Nel cuore della Nuvola all’EUR, Fever State si presenta come una delle proposte più significative di Arte in Nuvola 2025 (21 –23 novembre 2025, Roma Convention Center – La Nuvola) , confermando la centralità della Repubblica di Corea come Paese Ospite d’Onore nell’ambito dell’Anno degli Scambi Culturali Corea–Italia 2024–2025, celebrativo del 140° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. La mostra, promossa dall’Istituto Culturale Coreano in Italia in collaborazione con la Korean Foundation for International Cultural Exchange, intende rivelare al pubblico internazionale la vitalità della giovane scena artistica coreana, offrendo uno sguardo ampio e coerente sulle evoluzioni estetiche, concettuali e materiali che caratterizzano la creatività emergente del Paese. Fin dalla sua ideazione, Fever State è concepita non solo come una rassegna espositiva, ma come un campo di intensità, un luogo di incontro tra memorie antiche e sensibilità digitali, tra eredità culturale e pulsioni globali. La “febbre” evoca una condizione condivisa: un aumento di temperatura emotiva, simbolica e sociale che attraversa una generazione. È uno stato di tensione generativa, che spinge gli artisti a interrogare il proprio rapporto con il presente, con la storia, con la tecnologia e con un mondo sempre più connesso e fratturato.
L’esposizione mette in luce come questi giovani autori facciano convivere tradizioni visive e artigianali con linguaggi digitali, performance, tecniche sperimentali e narrazioni intime, ridefinendo continuamente i confini dell’arte contemporanea coreana. Minhoon Kim trasforma corde tinte con indaco e ossido di ferro in sculture che uniscono gestualità manuale e valore simbolico. Le sue forme sospese parlano di tensione e resistenza, di un sapere antico che si rigenera nel presente. Yuja Kim estende invece la fotografia verso superfici e dimensioni inattese, cercando nelle immagini modi per trattenere la memoria e trasformarla in presenza. Il lutto, la cura e l’amicizia diventano materia visiva che supera il fotogramma tradizionale per farsi spazio avvolgente. Yun Choi rielabora i linguaggi dei media commerciali per svelarne gli automatismi e le contraddizioni, dando forma a un universo in cui consumo, tecnologia e identità si intrecciano in ritmi ipnotici. Con ironia e acutezza critica, le sue opere illuminano l’immaginario collettivo della Corea contemporanea. Jongwan Jang, attraverso estetiche kitsch e pellami animali, affronta invece la fragilità dei rapporti tra essere umano e natura. La sua pittura su materia organica genera tensioni perturbanti, rivelando un mondo a metà tra fiaba e distopia. La coreografa e artista Yanghee Lee porta nella mostra il corpo in movimento, scomponendolo e ricomponendolo attraverso video che esplorano origine, disciplina e ossessione del gesto danzato. Le sue immagini interrogano la fisicità come archivio di tradizioni, emozioni e memorie. Infine, Kai Oh trasforma la fotografia in oggetto tattile e tridimensionale, stratificando immagini urbane e frammenti digitali in tessuti traslucidi. Nelle sue opere la vita dell’expat, la città e le forme della natura si fondono in una narrazione sospesa tra disorientamento e appartenenza. Pur nella diversità dei loro mezzi espressivi, questi sei artisti condividono un movimento comune: attraversano tradizione e modernità senza opporle, esplorano il digitale senza recidere il legame con la materia, trasformano esperienze personali in visioni collettive.
Le loro opere dimostrano che l’arte coreana contemporanea non si limita a inseguire le tendenze globali, ma propone un linguaggio autonomo, capace di emergere e distinguersi per profondità simbolica e originalità formale. Fever State diventa così un luogo di riflessione sul presente e una finestra aperta sul futuro, una dimostrazione della forza creativa che caratterizza oggi la Corea sulla scena internazionale. Portare queste voci a Roma significa intrecciare nuove traiettorie culturali tra i due Paesi, offrendo al pubblico italiano la possibilità di entrare in dialogo con una generazione che sta ridefinendo in modo radicale le coordinate dell’arte contemporanea.
