Honoré Daumier nasce nel 1808 a Marsiglia e nel 1811 insieme al padre si trasferisce a Parigi. Sin dalla giovane età fa diversi mestieri per mantenersi: commesso di un legale, aiutante in una libreria e apprendista litografo. Avvia anche in contemporanea il suo apprendistato artistico: diventa inizialmente allievo del pittore Alexandre Lenoir e poi studente all’Academie Suisse. Entra in contatto con gli ambienti della sinistra radicale e dopo la Rivoluzione di Luglio diventa collaboratore dei principali giornali che si oppongono al regime di Luigi Filippo, per questo motivo esordì (ed è il filo conduttore della sua carriera artistica) con soggetti riguardanti la lotta politica e la satira sociale.
Fra la Rivoluzione di Luglio e gli anni della Comune di Parigi realizza all’incirca 4000 incisioni, tra cui quella del sovrano Luigi Filippo e al prefetto della polizia Gisquet. Condannato a sei mesi di prigione per la sua satira, continua in carcere la produzione grafica realizzando in questo periodo i suoi primi dipinti ad olio.

Ammirato da Balzac, entra in contatto con Baudelaire che ne riconosce il talento espressivo. Tra il 1836 e il 1838 tenuto conto della censura, affronta la satira di costume: inventando una serie di Robert Macaire (personaggio al quale dedica più di cento litografie). Realizza una serie di tele degli Avvocati la cui falsità professionale è ritratta tra intensi contrasti di luce proiettati su uno sfondo bruno. Ritorna alla satira politica con la rivoluzione del 1848 dipinge: La famiglia sulla barricata, La sommossa, La repubblica. In questi anni si dedica principalmente alla pittura, dipinge: Gli immigrati, poi invia al Salon del 1849 Il mugnaio, il figlio e l’asino. Espone al Salon del 1851 Ninfe inseguite dai Ladri e Don Chisciotte e Sancio vanno al nozze di Camaccio e quello del 1861 con La lavandaia, infine nel 1869 vi partecipa con I critici d’arte in uno studio.

Nel 1855 si trasferisce a Valmondois e intensifica i suoi rapporti con i pittori della scuola di Barbizon e anche con Charles-François Daubigny, Jean-Baptiste Camille Corot e Jean-François Millet. Le sue nuove relazioni gli permettono di approfondire i suoi interessi per gli effetti della luce e per la ricerca pittorica sempre più rigorosa, anche se non trascura la satira politica o di costume che gli permette di sopravvivere economicamente, insieme alla realizzazione di una serie di quadri che rappresentano la vita della povera gente e alle condizioni di degrado.
George Besson nel libro intitolato “Daumier”:
“Da ogni suo quadro, sprizza il colore di una lirica; e ogni figura diventa un tipo; e ogni cosa è un pretesto perché fauni, fatti epici, figure umane si trasfigurano in armonie.”
Dipinge Vagone di terza classe intorno al 1863/5 e la serie degli Amatori di stampe. Si dedica alla descrizione di molteplici ambienti teatrali come Crispino e Scapino, Il melodramma, i Saltimbanchi e la serie di Don Chisciotte.
Licenziato dalla rivista illustrata Chiarivari, vive dal 1867 in ristrettezze finanziarie, aiutato solo da Corot che lo sostiene economicamente. Continua a dipingere anche se gradualmente la vista si indebolisce. Muore a 71 anni nel 1879.

Il vagone di terza classe
Daumier mostra con uno sguardo quasi impietoso una massa di pendolari stipati in una pessima carrozza di un treno illuminato soltanto dalla luce che entra dai due finestrini. Il treno non è qui emblema di modernità, tipica rappresentazione dell’epoca, ma luogo della diseguaglianza sociale e dell’alienazione. I volti hanno espressioni angosciate, tristi e rassegnate, solo il bambino seduto accanto alla donna anziana sembra accennare nel sonno ad un lieve sorriso. Daumier si serve di una gamma cromatica dominata dai toni rosso-bruni fortemente chiaroscurati e di un disegno semplice ma vigoroso. Daumier denuncia senza esitazione, come in tutte le sue opere, il problema della disparità di classe rinunciando qui ad ogni forma di ironia.
