Roberto Casamonti organizza una visita guidata alle opere di Lucio Fontana, curata direttamente dallo staff della collezione. La prenotazione è obbligatoria: un’opportunità da non perdere per chi vuole andare oltre la semplice osservazione e capire davvero cosa si cela dietro la superficie di queste tele straordinarie.
Informazioni utili per la visita
Dove: Collezione Roberto Casamonti, Palazzo Bartolini Salimbeni, Piazza di Santa Trinita 1, Firenze | Quando: dal 14 marzo al 2 maggio 2026
Un dialogo tra il genio di Fontana e la bellezza rinascimentale di Firenze: un’esperienza che vale il viaggio.
