Ci sono fotografi che documentano. E ce ne sono altri che interrogano. Armando Rotoletti appartiene alla seconda categoria — anche quando usa gli strumenti della prima. Fotogiornalista di lunga carriera, ha attraversato la Sicilia per importanti magazine italiani, ma nel tempo i viaggi di lavoro si sono intrecciati con qualcosa di più difficile da definire: un ritorno continuo, quasi ossessivo, a una terra che aveva lasciato da giovane per ragioni di lavoro e che non aveva mai smesso di cercare.

Il distacco, spesso, affina lo sguardo. Rotoletti lo sa. Ed è proprio nella distanza che nasce il bisogno del ritorno: dalla fine degli anni Ottanta in poi, la Sicilia diventa per lui un campo di osservazione privilegiato, un luogo in cui far convergere biografia e metodo, memoria personale e pratica professionale. Ne emerge un corpus fotografico di grande coerenza — oltre trent’anni di immagini che non pretendono di essere esaustive, ma che ambiscono a essere oneste. Stratificate. Fedeli alla complessità di ciò che mostrano.
Un’isola-mondo
La mostra all’Antiquarium di Centuripe non racconta la Sicilia. La interroga. E lo fa attraverso una selezione significativa di scatti che, nel loro insieme, restituiscono quella che Rotoletti stesso definisce un'”isola-mondo”: un territorio plurale, attraversato da contrasti profondi, da una stratificazione storica, culturale e antropologica che non si lascia ridurre a un’unica narrazione.
Ecco perché il titolo parla di “Sicilie”, al plurale. Ogni territorio, ogni comunità, ogni paesaggio umano e materiale concorre a definire identità differenti, spesso coesistenti e talvolta conflittuali. Non c’è una Sicilia da cartolina, né una Sicilia da denuncia. C’è una Sicilia che resiste alla semplificazione — e Rotoletti la segue con pazienza, senza forzarla in una forma già decisa.
Il bianco e nero come sospensione del tempo
La scelta del bianco e nero non è nostalgia. È una strategia dello sguardo. Le fotografie di Armando Rotoletti inducono lo spettatore a interrogarsi sul tempo delle immagini, a controllarne la datazione, scoprendo con sorpresa che ciò che sembra appartenere a un’altra epoca è pienamente contemporaneo. Gesti, rituali, volti e paesaggi che sembrano lontani si rivelano presenti — ancora vivi, ancora reali, ma lentamente esposti al rischio della scomparsa.

Stella marina di terra e di cielo. Esuberante e titanica pietrificazione dell’adattamento umano alle condizioni orografiche. L’ellenismo qui ha avuto nuova grazia. Narcisistico e millenario abitare le vette.
Tomaso Montanari, che accompagna il progetto con un testo critico, riprende un’immagine di Italo Calvino riferita a Carlo Levi: queste fotografie sono “ambasciatrici di un altro tempo” nel nostro presente. Una sospensione temporale che non è rifiuto della contemporaneità, ma sua messa in prospettiva. La Sicilia che emerge da questo lavoro appare come un potente antidoto all’omologazione globale: una realtà in cui il tradizionalismo non è arretratezza, ma può diventare frontiera avanzata del pensiero, là dove la diversità si configura come valore umano fondamentale — e proprio per questo, spesso temuto.
Uno sguardo che non gerarchizza
Il contributo critico di Montanari introduce una delle chiavi di lettura più fertili del progetto: l’educazione sentimentale allo sguardo. Rotoletti, scrive, pareggia uomini e cose, li inserisce in un repertorio memoriale che non gerarchizza, ma mette in relazione. È uno sguardo sensibile, allenato alla complessità, capace di cogliere l’unicità dei dettagli senza perdere la visione d’insieme.

Il valore scientifico del lavoro non risiede soltanto nella documentazione — che pure c’è, rigorosa e preziosa — ma nella capacità interpretativa dell’autore. Nelle scelte di campo e di luce. Nei silenzi tra uno scatto e l’altro. Nella costruzione di punti di vista che stimolano una comprensione critica del territorio, non una sua semplice contemplazione.
Le immagini non documentano solo luoghi e volti. Restituiscono pratiche, rituali, gesti quotidiani, forme di resistenza alla standardizzazione contemporanea. Il patrimonio culturale immateriale — quello che non entra nei cataloghi ufficiali ma che sopravvive nei corpi, nelle feste, nelle cucine, nei dialetti — trova qui una forma visiva capace di trattenerlo, almeno per un momento, prima che cambi o svanisca.
Centuripe come luogo di pensiero
La scelta di ospitare la mostra all’Antiquarium Comunale di Centuripe non è casuale. Centuripe — arroccata su un colle tra Catania ed Enna, con una storia che attraversa greci, romani e normanni — è essa stessa un palinsesto. Un luogo in cui i livelli del tempo si sovrappongono e convivono. Un contesto che rispecchia esattamente la complessità che Rotoletti ha cercato di fotografare.

L’Antiquarium, spazio dedicato alla memoria materiale del territorio, si trasforma per sei mesi in luogo di riflessione sul presente: memoria, arte e territorio in dialogo, come ha dichiarato il sindaco Salvatore La Spina, con le massime espressioni dell’arte fotografica contemporanea. Il progetto si completa con un volume edito da Silvana Editoriale, che raccoglie le fotografie e i testi critici e accompagna la mostra come strumento di approfondimento e di diffusione oltre i confini del sito espositivo.
Sicilia. Un’isola, tante Sicilie è organizzata dal Comune di Centuripe in collaborazione con Rjma Progetti Culturali, con il contributo dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana.
Armando Rotoletti | Sicilia. Un’isola, tante Sicilie | Antiquarium Comunale di Centuripe | 28 marzo – 27 settembre 2026
