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    Home»Featured Articles»Il Seicento napoletano protagonista a Forte dei Marmi
    Giuseppe Ruoppolo (Napoli 1630-1710), Natura morta con frutta, zucche, pappagallo, tartaruga e zuppiera di maiolica, 1670-1680, olio su tela, 99x127,5 cm
    Giuseppe Ruoppolo (Napoli 1630-1710), Natura morta con frutta, zucche, pappagallo, tartaruga e zuppiera di maiolica, 1670-1680, olio su tela, 99x127,5 cm
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    Il Seicento napoletano protagonista a Forte dei Marmi

    RedazioneBy RedazioneFebbraio 22, 2026Nessun commento3 Mins Read
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    Dal 27 marzo al 27 settembre 2026 il Forte Pietro Leopoldo I ospita la mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito, un’importante esposizione che porta per la prima volta in Toscana un nucleo significativo di opere dedicate alla stagione d’oro della pittura napoletana del Seicento.

    Promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Fondazione Villa Bertelli, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell’arte moderna a Napoli, la mostra è curata da Nadia Bastogi e riunisce 39 dipinti esemplari capaci di ripercorrere l’evoluzione della pittura partenopea dopo la svolta determinata dalla presenza a Napoli di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio tra il 1606 e il 1610. Non si tratta di una panoramica esaustiva, ma di un racconto critico costruito attraverso lo sguardo e le scelte collezionistiche di Giuseppe De Vito, ingegnere, imprenditore e tra i maggiori studiosi e collezionisti del Seicento napoletano.

    Aniello Falcone (Napoli 1607-1656), Battaglia con cavalieri in costumi moderni, 1646, olio su tela, 120x142 cm
    Aniello Falcone (Napoli 1607-1656), Battaglia con cavalieri in costumi moderni, 1646, olio su tela, 120×142 cm

    Il percorso espositivo, progettato dall’architetto Marco Francesconi, segue un andamento cronologico che consente di evidenziare insieme continuità stilistiche e relazioni tematiche. Si parte dall’impatto rivoluzionario del naturalismo caravaggesco, con opere di protagonisti come Battistello Caracciolo e Jusepe de Ribera, figure centrali nell’affermazione del luminismo drammatico e nella nuova interpretazione dei soggetti sacri. La scena napoletana tra gli anni Trenta e Cinquanta del Seicento emerge poi nella sua vivacità e complessità, documentando la capacità degli artisti di rielaborare il naturalismo in forme più aperte al classicismo e al barocco, tra martirii, scene di cronaca, soggetti profani e figure femminili legate alla devozione partenopea.

    Un’intera sezione è dedicata alla natura morta, genere che a Napoli conobbe una straordinaria fortuna e che trovò interpreti di grande raffinatezza come Luca Forte, Paolo Porpora e Giuseppe Recco, capaci di trasformare il dato naturale in costruzione poetica e simbolica. L’ultima parte del percorso documenta infine gli sviluppi verso il pieno barocco, con opere di Mattia Preti e Luca Giordano, protagonisti di una stagione di grande fama internazionale che segna la maturità della scuola napoletana.

    Domenico Gargiulo, detto Micco Spadaro (Napoli 1609-10 - 1675), Corteo di Bacco, 1650 ca., olio su tela, 68x102 cm
    Domenico Gargiulo, detto Micco Spadaro (Napoli 1609-10 – 1675), Corteo di Bacco, 1650 ca., olio su tela, 68×102 cm

    Accanto alle opere, uno spazio specifico è dedicato alla figura di Giuseppe De Vito, illustrata attraverso documenti e materiali in parte inediti che testimoniano il suo ruolo nella riscoperta critica del Seicento napoletano, la partecipazione alle grandi mostre degli anni Ottanta e la fondazione del periodico “Ricerche sul ’600 napoletano”. La collezione, oggi conservata presso la villa di Olmo a Vaglia, rappresenta una delle raccolte più coerenti e significative dedicate a questo periodo, costruita a partire dagli anni Settanta con un’attenzione particolare alla corrente naturalista e alla qualità delle opere.

    La presentazione della mostra nella cornice del Forte mediceo di Forte dei Marmi assume un valore speciale anche per il territorio della Lucchesia, ricco di testimonianze caravaggesche legate a maestri come Pietro Paolini e Simone del Tintore, favorendo un dialogo tra la cultura figurativa napoletana e quella toscana. Patrocinata dal Ministero della Cultura, dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Lucca, l’esposizione sarà accompagnata da un catalogo edito da Pacini Fazzi (2026) con contributi istituzionali e saggi critici, confermandosi come uno degli appuntamenti culturali più rilevanti del 2026 in Toscana.

    Toscana
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