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    Home»Arte Medievale»Giotto a Firenze: il Frammento Vaticano in mostra all’Opificio delle Pietre Dure
    Giotto, Due teste di apostoli o santi (cosiddetto “Frammento Vaticano”), Collezione privata, prima del restauro, recto
    Giotto, Due teste di apostoli o santi (cosiddetto “Frammento Vaticano”), Collezione privata, prima del restauro, recto
    Arte Medievale

    Giotto a Firenze: il Frammento Vaticano in mostra all’Opificio delle Pietre Dure

    RedazioneBy RedazioneSettembre 18, 2025Updated:Ottobre 9, 2025Nessun commento2 Mins Read
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    Dal 29 luglio al 1 novembre 2025 il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze accoglie un’opera di eccezionale importanza: il cosiddetto Frammento Vaticano, unica testimonianza superstite del ciclo di pitture murali che Giotto e la sua bottega realizzarono per l’antica Basilica di San Pietro in Vaticano nel primo quarto del XIV secolo.

    L’esposizione fa parte del ciclo “Caring for Art. Restauri in mostra”, dedicato a presentare al pubblico i risultati dei più recenti interventi di conservazione. Dopo un complesso restauro condotto dall’Opificio delle Pietre Dure tra il 2016 e il 2019, il frammento è ora pienamente leggibile e restituisce tutta la forza espressiva della pittura giottesca.

    Giotto, Due teste di apostoli o santi (cosiddetto “Frammento Vaticano”), Collezione privata, dopo il restauro: particolare del volto del santo di destra
    Giotto, Due teste di apostoli o santi (cosiddetto “Frammento Vaticano”), Collezione privata, dopo il restauro: particolare del volto del santo di destra

    Il dipinto raffigura due figure di santi, per lungo tempo identificate erroneamente con San Pietro e San Paolo, e costituisce una rara testimonianza dell’attività romana di Giotto. La sua storia è segnata da secoli di trasformazioni: sopravvissuto alla demolizione dell’antica basilica vaticana nel XVI secolo, fu donato nel 1610 da Pietro Strozzi a Matteo Caccini, che provvide a conservarlo e a esporlo al culto.

    Le indagini diagnostiche e la pulitura hanno permesso di rimuovere ridipinture e patine che ne oscuravano la qualità pittorica, rivelando la finezza degli incarnati e la costruzione netta delle figure. Gli studi hanno confermato l’attribuzione diretta a Giotto, collocando l’opera con maggiore sicurezza nel corpus delle sue creazioni e aprendo nuove riflessioni sulla sua attività romana.

    Questa mostra rappresenta un’occasione rara per studiosi e appassionati di ammirare un capolavoro quasi inedito, oltre a conoscere da vicino il lavoro di ricerca e restauro condotto con rigore scientifico dall’Opificio delle Pietre Dure. Un evento che unisce storia dell’arte, conservazione e valorizzazione del patrimonio, restituendo al pubblico un tassello fondamentale della pittura del Trecento.

    2025 Toscana
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    Redazione

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