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    Home»Pillole di Storia Dell'Arte»I Nabis: profeti della pittura simbolista a Parigi
    nabis - Édouard Vuillard, The Flowered Dress (1891) (Wikimedia Commons).
    Édouard Vuillard, The Flowered Dress (1891) (Wikimedia Commons).
    Pillole di Storia Dell'Arte

    I Nabis: profeti della pittura simbolista a Parigi

    RedazioneBy RedazioneGennaio 10, 2026Updated:Gennaio 10, 2026Nessun commento3 Mins Read
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    I Nabis, dal termine ebraico nabi (profeta) e dall’arabo nabī, furono un gruppo di artisti parigini appartenenti all’avanguardia post-impressionista, attivi negli anni ’90 del XIX secolo. Il termine fu coniato da Henri Cazalis per descrivere un gruppo di giovani pittori usciti dall’Académie Julian e dall’École des Beaux-Arts, accomunati dall’intento di rinnovare la pittura e superare i limiti del realismo impressionista. Al centro del gruppo si collocava Paul Sérusier, che influenzò profondamente i compagni grazie alla sua esperienza a Pont-Aven con Paul Gauguin. Qui Sérusier realizzò, nel 1888, il celebre dipinto su tavoletta di pioppo Paysage au bois d’amour, che i Nabis chiamarono Talismano, simbolo della loro conversione verso una pittura più semplice, arcaica e interiore.

    Il gruppo dei Nabis, già dalla fine degli anni Ottanta, si raccoglieva intorno a Sérusier e a opere come il Talismano, dando vita a un movimento in cui il colore non era più strumento di rappresentazione naturalistica, ma veicolo di significato emotivo e simbolico. I Nabis cercavano la purezza formale, la bidimensionalità e la sintesi dei volumi, ponendo il tema in secondo piano rispetto alla disposizione dei colori e delle linee. Il colore diventava così linguaggio e simbolo, capace di evocare stati d’animo, emozioni e mondi interiori, anche attraverso scene di vita quotidiana.

    nabis - Édouard Vuillard, The Flowered Dress (1891) (Wikimedia Commons).
    Édouard Vuillard, The Flowered Dress (1891) (Wikimedia Commons).

    Fin dall’inizio, il gruppo dimostrò apertura verso altre forme artistiche, dalla musica alla letteratura, leggendo autori come Baudelaire e Mallarmé, e considerandosi una sorta di confraternita dedita alla ricerca delle radici autentiche dell’arte. Nel 1889, al Caffè Volpini di Parigi, i Nabis organizzarono una prima esposizione con opere di Sérusier, Bernard e Gauguin, ribadendo la centralità del Talismano e della loro nuova visione artistica.

    I Nabis pubblicarono regolarmente le loro opere sulla rivista Revue Blanche a partire dal 1891. Le loro litografie e manifesti si ispiravano alle decorazioni di Puvis de Chavannes, agli affreschi italiani del Quattrocento e alle stampe giapponesi, fondendo tradizione e innovazione. Nel 1895, l’esposizione di Cézanne organizzata dal mercante d’arte Ambroise Vollard colpì profondamente il gruppo, che riconobbe nell’artista un modello per trasformare l’impressionismo in un linguaggio solido e duraturo. Maurice Denis, uno dei principali membri, celebrò questa influenza in un noto omaggio a Cézanne nel 1900.

    Il gruppo dei Nabis iniziò a sfaldarsi tra il 1896 e il 1897 e, dopo l’ultima mostra del 1900, i membri proseguirono percorsi artistici individuali, pur mantenendo l’influenza del movimento nella pittura europea del primo Novecento.

    Tra i membri più noti dei Nabis figurano Pierre Bonnard, che si firmava le Nabi très japonard, Maurice Denis, le Nabi der schönen Ikonen, Édouard Vuillard, le Nabi zouave, Paul Sérusier, le Nabi à la barbe rutilante, e Félix Vallotton, le Nabi étranger. Il movimento includeva anche scultori come Aristide Maillol e poeti come Henri Cazalis, e artisti di diverse nazionalità come József Rippl-Rónai dall’Ungheria e Mogens Ballin dalla Danimarca.

    I Nabis rappresentarono una tappa fondamentale nella storia dell’arte moderna: superarono l’impressionismo verso un’arte simbolica e decorativa, fondata sull’espressione interiore, la purezza della forma e l’armonia dei colori. La loro influenza si estese oltre la pittura, investendo la grafica, la stampa e il design, tracciando la via a movimenti successivi come il simbolismo, il fauvismo e l’arte decorativa del primo Novecento.

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    Redazione

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