Abbiamo intervistato Giorgio e Giovanni Sottile (@allweallwe), in arte JGIO, padre e figlio che creano arte insieme a Seregno (MI). Una bellissima collaborazione padre-figlio che ha come base la Crypo art, NTF (Non-Fungible Tokens), retouchè e dipinti unici.
- Come nasce la vostra collaborazione artistica padre-figlio? C’è un episodio specifico che vi ha portato a lavorare insieme nel mondo dell’arte?
Il progetto “All We All We” è nato per una serie di coincidenze. All’inizio tutto è stato così naturale che non ci siamo nemmeno resi conto di ciò che stavamo costruendo insieme. L’idea di un padre e un figlio che creano arte insieme era qualcosa che vivevamo con naturalezza ed entusiasmo, unire due mondi diversi in modo spontaneo.

Era l’estate del 2021 quando io e mio padre, abbiamo iniziato a parlare di NFT. Io mi stavo avvicinando alla Crypto Art e, confrontandomi con alcuni amici, ho capito quanto fosse stimolante creare attraverso un linguaggio nuovo.
L’idea ha preso forma in meno di una settimana. Un giorno, seduti a tavola poco prima di pranzo, abbiamo deciso di creare la nostra pagina e dare un nome al progetto: nelle opere volevamo raccontare le persone: mettere al centro l’uomo, accompagnato da un’esclamazione e da una caratteristica personale. Volevamo rappresentare ciascuno di noi. Da qui è nato il nome “All We All We”.
- Cosa significa per voi “ALL WE ALL WE”?
“All We All We” è il nostro modo per dire che l’arte è per tutti e che tutti noi siamo arte. Questo è il valore alla base del progetto. Dal 2024 molte delle nostre collezioni includono personaggi pop, che per noi sono diventati espressione delle nostre personalità, i cartoni animati ci accompagnano fin da piccoli! Viviamo in un mondo in bianco e nero, siamo noi, con le nostre personalità a dare colore a tutto ciò che ci circonda. Una tela, di per sé, è semplicemente una tela appesa in una stanza. Diventa arte solo nel momento in cui una persona la guarda, la sente e la riconosce come tale. Senza qualcuno che la percepisca, resterebbe solo un oggetto. In fondo, chi è capace di percepire l’arte è esso stesso arte. Per noi non è importante solo l’opera finale, ma anche il processo creativo e il racconto ed è per questo che condividiamo sui social non solo ciò che creiamo ma anche il nostro legame, padre e figlio.
- Cos’è per voi l’arte digitale?
L’arte digitale è stata l’inizio del nostro percorso insieme. È un elemento fondamentale nella nostra crescita artistica, che portiamo avanti ancora oggi dopo cinque anni di progetto. Per quanto riguarda la criptoarte, riteniamo che sia un approccio completamente diverso rispetto all’arte di ogni giorno, ed attualmente non ci rappresenta, lo percepiamo molto lontano anche dalle persone che ci seguono e da ciò che creiamo. Ma nonostante tutto il mezzo digitale ci ha dato la possibilità di partire anche da fotografie, che vengono poi ricostruite e rielaborate, mantenendo così un legame con il mondo reale, senza ridisegnarlo completamente, ma trasformandolo attraverso il colore. Inoltre, il digitale ci ha permesso di creare opere in tiratura limitata che, pur partendo da una base comune, diventano uniche grazie al nostro processo di lavorazione in quattro passaggi: prima la creazione digitale, poi la stampa Fine Art, successivamente l’intervento materico con acrilico e tecnica mista, e infine i ritocchi manuali che rendono ogni opera diversa una dalle altre. In questo modo, la nostra arte può essere davvero “per tutti”, richiamando ancora una volta il significato di “All We All We”.
- Ci potete spiegare come siete arrivati nella Crypo Art e NTF (Non-Fungible Tokens) per poi passare alle retouchè e a dipinti unici?
Il passaggio dal digitale al fisico è stato naturale, anche se è avvenuto dopo circa un anno e mezzo dalla nascita del progetto. Il settore della criptoarte e degli NFT ha avuto un boom improvviso, ma allo stesso tempo non era ben strutturato né pienamente valorizzato da realtà esterne. Ancora oggi lo consideriamo un settore di nicchia, che esclude molte persone per via delle barriere tecnologiche e burocratiche, limitandone la fruibilità.
Essendo sempre stati legati al mondo della litografia, della serigrafia e delle opere materiche, abbiamo quindi deciso di portare il digitale nel fisico. Così è nata l’arte che oggi più ci contraddistingue: opere in tiratura limitata ma allo stesso tempo uniche, perché dipinte e ritoccate a mano. Parallelamente, è nata anche la scelta di creare pezzi unici su commissione, perché molti clienti desiderano opere esclusive. Oggi offriamo quindi sia retouché in diverse dimensioni, sia opere completamente uniche, realizzate su richiesta.
- Ci ha colpito particolarmente l’opera “Time”, potete spiegarla ed analizzala ai nostri lettori?
L’ultima nostra opera nasce da un percorso di riflessione molto elaborato, sviluppato negli ultimi anni.
Siamo partiti raccontando “tutti noi” attraverso personaggi che rappresentavano persone comuni. Successivamente, siamo passati a un linguaggio sempre più astratto, in cui il colore diventava protagonista e i volti si trasformavano fino quasi a scomparire. Nel 2023 abbiamo iniziato a rielaborare fotografie, cambiando profondamente il nostro stile con la collezione “All We Pop”: abbiamo iniziato a “dare colore al mondo in bianco e nero” inserendo personaggi pop al posto dei volti, sostituendo le persone con cartoni animati. Da qui siamo passati dalla collezione “Colorful People” a “Colorful World”, fino ad arrivare a “Inside”, dove abbiamo unito colore e bianco e nero per raccontare l’emozione che avvolge i protagonisti in primo piano. Dopo tutto questo percorso, abbiamo sentito il bisogno di tornare all’origine del progetto: raccontare tutti noi. Così la collezione “All We Pop” si è trasformata in “All We Are”. Siamo molto felici di questo primo traguardo, perché questa collezione racchiude tutto ciò che siamo: dopo una prima serie di quattro opere legate alla poesia, abbiamo iniziato a creare una serie di pezzi unici che usciranno prossimamente.
La prima opera si intitola “Time” e nasce insieme a un manifesto che recita: “All We Are is Time”. Tutto ciò che siamo è tempo. In “Time” è rappresentato un bambino-fiore che tiene in mano dei mazzi di fiori: simbolo di ciascuno di noi che corre contro il tempo, cercando di salvarsi, di non appassire, di non consumarsi. Al centro compare un orologio che segna il tempo che passa. Quest’opera rappresenta l’uomo nella sua fragilità e nella sua corsa continua: perché, in fondo, tutto ciò che siamo è tempo, ed è proprio questa consapevolezza a renderci umani.
