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    Home»Diplomazia Culturale»Identità Oltre Confine: la mostra curata da Benedetta Carpi De Resmini alla DOTS Gallery di Belgrado
    Identità Oltre Confine: mostra a Belgrado curata da Benedetta Carpi De Resmini
    Identità Oltre Confine: mostra a Belgrado curata da Benedetta Carpi De Resmini
    Diplomazia Culturale

    Identità Oltre Confine: la mostra curata da Benedetta Carpi De Resmini alla DOTS Gallery di Belgrado

    RedazioneBy RedazioneGennaio 13, 2026Nessun commento4 Mins Read
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    Prosegue il viaggio europeo del progetto Identità Oltre Confine, a cura di Benedetta Carpi De Resmini. La terza tappa si inaugurerà il 22 gennaio 2026 alle ore 18.00 presso la DOTS Gallery di Belgrado, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado e il supporto dell’Ambasciata d’Italia a Belgrado.

    Identità Oltre Confine è un progetto espositivo promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in occasione del venticinquesimo anniversario della Collezione Farnesina. L’iniziativa propone una riflessione ampia e stratificata sul concetto di identità nel contesto contemporaneo, segnato da crisi ecologiche, fenomeni migratori, instabilità geopolitiche e profonde fratture culturali.

    Nato come percorso itinerante in tre tappe — Berlino, Vilnius e La Valletta — e realizzato in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura, il progetto ha progressivamente superato i confini iniziali, grazie alla forza dei temi affrontati e al significativo interesse suscitato a livello internazionale.

    Identità Oltre Confine: mostra a Belgrado curata da Benedetta Carpi De Resmini
    Identità Oltre Confine: mostra a Belgrado curata da Benedetta Carpi De Resmini

    Belgrado rappresenta la prima tappa di questa espansione: ospitato presso la DOTS Gallery, il progetto entra in dialogo con un contesto profondamente segnato da trasformazioni storiche, ridefinizioni di confini e processi di ricostruzione. La città diventa così un laboratorio culturale per indagare le relazioni tra passato e presente, e per osservare come identità individuali e collettive si formino attraverso continui attraversamenti. Il dialogo intergenerazionale tra artisti e artiste attiva nuove forme di resistenza simbolica, immaginazione e rilettura della storia.

    L’opera Fibonacci di Mario Merz apre il percorso con la forza di un’immagine utopica e transnazionale: la spirale numerica diventa metafora di una conoscenza organica, non gerarchica, che si espande per connessioni e ramificazioni. Attorno a questo nucleo si articolano tre sezioni tematiche – Radici di resistenza, Ecologie instabili, Geografie del distacco – che affrontano le tensioni del contemporaneo da prospettive radicali e plurali.

    In Radici di resistenza, corpo e linguaggio diventano strumenti di emancipazione. Le opere di Tomaso Binga, Carla Accardi, Ketty La Rocca, Maria Lai ed Elisa Montessori, figure cardine dell’avanguardia femminile italiana, dialogano con quelle di Elena Bellantoni, Silvia Giambrone, Marinella Senatore e Loredana Di Lillo. Ne scaturisce una trama di genealogie critiche, dove la sovversione non è memoria ma pratica viva: atti che scompongono, riscrivono e performano nuovi alfabeti della disobbedienza.

    La sezione Geografie del distacco affronta invece la frattura come esperienza. Le opere di Gea Casolaro, Agnese Purgatorio e Sarah Ciracì tracciano una mappa delle ferite – urbane, sociali, emotive. Quelle di Rä di Martino, Marta Roberti e Paola Gandolfi introducono figure sospese tra umano e non umano, corpi-macchine o presenze liminali che interrogano l’identità come condizione fluida, migrante, in continuo divenire.

    In Ecologie instabili, il paesaggio è inteso non come sfondo ma come organismo vulnerabile: un ecosistema ferito e in trasformazione. Le artiste Letizia Battaglia, Silvia Camporesi, Martina della Valle, Elena Mazzi e Laura Pugno affrontano la natura come luogo di crisi e di possibile rigenerazione, invitando a riflettere sulla responsabilità dello sguardo e sulla necessità di immaginare nuove forme di coesistenza. In questa sezione è inserita, per la prima volta, anche l’opera di Iginio De Luca, recentemente entrata nella Collezione Farnesina.

    Per la tappa di Belgrado alcune artiste presentano interventi site-specific. Elena Bellantoni espone, oltre alle maschere originali utilizzate nell’opera video The Fox and The Wolf: Struggle for Power (Collezione Farnesina), una selezione di opere video realizzate nel 2019 nell’ambito del progetto On the Breadline, sviluppato tra Belgrado, Istanbul, Atene e Palermo. I video, presentati su vecchi monitor a tubo catodico, si configurano come un unico corpo scultoreo, in cui l’immagine in movimento diventa materia e presenza fisica. Da uno dei monitor, che ospita il video Blue White Red ed isolato rispetto agli altri, si diramano una serie di nastri colorati che richiamano i colori della bandiera serba. In questo intervento il corpo diventa spazio politico e simbolico, alimentandosi della tensione tra il mito del leader forte e la complessità della realtà storica e sociale.

    Infine, la poesia Si chiama Guerra, 2003 di Tomaso Binga, presentata in forma installativa e sonora, intreccia corpo, linguaggio e politica, proponendosi come atto di resistenza poetica. In un paese che ha conosciuto occupazioni, lacerazioni e rinascite, la voce di Binga risuona come un invito a riscoprire la vulnerabilità come forza generativa e come condizione essenziale per nuove forme di convivenza e radicamento.  

    Agnese Purgatorio, in continuità con le opere in collezione e in particolare Perhaps you can write to me, il cui titolo è ispirato all’universo poetico di Emily Dickinson, realizza un’installazione centrata su una grande buca delle lettere, dispositivo di relazione e di attesa. Sulle sue superfici sono esposte una serie di cartoline raffiguranti immagini d’acqua, il Danubio e la Drina, attraversate da due frasi poetiche, di registri formali differenti, scritte a mano dall’artista.

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