Dal 26 novembre 2025 al 29 maggio 2026, la Galleria Fumagalli di Milano ospita una mostra unica nel suo genere: “Kounellis | Warhol. La messa in scena della tragedia umana: la classicità di Jannis Kounellis e il pop di Andy Warhol”, un progetto ideato da Annamaria Maggi che propone un dialogo inedito tra due figure centrali dell’arte contemporanea. La rassegna si apre con una press preview il 25 novembre e l’inaugurazione ufficiale il 26 novembre, con l’obiettivo di offrire al pubblico un’esperienza critica e sensoriale del lavoro dei due artisti, apparentemente inconciliabili ma uniti da profonde tensioni spirituali e culturali.
Jannis Kounellis (Il Pireo, Grecia, 1936 – Roma, 2017) e Andy Warhol (Pittsburgh, Pennsylvania, 1928 – New York, 1987) rappresentano due archetipi dell’arte del Novecento: il primo immerso nel peso della materia e nella classicità della tradizione, il secondo abbagliato dalla superficie patinata dell’immagine pop. Kounellis trasforma materiali poveri e oggetti quotidiani – ferro, carbone, lana, sacchi di iuta, persino capelli umani – in rituali laici, strutture tragiche che parlano della condizione umana, della fatica e del dolore del mondo. Warhol, al contrario, lavora sul simbolo e sul consumismo, trasformando volti e oggetti del quotidiano in icone pop capaci di celare la fragilità e la tragicità della vita: dalle celebri lattine Campbell alle immagini di Marilyn Monroe e Jackie Kennedy, fino alle serie “Knives” e “Shadows”, ogni opera è una superficie patinata che nasconde una spiritualità intima e un senso del tragico.

La mostra non mira a ridurre Kounellis e Warhol a un’unica matrice artistica, né a sovrapporre le loro identità. Al contrario, mette in luce le loro differenze ideologiche ed estetiche, pur evidenziando tangenze culturali e la comune tensione verso il senso assoluto, che si manifesta, per Kounellis, nella materialità dei corpi e degli oggetti, e per Warhol, nella sublimazione estetica del consumo e dell’icona. Entrambi, infatti, si sono rivolti al popolo, agli emarginati, alla massa, pur con linguaggi radicalmente diversi: l’uno marxista e ateo, immerso nell’ombra dei materiali; l’altro profondamente religioso, ambiguo e dissimulato, figlio di un’America in pieno boom postbellico.

Il progetto espositivo si arricchisce di un approfondimento presso il Museo San Fedele, a Milano, dove dal 12 dicembre si terrà un inedito dialogo tra l’opera permanente di Kounellis nella cripta (“Senza titolo, Svelamento”, 2012) e un’opera di Warhol concessa in prestito per l’occasione. Questa sezione permette di osservare da vicino come, nonostante percorsi storici e stilistici differenti, i due artisti condividano un interesse profondo per la memoria, la materialità e la tragicità del quotidiano.
Il catalogo della mostra raccoglie contributi critici e memorie personali di autori come Demetrio Paparoni, Massimo Recalcati, Gerard Malanga, Andrea Dall’Asta SJ, Gianni Mercurio e molti altri. Completato da un ricco apparato fotografico, il volume accompagna il visitatore in un viaggio tra le diverse declinazioni dell’arte di Kounellis e Warhol, mettendo in evidenza le radici comuni dell’energia che ha animato una stagione irripetibile della contemporaneità.
Un tema ricorrente nella riflessione sulla loro arte è quello dell’icona, parola spesso abusata ma qui restituita al suo significato originale: non un semplice oggetto di culto mediatico, ma un segno carico di senso assoluto, capace di parlare al presente e di connettere il materiale al trascendente. In Kounellis, l’icona nasce dalla materia che testimonia l’esistenza umana; in Warhol, dall’iconografia pop che cela dramma e spiritualità dietro la superficie.

Questa mostra rappresenta dunque un’occasione rara di confrontare due visioni estreme della contemporaneità: l’una ancorata al peso della storia e alla tragedia umana, l’altra sospesa tra il fascino della celebrità e la spiritualità nascosta dell’immagine. Il dialogo tra Kounellis e Warhol si rivela fertile non solo per analizzare le differenze, ma soprattutto per cogliere le radici comuni di un’arte che, pur nei suoi linguaggi contrapposti, parla alla stessa umanità e restituisce senso alla tragedia e alla bellezza del quotidiano.
La mostra è aperta tutti i giorni presso la Galleria Fumagalli, in via Bonaventura Cavalieri 6 a Milano, fino al 29 maggio 2026.
