Al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea prende forma la seconda edizione di Inserzioni, il programma semestrale di commissioni curato da Francesco Manacorda, che rinnova radicalmente il rapporto tra collezione permanente, architettura e pratiche contemporanee. Il progetto, visitabile dal 27 marzo al 23 agosto 2026 negli spazi dell’Edificio Castello (I e II piano), trasforma le sale barocche del museo in un dispositivo espositivo dinamico, in cui nuove opere si innestano temporaneamente nella narrazione storica, attivando continui slittamenti di senso tra passato e presente.
L’idea alla base di Inserzioni è quella di concepire il museo non come contenitore neutro, ma come organismo in trasformazione, in cui l’architettura incompiuta del Castello e la stratificazione delle sue memorie diventano materiali attivi di lavoro per gli artisti invitati. In questa seconda edizione, il programma coinvolge Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti, tre pratiche che, pur nella loro diversità linguistica e geografica, condividono una riflessione profonda sulla costruzione delle genealogie culturali, sulla memoria collettiva e sui processi di narrazione della storia.

Salir del surco al labrar la tierra (Uscire dal solco mentre si lavora la terra / Leaving the furrow when tilling the soil), 2014 (dettaglio)
mattoni, uova, luce, metallo | 400 x 500 x 300 cm
Courtesy l’artista, Tabakalera. International Centre For Contemporary Culture, San Sebastián, ChertLüdde, Berlin e BARRO Arte Contemporáneo, Buenos Aires
Il progetto si radica nella vocazione originaria del Castello di Rivoli come luogo di sperimentazione, in cui l’intervento artistico è chiamato a dialogare direttamente con lo spazio. In questo senso, le opere non si limitano a occupare le sale, ma ne ridefiniscono la funzione, attivando nuove relazioni tra corpo, immagine, oggetto e architettura.
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea accoglie così l’intervento di Gabriel Chaile, che si confronta con il pozzo medievale del Castello trasformandolo in un ambiente sospeso tra dimensione archeologica e immaginario fantascientifico. Le sue sculture in argilla, terra e adobe danno forma a una “genealogia della forma” in cui le tradizioni artigianali del nord-ovest argentino si intrecciano con visioni cosmologiche e narrazioni post-apocalittiche. La materia diventa così archivio vivente di memorie collettive e individuali, in dialogo con i frammenti storici del luogo.
Nella Sala dei Continenti interviene Lonnie Holley, che presenta nuove sculture e dipinti realizzati con materiali di recupero. Legno bruciato, metallo, plastica e oggetti quotidiani vengono assemblati in opere che trasformano il residuo in linguaggio poetico e politico. Il suo lavoro, profondamente legato alla tradizione della Black Art del sud degli Stati Uniti, affronta temi come disuguaglianza, memoria storica e trasformazione spirituale, instaurando un confronto diretto con le allegorie geopolitiche settecentesche della sala e mettendone in discussione la visione del mondo.

Clarity is the Closest Wound to the Sun (La chiarezza è la ferita più vicina al sole), 2023 | video, 4K, colore, bianco e nero, sonoro
14’35” | Courtesy l’artista e MQ Freiraum, Vienna | Foto Simon Veres
© HUDA TAKRITI, by SIAE
La ricerca di Huda Takriti, a cura di Linda Fossati, si sviluppa invece attraverso installazioni video e interventi ambientali che indagano la costruzione delle narrazioni storiche nel secondo dopoguerra. Il progetto presentato per Inserzioni include il video Clarity is the Closest Wound to the Sun (2023) e nuove produzioni realizzate a partire da archivi italiani, tra cui It Is Always Midnight In Their Minds (2026). Al centro della sua indagine emergono i rapporti tra industria energetica, ex colonie europee e produzione cinematografica, con particolare attenzione al ruolo dell’Ente Nazionale Idrocarburi e alle dinamiche della decolonizzazione.
L’installazione in vinile che accompagna i video si estende come un affresco contemporaneo lungo le pareti della Sala 29, instaurando un dialogo diretto con le decorazioni storiche e interrogando le modalità attraverso cui le immagini contribuiscono a costruire immaginari collettivi e narrazioni del potere.
Nel loro insieme, gli interventi di Inserzioni non si limitano a occupare lo spazio museale, ma ne ridefiniscono le coordinate interpretative, aprendo un campo di tensione tra storia, memoria e immaginazione critica. Il Castello si configura così come un luogo poroso, in cui le stratificazioni del passato vengono costantemente riattivate e riscritte attraverso lo sguardo dell’arte contemporanea.