Dal 28 marzo al 20 settembre 2026, il Museo Le Carceri ospita una mostra che attraversa più di un secolo di storia dell’arte attraverso uno dei suoi strumenti più immediati e al tempo stesso più complessi: il manifesto.
“Un racconto della Biennale Arte in 100 manifesti dall’Archivio Storico della Biennale di Venezia” è un progetto espositivo che invita a leggere la storia della La Biennale di Venezia non soltanto attraverso le opere e gli artisti, ma attraverso le immagini che ne hanno costruito, anno dopo anno, l’identità visiva.
La selezione, che copre un arco temporale dal 1895 al 2024, restituisce al pubblico una narrazione stratificata in cui grafica, arte e comunicazione si intrecciano profondamente. I manifesti esposti – tra originali e copie anastatiche provenienti dall’Archivio Storico – non sono semplici strumenti promozionali, ma veri e propri dispositivi culturali capaci di riflettere i cambiamenti estetici e sociali del loro tempo.
Nel passaggio dalle prime edizioni della Biennale di Venezia alle più recenti, emerge una trasformazione significativa del linguaggio visivo: da una dimensione illustrativa e simbolica, spesso legata alla tradizione accademica, a una progressiva apertura verso sperimentazioni grafiche, astrazione, fotografia e contaminazioni tra discipline.
Il manifesto, in questo contesto, si rivela come uno spazio autonomo di ricerca. Non più soltanto annuncio, ma interpretazione: una soglia tra evento e pubblico, tra contenuto artistico e immaginario collettivo.
La mostra, promossa dal Comune di Asiago in collaborazione con la La Biennale di Venezia, sottolinea proprio questo aspetto, restituendo dignità curatoriale a un medium spesso considerato marginale rispetto alle arti maggiori. Eppure, è proprio attraverso queste immagini che la Biennale di Venezia ha costruito nel tempo la propria riconoscibilità internazionale.
Osservare questi manifesti oggi significa anche interrogarsi su come l’arte si racconta e si comunica. In un’epoca dominata dalla velocità delle immagini digitali, il manifesto torna a essere un oggetto di riflessione, un archivio visivo che conserva tracce di estetiche, ideologie e visioni del mondo.
Ad Asiago, questo racconto si dispiega come una linea continua ma non lineare, fatta di rotture, ritorni e invenzioni. Un percorso che non documenta soltanto la storia di una delle istituzioni artistiche più importanti al mondo, ma invita a ripensare il rapporto tra arte e comunicazione, tra immagine e memoria.
La mostra diventa così un dispositivo critico: un modo per rileggere la storia dell’arte attraverso ciò che, spesso, rimane ai margini — ma che in realtà ne costituisce uno dei linguaggi più incisivi e duraturi.
