Giacinto Gigante, massimo esponente della Scuola di Posillipo (gruppo di artisti che operano a Napoli nel secondo decennio dell’ottocento, dediti esclusivamente alla pittura di paesaggio), nasce a Napoli l’11 luglio 1806.

Le prime nozioni sulla pittura le apprese dallo stesso padre, Gaetano Gigante, successivamente frequentò privatamente l’atelier di Jakob Wilhelm Huber, paesaggista tedesco. Nello stesso atelier conosce il pittore vedutista olandese Anton Sminck van Pittlo (1791-1837) da cui apprese le basi per la pittura dal vero. Inizialmente l’esordio fu modesto: iniziò come impiegato-topografo nel Real Ufficio e piano piano cominciò ad esporre alcune opere. Nel 1828 vengono stampate le sue impressioni litografiche di un viaggio pittoresco nel Regno delle due Sicilie, e successivamente escono una serie di cento vedute all’acquaforte di Napoli e dintorni. Il primo febbraio 1831 sposò Eloisa Vianelli, da questo matrimonio felice nacquero otto figlie.
Termina la sua formazione tra il 1830 e il 1840, in quegli anni Gigante è già un pittore di successo che conquista onorificenze e accede ad alti incarichi, tra cui quello di maestro di disegno dei figli di Ferdinando II e poi di pittore di corte. Richiestissimo dalla nobiltà locale e straniera, nel 1846 accompagna lo Zar di Russia in un viaggio attraverso la Sicilia, dove compone un Album di vedute dell’isola. L’impresa garibaldina e l’unificazione dell’Italia sono duri colpi per Giacinto Gigante, ma si adatta rapidamente alla nuova realtà politica: per il re d’Italia dipinge il grande acquerello La Cappella di San Gennaro. Giacinto Gigante muore settantenne, il 29 novembre 1876, venerato da tutto il mondo artistico.

I suoi scorci non hanno niente a che vedere con i “paesaggi souvenir” turistici delle vedute di Napoli, care ai visitatori e turisti all’inizio del secolo. Napoli e dintorni, se pur amati da Giacinto Gigante, restano un’occasione incidentale, spunti per trasfigurazioni lirico-elegiache. La sua è una ripresa dal vero come avvio alla fantasticherie, alla mitografia: isole incantate, rovine, macchine arboree popolate da ninfe, di satiri, creature di cui si avverte la presenza per una improvvisa sospensione del tratto o per una rarefazione della luce.

Gigante inventò una pittura a mezza tempera, un acquerello rialzato da tocchi di guazzo per accentuare l’effetto luministico. Tecnica visibile in opere come: Grotte di Palazzo Donn’Anna, Lago con bagnante, Posillipo da Villa Minutolo e Tramonto a Capri.
