Il Museo di Roma apre ufficialmente al pubblico il 21 aprile del 1930, data simbolica per la città, nell’edificio dell’ex Pastificio Pantanella, affacciato su Piazza della Bocca della Verità. L’inaugurazione avviene sotto la direzione di Antonio Muñoz, allora responsabile delle Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma, figura centrale nella definizione delle politiche culturali della capitale tra le due guerre. La nascita del museo si inserisce in un più ampio progetto di propaganda culturale promosso dal regime fascista, che nello stesso complesso aveva già istituito, nel 1926, il Museo dell’Impero.
Se l’Antiquarium e il Museo dell’Impero erano concepiti per celebrare il mito della romanità antica, il Museo di Roma nasce con l’obiettivo di colmare idealmente la distanza tra l’età imperiale e la città moderna, raccontando la storia medievale e moderna di Roma. L’intento era quello di costruire una vera e propria epopea della città, attraverso immagini, documenti e testimonianze artistiche capaci di restituire l’identità urbana e sociale della capitale nei secoli successivi alla fine dell’Impero.

Nella sua fase iniziale, tuttavia, il progetto si concretizza in un allestimento prevalentemente illustrativo e documentario. Le sale ospitano calchi in gesso, riproduzioni, affreschi e frammenti lapidei provenienti dalle grandi demolizioni urbane, oltre a un nucleo di ceramiche e a una ricca collezione di piante, stampe e incisioni che documentano l’evoluzione della città dal Cinquecento all’Ottocento. Un ruolo di particolare rilievo è svolto dai dipinti di artisti contemporanei che raffigurano luoghi scomparsi o profondamente trasformati, tra cui spiccano gli acquerelli di Ettore Roesler Franz, fondamentali per la memoria visiva della Roma ottocentesca.
Negli anni successivi, grazie all’impegno dello stesso Antonio Muñoz, il Museo di Roma avvia un significativo processo di arricchimento delle collezioni. Importanti acquisizioni, come i dipinti della collezione Rospigliosi e una serie di busti ritratto seicenteschi, contribuiscono a elevare la qualità artistica del patrimonio esposto, trasformando progressivamente il museo da semplice strumento documentario a istituzione di rilievo storico-artistico.
Nel 1939, a causa degli eventi bellici, il museo viene chiuso e solo nel 1952 riapre al pubblico nella sede attuale di Palazzo Braschi, edificio neoclassico situato tra piazza Navona e corso Vittorio Emanuele II. Il trasferimento segna una nuova fase nella vita dell’istituzione, che continua ad accrescere le proprie collezioni, in particolare nei settori della grafica e della fotografia. Proprio la crescita straordinaria di questi nuclei porta, all’inizio degli anni Settanta, alla creazione del Gabinetto delle Stampe e dell’Archivio Fotografico Comunale, strutture autonome che verranno poi riassorbite nel Museo di Roma nel 1994.
Nel corso degli ultimi decenni, l’originaria vocazione storico-documentaria del museo si è progressivamente evoluta verso una più marcata valorizzazione artistica. Oggi il Museo di Roma conserva una collezione di circa 120.000 opere, tra dipinti, sculture, stampe, fotografie e abiti, che raccontano la storia della città attraverso molteplici linguaggi e punti di vista.
Questa ricchezza e varietà di materiali ha ispirato il nuovo allestimento inaugurato il 28 marzo 2017. Il percorso espositivo, collocato al secondo e al terzo piano di Palazzo Braschi, segue un criterio tematico anziché cronologico, consentendo una lettura più articolata e trasversale della storia urbana. Il primo piano è invece destinato alle mostre temporanee, concepite come strumenti di approfondimento e dialogo con il pubblico, capaci di ampliare e rinnovare costantemente l’offerta culturale del museo e della città.
Oggi il Museo di Roma rappresenta un punto di riferimento essenziale per comprendere l’identità storica, sociale e artistica della capitale, offrendo una narrazione complessa e stratificata che restituisce la memoria di una città in continua trasformazione.
