Ci sono isole che non sono solo isole. La Sicilia, scriveva Leonardo Sciascia, è un continente — e chi ci arriva per la prima volta con occhi davvero aperti lo capisce quasi subito, di fronte alla densità di strati che ogni angolo del territorio porta con sé: geologici, storici, mitologici, culturali. È con questi occhi che Monira Al Qadiri ha attraversato l’isola nell’ottobre del 2025, durante la vendemmia, per la residenza nomade che ha dato origine alla decima edizione di Viaggio in Sicilia, il progetto di Planeta Cultura aperto al pubblico dal 24 maggio 2026 alla Tenuta Planeta dell’Ulmo, a Sambuca di Sicilia.
Un progetto che compie dieci anni
Viaggio in Sicilia nasce nel 2004 da un’intuizione che unisce produzione vinicola e ricerca artistica: l’idea che il vino, radicato nel territorio come pochi altri prodotti, potesse diventare uno strumento narrativo capace di raccontare la complessità della Sicilia. Da quella prima edizione, il progetto ha coinvolto artisti italiani e internazionali in un confronto diretto con i luoghi, la storia e le culture dell’isola, trasformando tenute agricole in spazi di produzione e riflessione contemporanea.
La decima edizione si inserisce nel programma Gibellina 2026 OFF, calendario di eventi collaterali promosso nell’ambito di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, e nasce anche dalla collaborazione con la Fondazione Merz — un sodalizio che da anni accompagna il progetto con una presenza continuativa di ricerca e confronto. La selezione di Monira Al Qadiri è stata compiuta da Valentina Bruschi, curatrice del progetto dal 2015, Beatrice Merz e Vito Planeta: una giuria che ha riconosciuto nella ricerca dell’artista una risonanza profonda con i temi fondanti di Viaggio in Sicilia — memoria, paesaggio, trasformazione, intersezione tra mondi antichi e contemporanei.
Chi è Monira Al Qadiri
Kuwaitiana, nata in Senegal nel 1983, cresciuta in Kuwait durante la Guerra del Golfo, formatasi in Giappone, residente a Berlino: la biografia di Monira Al Qadiri è già di per sé una mappa di attraversamenti culturali. La sua pratica multidisciplinare — che spazia tra scultura, installazione, film e performance — ruota attorno alle storie culturali della regione del Golfo Persico e alla cosiddetta “petrocultura”: l’immaginario, l’economia e la mitologia del petrolio come forza che ha plasmato identità, paesaggi e rapporti di potere.

Le sue sculture iridescenti ispirate alle trivelle petrolifere, le opere che mettono in relazione natura e industria, desiderio e sfruttamento, mito e modernità, sono state esposte in istituzioni e biennali di rilievo in Europa, Medio Oriente e Stati Uniti. Un lavoro che affronta geopolitica, industria estrattiva e identità culturale con una capacità rara di trasformare materiali e simboli in narrazioni potenti sul presente.
Il viaggio come metodo
La residenza del 2025 è stata concepita come un’immersione nel tempo profondo della Sicilia: un attraversamento dell’isola tra paesaggi, siti archeologici e musei scientifici spesso lontani dai percorsi più conosciuti. Al Qadiri ha visitato Selinunte, Gibellina, l’Etna, Noto, Palermo, il Palazzo dei Normanni, il Palazzo Chiaromonte Steri e le collezioni paleontologiche del Museo Gemmellaro. Ad accompagnarla, passo dopo passo, la fotografa Federica Jannuzzi, cresciuta in Brianza e oggi residente tra Noto e Milano, che ha documentato il viaggio con la pellicola analogica restituendo un archivio visivo di scoperte quotidiane, incontri e rivelazioni.

ph. studio505 Courtesy l’artista e Planeta Cultura | the artist and Planeta Cultura
Come sottolinea la curatrice Valentina Bruschi, il progetto nasce sempre dall’idea di guardare la Sicilia attraverso occhi nuovi, lasciando che il viaggio e le stratificazioni culturali del territorio si trasformino lentamente in ricerca artistica. Nel caso di Al Qadiri, questa esperienza ha generato un legame così forte da spingerla a tornare più volte nell’isola anche dopo la fine della residenza: uno degli esiti più preziosi del progetto, quella capacità generativa di creare legami reali e duraturi tra artisti e luoghi.
Falconeri: il fossile che diventa scultura
Al centro di Geologie del Tempo c’è Falconeri, installazione che prende il nome dal Palaeoloxodon falconeri, l’elefante nano che abitò la Sicilia circa 500.000 anni fa. Esempio estremo di nanismo insulare — un fenomeno evolutivo determinato dall’isolamento geografico e dalla limitazione delle risorse — questo animale alto poco più di un metro alla spalla è diventato, attraverso i suoi resti fossili, un personaggio doppio: testimone scientifico di un passato remoto e, insieme, possibile origine del mito dei Ciclopi, i cui grandi crani con l’ampia cavità nasale centrale potrebbero aver ispirato l’immaginario omerico nel paesaggio vulcanico dell’Etna.
È in questo spazio di sovrapposizione tra scienza e mito che Al Qadiri colloca la sua opera. Il teschio viene isolato, estratto dal contesto naturalistico, e trasformato in una presenza scultorea autonoma e sospesa. Per la prima volta nella sua pratica, l’artista sceglie il marmo: una decisione non soltanto tecnica ma profondamente concettuale. Il marmo — legato alla tradizione scultorea mediterranea e alla monumentalità classica — introduce una dimensione di permanenza che dialoga con l’idea stessa di fossilizzazione e con la memoria stratificata dell’isola.
Nella sua ricerca, Al Qadiri ha sempre indagato la trasformazione delle materie prime — dal petrolio alle perle — come agenti di mutazione culturale, economica e simbolica. Con Falconeri questa riflessione si sposta dal tempo accelerato dell’estrazione contemporanea al tempo lentissimo della geologia: se nelle opere precedenti il petrolio rappresentava la compressione di ere geologiche trasformate in energia e capitale, qui il fossile diventa traccia visibile di un passato remoto che riemerge come forma. L’elefante nano si fa figura paradigmatica: un corpo che racconta isolamento e adattamento, metamorfosi e resilienza — categorie che risuonano tanto nella storia naturale della Sicilia quanto nelle società del Golfo al centro della ricerca dell’artista.
Il luogo dell’opera
Falconeri è collocata all’interno di una costruzione rurale rigenerata attraverso l’arte contemporanea: una piccola corte adiacente allo Studiolo Ulysses dell’Ulmo, trasformata in installazione ambientale. Di giorno l’opera dialoga con la luce naturale e con la vegetazione circostante; di notte un sistema di illuminazione ne amplifica la presenza, accentuandone la monumentalità e il carattere visionario. L’intervento è concepito come permanente, destinato a integrarsi stabilmente nel paesaggio di Ulmo.
L’opera entra in dialogo con lo Studiolo dedicato a Vito Planeta Sr. (1965–2023), promotore di Viaggio in Sicilia nel 2006 e figura centrale nella visione culturale della famiglia, situato tra i vigneti che guardano il Lago Arancio. Uno spazio di pensiero e incontro che ospita la sua biblioteca personale, custodita nell’opera Corpo Fragile di Ignazio Mortellaro, e due lavori di Claire Fontaine, tra cui On Fire, light box scelto anche come etichetta d’artista per il nuovo Chardonnay Planeta.
Una Sicilia come laboratorio
Con la sua decima edizione, Viaggio in Sicilia conferma una vocazione che non ha perso nulla della sua urgenza: fare della Sicilia un laboratorio di esperienza e pensiero, dove l’arte contemporanea nasce dall’attraversamento del paesaggio e ne restituisce, in forma sensibile, la complessità. Un progetto che dura da oltre vent’anni perché ha capito qualcosa di fondamentale — che il territorio non è sfondo, ma interlocutore. E che certi dialoghi, come quello tra un’artista kuwaitiana e un elefante nano vissuto mezzo milione di anni fa, hanno molto da dirci sul presente.
Geologie del Tempo / Geologies of Time di Monira Al Qadiri, a cura di Valentina Bruschi e Vito Planeta, è visitabile dal 24 maggio 2026 — ongoing — presso Tenuta Planeta Ulmo, Contrada Ulmo, Sambuca di Sicilia (AG).
