La Fondazione Biscozzi | Rimbaud di Lecce, in collaborazione con l’Associazione per Filippo de Pisis, presenta dal 14 febbraio al 10 maggio 2026 la mostra “Filippo de Pisis e les Italiens de Paris”, a cura di Paolo Bolpagni e Maddalena Tibertelli de Pisis, dedicata a uno dei capitoli più originali e internazionali dell’arte italiana tra la fine degli anni Venti e i primi Trenta del Novecento. L’esposizione indaga l’esperienza degli Italiens de Paris, un gruppo di artisti italiani attivi nella capitale francese accomunati da un’apertura verso l’Europa e da una posizione di parziale e consapevole fronda rispetto all’indirizzo dominante del Novecento italiano.
Al centro del gruppo si colloca il Groupe des Sept, composto da Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi, protagonisti di una stagione espositiva tra il 1928 e il 1933. Questi artisti condividevano riferimenti culturali, consuetudini professionali e una visione del classicismo moderna, mediterranea e antidogmatica, caratterizzata da libertà formale, pluralità di linguaggi e dialogo con la cultura internazionale.

Massimo Campigli (1895-1971), a Parigi dal 1919, elaborò uno stile tra purismo e arcaismo, ispirato al tardo Cubismo e all’arte etrusca, con figure femminili monumentali e colori gessosi dal sapore quasi affrescato. Giorgio de Chirico (1888-1978) ampliò il concetto di classicità attraverso cicli ispirati all’antichità greco-romana e alla tradizione barocca, mentre Filippo de Pisis (1896-1956), stabilitosi a Parigi nel 1925, sviluppò una pittura libera e immediata, influenzata dall’Impressionismo e dai Fauves, con pennellate rapide definite come una “stenografia pittorica”. René Paresce (1886-1937) passò dal Cubismo eterodosso a uno stile arcaizzante ispirato alla pittura toscana del Quattrocento, mantenendo una posizione autonoma e colta, mentre Alberto Savinio (1891-1952) maturò una pittura vicina al Surrealismo ma radicata nella poetica metafisica, fondata sull’ironia e la “spettralità”. Gino Severini (1883-1966), a Parigi dal 1906, elaborò un classicismo numerico e proporzionale applicato a pitture monumentali ispirate alla Commedia dell’Arte e ai mosaici antichi, mentre Mario Tozzi (1895-1979) svolse un ruolo di mediazione tra Italia e Francia sviluppando un “classicismo attivo”, sospeso tra mito e realtà.
A sostenere il gruppo furono figure come il critico Waldemar George, difensore dell’italianismo a Parigi e promotore del gruppo alla Biennale di Venezia del 1930, e il gallerista Léonce Rosenberg, che favorirono la partecipazione degli artisti anche alle esposizioni del Novecento Italiano.
Il percorso espositivo pone al centro la figura di Filippo de Pisis, a partire dal celebre dipinto Dalie (1932), esposto nella prima sala dell’allestimento permanente. Intorno a oltre venti opere realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi Trenta si sviluppa un confronto diretto con i dipinti degli altri membri del Groupe des Sept, permettendo di osservare affinità, differenze e la comune tensione internazionale del gruppo, lontana dalle teorizzazioni di “moderna classicità” promosse in Italia da Margherita Sarfatti.

La mostra offre inoltre l’opportunità di ammirare tre opere mai esposte in Italia, provenienti dal Musée de Grenoble grazie alla donazione di Emanuele Sarmiento: I due pesci (1927) e Il piede romano (1927) di De Pisis e Natura morta (Katinka) (1932) di Mario Tozzi. Questi lavori consentono di approfondire il dialogo artistico tra Italia e Francia e la ricezione internazionale della pittura italiana del periodo.
Accompagnata da un catalogo trilingue (italiano, francese e inglese) edito da Dario Cimorelli Editore, con saggi dei curatori e riproduzioni a colori di tutte le opere, la mostra rappresenta un’occasione unica per riscoprire la vitalità dell’arte italiana del primo Novecento e l’influenza di Parigi come crocevia di scambi culturali e sperimentazioni artistiche.
