Henri Rousseau nato il 21 maggio 1844 a Laval (Francia), lascia gli studi prematuramente e si arruola volontariamente in fanteria nel 1863 per evitare la casa di correzione in seguito di un piccolo furto nello studio di un avvocato, e sconta un mese di prigione nel carcere di Pré Pigeon. Dal 1871 inizia a lavorare nell’ufficio comunale del dazio di Parigi, in quel periodo comincia a sognare di diventare pittore. Dipinge nel tempo libero come autodidatta, affitta un piccolo atelier all’impasse du Maine 18 bis. I dipinti inizialmente suscitano critiche malevole e pungenti, paragonando la sua pittura a quella di un bambino che non sa dipingere, una pittura ingenua. Per fortuna di Rousseau e di tanti altri artisti dell’epoca da poco era stata fondata la Société des Artistes Indépendants, così nel 1886 Henri espone quattro dei suoi quadri, portandoli alla mostra con una carriola. Sera di carnevale (1886)viene esposta al fianco alla Grande Jatte (1886) di Georges Seurat. Da quella prima esposizione in poi comincia a far parlare di se, anche se non sempre in modo positivo, e dedica più tempo alla pittura. Nel corso degli anni le finanze non brillano: spesso il mercante Foinet gli fa credito per pennelli, colori e tele, mentre spesso ridotto alla fame è soccorso da un’erbivendola alla cui figlia dà in cambio lezioni di musica. Per sbarcare il lunario scrive alcune commedie e insegna pittura alla scuola l’Association Philotechnique. Nonostante una vita modesta, il pittore amplia le sue amicizie, conosce Guillaume Apollinare, Robert Delaunay e Wilhelm Uhde. Il quotidiano Figarò lo definisce nel 1907 un caposcuola come Cézanne, questo elogio porta la vendita di numerose opere e l’apertura di un salotto dove si radunano amici e artisti tra cui Picasso, Brancusi, Braque, Max Weber, Apollinaire e Fénéon. L’apoteosi della sua carriera giunge solo nel 1908 con il famoso “banquet Rousseau” organizzato da Picasso nel suo atelier a Montmartre. La felicità di Henri Rousseau non dura a lungo, oltre alla morte delle due mogli e di quasi tutti i suoi figli in tenera età, viene processato e condannato per raggiro bancario. In un clima di povertà e austerità realizza uno dei suoi grandi capolavori Il sogno (1910), acquistato prima di essere esposto da Ambroise Vollard e amato subito dalla critica. Il 2 settembre 1910 muore per una ferita accidentale ad una gamba non curata in tempo.
Le opere più famose
Uno dei quadri più celebri del Doganiere è La guerra (1894, Musée d’Orsay Parigi) venne esposta al Salon des indépendent del 1894 con la seguente didascalia: “Passa spaventosa, lasciando dappertutto disperazione, pianti e rovina”. Il quadro rappresenta una donna scapigliata (la personificazione della guerra) che corre su un cavallo nero, con spada e fiaccola, tra un paesaggio etereo e irreale con nuvole rosa, sotto di lei una massa di cadaveri gonfi mangiati dai corvi. Come molti dei quadri di Henri Rousseau l’atmosfera è senza tempo, la pittura è piatta ma audace e sembra richiamare quadri medievali e rinascimentali visti dal pittore al museo del Louvre, come quelli di Paolo Uccello.

Da non dimenticare la Zingara addormentata (1897, MoMA New Yok), in un lettera del pittore datata 10 luglio 1897 al sindaco di Laval, cui proponeva l’acquisto per 2.000 o 1.800 franchi, egli ci fa una descrizione personale dell’opera:
Una negra girovaga, suonatrice di mandolino, con la giara a fianco, dorme profondamente, spossata dalle fatiche. Un leone passa per caso, ma non la divora. La scena si ambienta in un deserto del tutto arido. La zingara indossa vestiti orientali.
Un dettaglio di questo quadro svela la chiave di lettura dell’opera, nonostante Henri Rousseau sia molto attento a dipingere ogni singolo particolare sembra dimenticare le impronte sulla sabbia del leone e della donna. Questo elemento fa intuire all’osservatore che ci troviamo in un posto che non esiste o in un sogno, come scrive il maestro del surrealismo Jean Cocteau: “Nel posto in cui si trova la zingara non ci è venuta: è là, non è là. Non è un luogo dalle caratteristiche umane.”

Il terzo quadro più celebre, nonché l’ultimo ad essere esposto agli Indépendants, è Il sogno (1910, MoMA New York), scrive Apollinaire:
Su un divano 1830 dorme una donna tutta nuda. Tutto intorno urge una vegetazione tropicale abitata da scimmie e uccelli del paradiso e, mentre passano tranquillamente un leone e una leonessa, un negro – figura misteriosa – suona il flauto.

In una lettera di Rousseau datata 1 aprile del 1910 indirizzata al critico André Dupont:
La donna assopita sul divano sogna di essere trasportata nella foresta, ascoltando il suono dello strumento suonato dall’incantatore di serpenti.
Si trovano chiari rimandi per la raffigurazione della donna ai quadri di Manet, in particolare all’Olympia e alla Colazione sull’erba. Mentre per lo sfondo raffigurante la giungla Henri Rousseau si ispirò e studiò dal vero alla Serre Der Jardin des Plantes a Parigi: osservava meticolosamente le foglie e le delimitava a matita stendendo dalle venti alle cinquanta sfumature di verdi diversi.
