Guido Cagnacci nasce nel 1601 a Santarcangelo di Romagna, piccola cittadina sulla via Emilia, vicino a Rimini. La sua formazione è avvolta da incertezze: tra il 1618 e il 1621 si trasferisce a Bologna sotto il sostegno del padre, probabilmente seguendo la scuola di Ludovico Carracci o di un suo allievo. Successivamente soggiorna a Roma, dove entra in contatto con il Guercino, influenzando la sua prima produzione pittorica. I suoi primi dipinti documentati risalgono al 1627 e includono opere religiose come la Processione del Santissimo Sacramento e il San Sisto Papa, conservate a Saludecio.
Tra il 1623 e il 1648 Cagnacci lavora prevalentemente in Romagna, guadagnandosi fama ma anche scandali. Un tentativo di fuga con Teodora Stivivi, giovane vedova di una famiglia nobile, lo costringe a un breve esilio da Rimini nel 1628. Nonostante ciò, l’artista continua a ricevere commissioni importanti. Nel 1635, per esempio, realizza la pala con San Giuseppe e Sant’Egidio per la confraternita dei Falegnami e dei Fabbri, che segna il passaggio dalla fase giovanile alla maturità.
Durante gli anni romagnoli Cagnacci approfondisce lo studio dei grandi maestri emiliani, come Guido Reni e il Guercino, affinando la resa dei corpi e della luce. Tra le opere di rilievo si ricordano i dipinti per il duomo di Forlì, tra cui San Valeriano e San Mercuriale (1643), e la tela San Giuseppe in estasi, conservata nella chiesa dei Falegnami della stessa città.

Nel 1648 l’artista si trasferisce a Venezia, assumendo il nuovo nome di “Guido Canlassi da Bologna” e dedicandosi a dipinti di soggetti profani e figure femminili. Questo periodo segna una svolta nel suo linguaggio artistico, con una maggiore enfasi sulla sensualità, il movimento e l’intensità cromatica.
Verso il 1660, su invito dell’imperatore Leopoldo I, Cagnacci si stabilisce a Vienna, dove realizza la sua opera più celebre: La morte di Cleopatra. La versione finale, con le ancelle sullo sfondo, è conservata al Kunsthistorisches Museum, mentre la Pinacoteca di Brera ospita una variante più intima e sensuale con la sola regina morente.
Cagnacci è stato definito da molti “bizzarro e stravagante”, non solo per la sua vita movimentata, ma anche per la capacità di rappresentare la passione e la sensualità, spesso in contrapposizione alla devozione religiosa. Questa duplice anima, tra sacro e profano, rende le sue opere un punto di riferimento nel Barocco italiano del Seicento, a cavallo tra Caravaggio e Guido Reni.
Oggi le opere di Cagnacci sono presenti in numerosi musei e collezioni private, e la città di Forlì ha celebrato il pittore con una mostra dal titolo “Guido Cagnacci, protagonista del Seicento tra Caravaggio e Reni” (Musei di San Domenico, 2008). La Pinacoteca civica di Forlì conserva inoltre opere come l’Allegoria dell’Astrologia sferica e il dipinto Fiasca con fiori, attribuiti con vari gradi di certezza all’artista.
Guido Cagnacci muore a Vienna nel 1663, lasciando un’eredità artistica che unisce magistralmente luce, colore e sensualità, e che continua a influenzare lo studio del Barocco italiano fino ai nostri giorni.
