Taghera Suiorbek (@Taghera_art / Taghera_artist) è una nota pittrice e influencer nata nel 1996 nel Kirghizistan, ma ormai una vera e propria artista italiana. Molto amata sui social per la sua spontaneità e per le sue opere d’arte molto apprezzate dai galleristi e dai critici, ma anche dai suoi follower che la sostengono ogni giorno. L’abbiamo incontrata per conoscerla meglio, per farci raccontare come è diventata una pittrice e per farci spiegare alcune sue opere d’arte.
- Come mai ha scelto di vivere in Italia, in particolare a Napoli?
Inizialmente pensavo di trasferirmi in Svizzera, poi per alcuni problemi legati ai documenti non sono potuta andarci e mi è stato proposta la città di Napoli. I primi due anni sono stati abbastanza difficili per via della lingua e del dialetto, ma grazie allo studio della lingua italiana mi sono ambientata e mi sono innamorata di questa città, ora sono otto anni che vivo a Napoli.
- Quando ha iniziato a dipingere? Ci racconti un po’ la sua storia.
Ho iniziato a dipingere a cinque anni, purtroppo ho avuto un’infanzia difficile, sono dovuta crescere in fretta, mia madre non l’ho mai conosciuta e mio padre è morto quando io ero molto piccola. Dipingo prevalentemente quadri astratti perché non so cosa vuol dire avere una famiglia, non so cosa vuol dire avere una madre so solo cosa vuol dire avere un padre (ma è stato ucciso quando io ero veramente piccola). Dopo la morte di mio padre sono andata in un orfanotrofio, tanti bambini guardavano dalla finestra in attesa che i genitori tornassero a riprenderli mentre io sapevo che non sarebbero venuti, non avevo questa speranza. Li avevo un maestro di arte e scultura, lui mi ha insegnato tanto e grazie a lui ho cominciato a dipingere. In un certo senso ringrazio la mia arte che mi ha salvata.
- Ha un artista preferito o più artisti a cui si ispira, o che le piacciono particolarmente?
Ogni artista ha il suo potere, il suo talento e il suo lato misterioso, li studio molto in tutte le loro sfumature. Quest’estate sono andata a vedere la mostra di Marc Chagall in Francia, mi piace come esprime le emozioni nei quadri. Fino ai miei sedici anni mi sentito vicino a Vincent Van Gogh per il fatto che non era stato accettato all’epoca e risultava strano agli occhi della gente. Apprezzo molto anche Jackson Pollock, ma io penso che ogni artista lasci qualcosa e insegni qualcosa.
- Cosa sono per lei social? Le sono stati utili per far conoscere la sua arte? Come si comporta o come la fanno sentire gli haters?
Per me i social sono tanto. Le persone che mi seguono e interagiscono con me sui social sono la mia famiglia, quella che non ho mai avuto. Li nessuno mi giudica e mi hanno dato la spinta a crescere. Prima ero un po’ insicura e loro mi hanno spronato ad essere me stessa. Ringrazierò per sempre i social, perché anche grazie a loro mi sento una ragazza amata e accettata per come sono. Sui social non ho haters, il mio fidanzato “azzurro principesso” mi chiede spesso come mai non abbia haters, penso perché si sia creata una grande famiglia e se capita un commento negativo gli altri follower mi difendono. Le persone ti vogliono veramente bene anche se non ti hanno mai vista.



I social mi hanno aiutato a fare conoscere la mia arte, li posso spiegare le mie opere direttamente al pubblico, li racconto la storia dei miei quadri, come ho fatto per il quadro La donna che fuggì sulla luna.
- Come mai la scelta di vendere anche delle stampe delle sue opere?
Tante persone mi scrivono che vorrebbero avere un mio quadro ma non tutti possono permetterselo. Io lavoro prevalentemente con una galleria d’arte francese dove loro mi aiutano a vendere le mie opere in Europa e nel mondo. Io volevo dare a tutti la possibilità di avere una mia opera “un pezzo di Taghera”. Faccio delle stampe numerate, certificate con dedica in pochi pezzi, una decina per quadro, ad un prezzo modico.
- Mi potrebbe indicare i quadri più significativi che ha realizzato, che sente che siano i più esplicativi della sua arte?
Softness, 2023: voglio volare in alto, però hanno tagliato le mie ali e non riesco a volare. È molto importante da quale famiglia tu vieni, se ti trovi in una famiglia “tossica” anche se provi a volare loro ti tirano giù. Ho cambiato tantissime famiglie, non ho vissuto in una famiglia per più di sei mesi. Per sopravvivere a questa situazione ho capito ciò che volevo avere e ciò che volevo sentire. Tutti sembrano lupi che ti mangiano quando sei piccola, quando cresci e sei più forte è tutto un’altra cosa. È il quadro che rappresenta il mio passato.

La donna che fuggì sulla luna, 2025: In una terra lontana, una bambina cresceva in silenzio, abbandonata troppo presto, costretta a diventare grande quando avrebbe dovuto solo sognare. Le sue lacrime scavavano solchi invisibili… finché un giorno decise di fuggire. E volò sulla luna. Lì, lontano dal dolore, divenne donna. E dalla sua nuova casa guardando la terra, vide sé stessa da piccola. Con un gesto d’amore, le tese la mano – non per cambiare il passato, ma per guarirlo. In quel filo sottile di luce tra presente e memoria, la bambina sentì speranza. E la donna, finalmente, fu libera.
Specchio, 2023: questo è il quadro che rappresenta me stessa, ho messo la mia anima su questa tela.
- “L’arte è l’unica materia che non mi giudica, in cui posso essere me stessa” è una frase che ho letto in una sua intervista precedente, le va di commentarla?
Solo nei quadri posso raccontare ed esprimere come mi sento veramente, senza filtri. Invece con le persone devo sempre stare attenta per evitare fraintendimenti, giudizi o altro. Io amo la mia arte anche per questo.
