Francesco De Mura entrò nella bottega di Francesco Solimena nel 1708, quando non aveva ancora dodici anni, rimanendovi fino al 1730. Durante questo periodo realizzò le sue prime opere degne di nota, fortemente influenzate dallo stile del maestro. Tra queste, spicca il Cristo crocifisso con san Giovanni per la chiesa di San Girolamo delle Monache a Mezzocannone (circa 1713).
Dalla fine del terzo decennio iniziò a sviluppare uno stile autonomo, più leggero e luminoso, caratterizzato da un cromatismo chiaro e vibrante che diventerà la sua cifra stilistica. Esempio emblematico di questa fase è la commessa per la chiesa di Santa Maria Donnaromita (1727‑1728), per la quale dipinse undici tele tra Virtù e l’Adorazione dei Magi.

Periodo torinese e opere successive
All’inizio degli anni Quaranta, De Mura compì un breve soggiorno a Torino, dove ricevette importanti commissioni, tra cui decorazioni per il Palazzo Reale. Tornato a Napoli, realizzò opere di grande eleganza come la Allegoria delle Arti, oggi conservata al Louvre.
Il massimo riconoscimento e gli ultimi anni
Dopo la morte di Solimena nel 1747, De Mura fu riconosciuto come il pittore più importante di Napoli, ruolo che mantenne fino alla sua scomparsa il 19 agosto 1782. Secondo le sue volontà, fu sepolto nella chiesa del convento di San Pasquale a Chiaia.
Eredità artistica
Il vivace cromatismo e la raffinata eleganza di De Mura lo rendono un punto di riferimento per il rococò napoletano e un modello per le generazioni successive. Le sue opere testimoniano il passaggio stilistico dal Barocco al Rococò, combinando monumentalità e leggerezza con una sensibilità psicologica rara per l’epoca.
