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    Home»Da non perdere»Il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi: un tesoro dell’arte italiana del Novecento
    Il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi: un tesoro dell’arte italiana del Novecento
    © Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi
    Da non perdere

    Il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi: un tesoro dell’arte italiana del Novecento

    RedazioneBy RedazioneGennaio 11, 2026Nessun commento3 Mins Read
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    Inaugurato nel 1974 a Cortina d’Ampezzo, il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi nasce grazie alla generosa donazione alle Regole d’Ampezzo di Rosa Braun, vedova del collezionista Mario Rimoldi. La collezione, frutto di un’attività collezionistica lunga e appassionata, rappresenta oggi uno dei nuclei più significativi dell’arte italiana del XX secolo, offrendo una panoramica completa e articolata sulle tendenze figurative e sperimentali che hanno attraversato il Novecento.

    Mario Rimoldi, raffinato conoscitore e appassionato d’arte, intrattenne rapporti personali e professionali con molti artisti di primo piano, frequentatori della conca ampezzana. Tra questi figurano nomi come Filippo de Pisis, Giorgio de Chirico, Mario Sironi, Massimo Campigli e Bruno Music, con i quali il collezionista instaurò relazioni di amicizia e collaborazione. La sua sensibilità e lungimiranza emerge già nel 1941, in occasione della prima Mostra delle collezioni d’arte contemporanea a Cortina, quando la collezione di Rimoldi si presenta già ben delineata: spiccano allora le opere di de Pisis, Giorgio Morandi, Bruno Semeghini, Ottone Rosai, Campigli, Sironi, Giuseppe Garbari, Gino Severini, Mario Tosi e Giuseppe Guidi.

    Con il dopoguerra, la collezione si amplia e si rinnova, accogliendo opere sperimentali di artisti precedentemente rappresentati con dipinti figurativi. Rimoldi mostra particolare interesse per gli artisti legati al filone figurativo e all’ambiente veneto, come Cadorin, Cesetti, Saetti, Tomea e Depero, senza trascurare nuove correnti artistiche emergenti fuori dai confini regionali. L’inserimento de La Zolfara di Renato Guttuso e di opere di protagonisti della sperimentazione come Giuseppe Corpora, Bruno Crippa, Giuseppe Dova, Aldo Morlotti, Bruno Music, Emilio Vedova e altri, testimonia la capacità del collezionista di accogliere innovazioni e linguaggi contemporanei.

    Rimoldi si avvicina anche ad artisti stranieri di rilievo, come Oskar Kokoschka, Fernand Léger, Roger de Villon e Ossip Zadkine, e segue con attenzione le neoavanguardie e gli astratti degli anni Cinquanta, delineando una collezione versatile e aperta al panorama internazionale.

    Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha riconosciuto l’intera collezione di interesse culturale, sottolineandone il valore storico e artistico: in cinquant’anni di raccolta, Mario Rimoldi ha costituito un insieme che permette di cogliere l’evoluzione dell’arte italiana del XX secolo, con capolavori imprescindibili di autori come Alberto Savinio, Giuseppe Garbari, Fortunato Depero, Renato Guttuso, Filippo de Pisis, Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Bruno Semeghini, Giuseppe Tomea, Mario Tosi e Massimo Campigli.

    L’esposizione permanente del museo offre una selezione significativa delle opere più iconiche della collezione. Tra queste spiccano Chiesa di Cortina e Soldatino francese di Filippo de Pisis, le Bagnanti di Carena, lo Squero di San Travaso di Bruno Semeghini, La Zolfara di Renato Guttuso, il San Sebastiano di Giuseppe Garbari, Ile des charmes di Alberto Savinio e il Concerto di Massimo Campigli. Ogni opera racconta non solo la poetica dell’artista ma anche il gusto e la sensibilità del collezionista, capace di cogliere momenti cruciali della storia dell’arte italiana e internazionale.

    Oggi il Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi non è solo custode di una delle collezioni più significative d’Italia, ma rappresenta anche un punto di riferimento per studiosi, appassionati e visitatori, offrendo un’esperienza culturale che intreccia storia, collezionismo e ricerca artistica, in un contesto naturale unico come quello della conca ampezzana. Attraverso le sale del museo, emerge chiara la visione di Mario Rimoldi: un’arte aperta, moderna e internazionale, capace di dialogare con le tendenze del tempo senza perdere il legame con l’identità italiana e veneta.

    Veneto
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