Dal 14 febbraio al 26 giugno 2026, il piano nobile di Casa Ariosto a Ferrara ospita “Impronte da Schifanoia”, mostra personale del pittore ferrarese Riccardo Mayr. Venti opere nate dal dialogo con il celebre ciclo del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia — uno dei capolavori assoluti del Rinascimento estense — vengono esposte nel luogo che fu dimora di Ludovico Ariosto, tra le atmosfere ancora intatte di un palazzo che profuma di Quattrocento. Un progetto curato da Pietro Di Natale e organizzato da Fondazione Ferrara Arte, che trasforma la memoria rinascimentale in immagine contemporanea.
Casa Ariosto e Palazzo Schifanoia: due cuori del Rinascimento ferrarese
Ferrara è una città che custodisce il Rinascimento non nei musei soltanto, ma nelle pietre, nei cortili, nelle case. E pochi luoghi lo incarnano con la stessa intensità di Casa Ariosto, la dimora in cui Ludovico Ariosto trascorse gli ultimi anni della sua vita, e che oggi conserva un piccolo museo dedicato al poeta dell’Orlando furioso. È qui, al piano nobile, che prende vita “Impronte da Schifanoia”: una mostra che mette in dialogo due stagioni dell’arte ferrarese — quella del Quattrocento e quella di oggi — con una coerenza e una delicatezza rare.
L’altro polo di questo dialogo è Palazzo Schifanoia, e in particolare il suo Salone dei Mesi: uno dei cicli pittorici più straordinari del Rinascimento italiano, voluto da Borso d’Este e realizzato tra il 1469 e il 1470 da un gruppo di artisti eccezionali, tra cui Francesco del Cossa e il giovane Ercole de’ Roberti. Un sistema visivo complesso e affascinante, in cui mitologia, astrologia e politica si fondono in un unico racconto per immagini: dodici mesi, dodici storie, un universo simbolico ancora oggi inesauribile.
Riccardo Mayr: lavorare per sottrazione
Chi è Riccardo Mayr? Architetto di professione e pittore per vocazione, Mayr rappresenta una figura rara nel panorama dell’arte contemporanea italiana: un artista che ha fatto della sottrazione il proprio metodo e della memoria visiva il proprio territorio. Non si tratta di copiare, citare o reinterpretare. Si tratta di qualcosa di più sottile e più radicale.
Di fronte al ciclo dei Mesi di Schifanoia, Mayr non guarda l’insieme ma i dettagli: un panneggio, una figura laterale, un elemento naturale quasi trascurabile nel grande schema narrativo dell’affresco. Li isola, li priva della loro funzione originaria, li libera dal racconto che li conteneva. E in questo gesto di sottrazione, qualcosa di inatteso accade: il frammento acquista una nuova autonomia formale, si sospende tra figurazione e astrazione, smette di essere citazione e diventa immagine a sé stante.
Mayr stesso definisce queste opere “impronte”: non riscritture né reinterpretazioni, ma tracce dell’immaginario rinascimentale che a distanza di secoli rinascono nel nostro tempo, portando con sé slittamenti semantici, talvolta ironici e spiazzanti, suggeriti dai titoli che l’artista assegna a ciascun lavoro.
Le opere: pagine di libri antichi come superficie pittorica
C’è un elemento tecnico che rende le opere di Mayr immediatamente riconoscibili e concettualmente coerenti con il progetto: tutte sono realizzate su pagine di libri antichi e documenti di famiglia. Superfici che già portano in sé il peso del tempo, la stratificazione della storia, la fisicità dell’antico. Sopra di esse, una tecnica mista conferisce alle superfici l’aspetto dell’antico muro dipinto: la stessa materia degli affreschi di Schifanoia, restituita in formato contemporaneo.
Tra le venti opere in mostra, particolare attenzione meritano quelle tratte dal mese di Settembre: dipinti in cui i particolari scelti da Mayr, pur presentandosi in veste del tutto nuova, sprigionano ancora l’originaria forza plastica ed espressiva della pittura di Ercole de’ Roberti. Un equilibrio miracoloso tra fedeltà e libertà, tra memoria e invenzione.
Il ciclo dei Mesi di Schifanoia è assunto da Mayr non come semplice fonte di ispirazione, ma come matrice generativa: un luogo di origine da cui le immagini continuano a derivare e trasformarsi, dimostrando che la grande arte del passato non è un archivio chiuso ma un organismo vivo, capace di continuare ad agire in contesti culturali radicalmente diversi da quello che l’ha prodotta.
Una riflessione sul tempo, la memoria e la vita delle immagini
“Impronte da Schifanoia” è una mostra che invita a riflettere su domande grandi e fondamentali: cosa resta di un’immagine quando la si separa dal contesto che le dava senso? Cosa succede quando la memoria visiva attraversa i secoli e affiora in un’opera contemporanea? Le immagini hanno una vita propria, indipendente dalle intenzioni di chi le ha create?
Riccardo Mayr non risponde a queste domande: le abita, le esplora, le trasforma in pittura. E il risultato è un corpus di opere che parla simultaneamente a chi conosce bene il Rinascimento ferrarese e a chi non lo ha mai incontrato, perché la qualità formale di ogni singola opera è autosufficiente, capace di emozionare anche senza il codice della fonte.

La mostra è curata da Pietro Di Natale e organizzata da Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Cultura, Turismo e rapporti con l’Unesco del Comune di Ferrara: un progetto che conferma la capacità di Ferrara di fare della propria straordinaria eredità rinascimentale non un peso da conservare ma una risorsa viva da cui continuare a generare cultura.
Casa Ariosto: un motivo in più per visitare
La scelta di Casa Ariosto come sede espositiva aggiunge un ulteriore livello di significato alla mostra. La dimora del poeta dell’Orlando furioso, con la sua atmosfera rinascimentale ancora intatta e il piccolo museo dedicato ad Ariosto, è essa stessa un luogo in cui passato e presente coesistono con naturalezza. Visitare “Impronte da Schifanoia” significa entrare in un dialogo a tre voci: Schifanoia, Ariosto, Mayr. Tre modi diversi di fare arte, tre epoche diverse, una stessa città.
Nel giardino di Casa Ariosto è allestita in contemporanea anche la mostra “Vecchi amici. Grandi alberi a Ferrara”, con fotografie di Dario Berveglieri: un’altra occasione per fermarsi, guardare e ascoltare ciò che Ferrara ha ancora da dire.
Informazioni utili per la visita
Dove: Casa Ariosto, piano nobile, Ferrara | Quando: dal 14 febbraio al 26 giugno 2026 | Curatore: Pietro Di Natale | Organizzazione: Fondazione Ferrara Arte, Servizio Cultura Comune di Ferrara
Un dialogo tra Rinascimento e contemporaneo, nel cuore di una delle città d’arte più belle d’Italia.
