L’estate 2025 si apre con un evento di grande richiamo culturale a Carrara, nella suggestiva cornice di Palazzo Cucchiari: la mostra “In gioco. Illusione e divertimento nell’arte italiana 1850-1950”, promossa dalla Fondazione Giorgio Conti. Curata da Massimo Bertozzi, questa esposizione si propone di esplorare uno degli aspetti più affascinanti e spesso sottovalutati dell’arte: il gioco, inteso come attività ludica, simbolica e creativa, che attraversa un secolo di evoluzione artistica e sociale.
Un percorso tra passato e presente
L’evento, aperto dal 28 giugno e aperto fino al 26 ottobre, presenta 112 opere provenienti da importanti istituzioni italiane, alcune delle quali mai esposte prima a Palazzo Cucchiari. La mostra si sviluppa in quattro sezioni tematiche, non ordinate cronologicamente, ma legate dai fili invisibili del gioco e dell’immaginazione: “Svaghi e ricreazioni del quotidiano”, “Crescere ed imparare: un gioco da ragazzi”, “Intrattenimenti e spettacoli: l’invenzione del tempo libero”, e “Sfide, competizione e destino”. Attraverso queste categorie, l’esposizione traccia un percorso che abbraccia artisti e opere diversissimi, dal realismo ottocentesco alle avanguardie del Novecento, sintetizzando il ruolo simbolico e pratico del gioco nella cultura e nell’arte italiane.
Il gioco come metafora della creazione artistica
Il tema del gioco, secondo curatore e studiosi, si configura come una “isola incerta” — uno spazio di libertà tra la realtà e l’immaginazione, tra le regole sociali e il capriccio creativo. Lo spiega anche Roger Caillois, che tha il gioco come una dimensione magica, di scoperta e invenzione, che l’arte traduce attraverso soggetti allegorici, scene di vita quotidiana, ritratti e sculture. La mostra mette in luce come, nell’Ottocento, il gioco diventi un’esperienza umana universale, un simbolo di innocenza, libertà e desiderio di evasione, spesso narrato con attenzione alla condizione dell’infanzia, tra nostalgia e desiderio di purezza.

Dall’imitazione al divertimento consapevole
L’arte italiana tra l’800 e il ‘900 traduce le molteplici sfumature del gioco. Si va dalle bambine di Silvestro Lega che fingono di diventare signore, ai bambini che replicano i gesti dei grandi in dipinti e sculture, fino alle scene di circo, maschere di carnevale e momenti di sport — elementi che incarnano la ricerca di svago e di sfida. La mostra mette in evidenza come il gioco si sposti dall’allegoria verso una rappresentazione più diretta della vita quotidiana e degli aspetti più liberi e spontanei dell’esistenza.
Particolarmente significativi sono i lavori come “Le bambine che fanno le signore” di Lega, “La carrozzella” di Carlo Carrà, e le sculture di Marino Marini o Giacomo Manzù, che testimoniano la capacità degli artisti di catturare il movimento, la vitalità e l’illusorietà delle sfide sportive, delle feste popolari e dei giochi tradizionali.
Arte, divertimento e società
L’esposizione sottolinea anche come il gioco abbia assunto nel tempo un valore sociale e politico: dagli sport, simbolo di progresso e di emancipazione, alle lotterie e al casinò, che fanno del gioco un simbolo di modernità, sfida e rischio. Arte e società si intrecciano in un discorso sul modo in cui il divertimento diventa un modo per riflettere sulle sfide del vivere quotidiano, sugli sforzi del crescere e sulle tensioni tra ordine e caos.
“In gioco” non è solo una mostra di opere d’arte italiana: è un invito a riscoprire il valore simbolico e ludico del fare artistico, un movimento tra realtà e fantasia che ci ricorda come il gioco rappresenti da sempre un importante ponte tra innocenza e responsabilità, tra sogno e impegno.
