C’è un’arte che per secoli è stata relegata ai margini — considerata decorativa, domestica, femminile nel senso riduttivo del termine. Un’arte fatta di fili, aghi, tessuti consumati e punti pazienti. Eppure oggi, nelle gallerie più importanti del mondo, quella stessa arte occupa le pareti del MoMA di New York e del Centre Pompidou di Parigi. Si chiama fiber art, o arte tessile, e non ha mai smesso di evolversi. Sette artisti contemporanei, provenienti da paesi e culture diversissimi tra loro, dimostrano perché questo linguaggio è oggi tra i più vivi e necessari.
Alexandra Drenth — il ricamo come meditazione
L’artista olandese Alexandra Drenth lavora principalmente con materiali tessili, realizzando collage e ricami a mano che cercano connessioni tra il vecchio e il nuovo. Per lei il ricamo non è solo una tecnica: è un tempo sottratto all’urgenza, uno stato mentale. Le sue ispirazioni vengono dalle esperienze personali, dalle lettere e dalle poesie: vita e lavoro si mescolano senza soluzione di continuità. Le parole che meglio descrivono il suo universo sono sensibilità, misticismo, silenzio, sperimentazione e atemporalità.
Sheila Hicks — arte tessile come scultura
La carriera dell’americana Sheila Hicks — che risiede e lavora a Parigi — si estende da oltre cinquant’anni. Il suo lavoro è concettuale e comprende arazzi non convenzionali, sculture di grandi dimensioni e miniature tessute, spingendosi ben oltre l’uso di fibre tradizionali come cotone, lana e seta: nei suoi pezzi compaiono anche fibre d’acciaio. Le sue opere sono nelle collezioni permanenti del Museum of Modern Art di New York, del Centre Pompidou e del Museum of Fine Arts di Boston.
Diane Savona — la memoria cucita
L’americana Diane Savona crea opere che cercano di salvare la memoria dei suoi antenati polacchi. Recupera oggetti tessili della sfera domestica — ricami, lavori a uncinetto, abiti da battesimo — e li riordina, appiattisce, trasforma. Spogliandoli della forma originale, gli indumenti diventano qualcosa di altro: memorie fossilizzate, impressioni parziali di generazioni scomparse. «Le mie opere tessili sono arte e archeologia», dice. «Sono le storie delle passate generazioni.»
Lotta Pia Kallio — il surrealismo del tessuto
L’artista finlandese Lotta Pia Kallio crea opere surrealiste che sfidano lo spettatore a guardare da una prospettiva inattesa. I suoi strumenti preferiti sono il tessile e il video, e il processo creativo ha per lei la qualità di un rituale. Macchia i tessuti con ruggine, vino, tè, caffè, pittura acrilica e spray, incorpora giocattoli rotti e usa metodi grafici per trasferire immagini sulla superficie. «I miei lavori riflettono spesso il passato: cerco di catturare il tempo per capire gli avvenimenti intorno a me», spiega. Le sue opere si trovano in musei in Ungheria e in Finlandia.
Junko Oki — le linee libere
La giapponese Junko Oki ricama senza disegnare alcun tipo di contorno sul tessuto, usando sottili linee di cucitura ad alta densità che sembrano lottare per esprimere un mondo interiore. Chiama il suo metodo “Free Line Circulation”: le sue opere sono percorsi creati dalle linee stesse, schemi che emergono senza progetto preventivo. Ha pubblicato tre libri della sua opera. «Quando ho aghi, filati e altri materiali davanti a me», racconta, «qualcosa si muove nella mia mente e mi riempio di forza emotiva, dove riguadagno il mio vero sé.»
Cecile Dachary — il tessuto come seconda pelle
La francese Cecile Dachary lavora sul confine tra arte tessile e corpo umano. Per lei il tessuto è una seconda pelle: mantiene il segno di chi lo ha indossato, è vivo, ha una materialità sensuale. Usa stoffe consumate che portano le tracce del tempo — deformità, macchie — e le tinge con coloranti ricavati da ciò che ha in casa: tè, candeggina, spezie da cucina. Il risultato evoca memorie mutevoli, volumi organici che possono essere inquietanti, sensuali, violenti. Una delle sue caratteristiche distintive è la linea irregolare, la mancanza di finitura pulita, che conferisce alle opere una qualità volutamente decostruita.
Cecile Perra — bambole, voodoo e nostalgia
Anche la seconda Cecile francese di questa lista, Cecile Perra, lavora con tessuti, ma il suo universo è popolato anche da vecchie fotografie, bambole, giocattoli e oggetti ritrovati. Le sue sculture tessili assomigliano a bambole antiche, creature mitiche, figure goffe ed eleganti allo stesso tempo. «Gioco con la vita e la memoria dei miei personaggi come una bambina che gioca con le bambole», racconta. Dal 1996 espone attivamente in tutta la Francia; nel 2012 ha portato il suo lavoro anche nei Paesi Bassi.
Perché l’arte tessile conta
Questi sette artisti raccontano qualcosa di più grande di sé stessi. Dimostrano che un’arte a lungo sottovalutata — perché associata al lavoro femminile, alla sfera domestica, all’artigianato — è in realtà uno dei linguaggi più capaci di parlare di memoria, identità, corpo e tempo. Fili e aghi, nelle mani giuste, non decorano: raccontano.
