Nel cuore di Firenze, all’interno del complesso di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi in Borgo Pinti, la Cappella del Giglio è tornata a splendere grazie a un restauro recentemente concluso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato, interamente finanziato dal Ministero della Cultura. Un intervento che ha restituito piena leggibilità a uno degli ambienti più ricchi di storia e arte del capoluogo toscano.
Il complesso ha origini antiche: intorno al 1250 era un piccolo oratorio femminile dedicato a Maria Maddalena Penitente. La svolta arrivò nel 1442, quando papa Eugenio IV affidò il luogo ai monaci cistercensi, che avviarono una fase di rinnovamento architettonico e spirituale. Tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, Giuliano da Sangallo lasciò qui uno dei suoi capolavori: il quadriportico, elegante spazio di accesso alla Cappella del Giglio.
Oggi la cappella conserva l’aspetto voluto dall’ultima famiglia patronale, i Neri, che alla fine del Cinquecento ne affidarono la decorazione a Bernardino Poccetti (Bernardo Barbatelli). A partire dal 1598 l’artista affrescò le pareti con l’Incoronazione di Maria, le storie di san Bernardo di Chiaravalle – fondatore dell’ordine cistercense – e quelle di san Filippo Neri, raffigurato ancor prima della sua canonizzazione nel 1622. Al centro dell’altare spicca la pala con i santi Achilleo e Nereo, opera di Domenico Cresti, detto il Passignano, che sostituì un dipinto di Cosimo Rosselli poi spostato nella chiesa.
Il recente restauro ha riportato alla luce i colori originali e la qualità pittorica degli affreschi, permettendo di apprezzare nuovamente i dettagli e la ricchezza cromatica voluti dai committenti. Un lavoro meticoloso che conferma l’importanza della conservazione del patrimonio artistico fiorentino.
La Cappella del Giglio è visitabile in date speciali: il 12 luglio (già sold out), il 20 e il 27 settembre, con apertura dalle ore 10:00, all’interno del complesso di Borgo Pinti 60. Un’occasione unica per scoprire un angolo di Firenze dove arte, storia e spiritualità si intrecciano in modo indissolubile.
