Torino, Manica Lunga, ospita dal 30 ottobre 2025 al 22 marzo 2026 la più grande retrospettiva italiana dedicata a Enrico David, artista anconetano classe 1966 che da quasi quarant’anni vive e lavora principalmente all’estero. La mostra, curata da Marianna Vecellio, raccoglie oltre ottanta opere tra pittura, scultura, disegni, installazioni e arazzi, offrendo un viaggio immersivo che attraversa tre decenni di carriera.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso sei grandi ambienti tematici, ognuno dei quali rappresenta un pilastro fondamentale del lavoro creativo dell’artista. Non seguendo un ordine cronologico, la mostra mescola passato e presente, opere già note e nuove produzioni, sperimentazioni e installazioni monumentali, immergendo il pubblico in una dimensione che oscilla tra il grottesco, il carnevalesco e l’autobiografico. Al centro di questo mondo si trova una memoria personale intensa: la morte improvvisa del padre durante una cena, un evento che ha segnato l’adolescenza di David e che torna come filo invisibile in molte delle sue opere.
L’allestimento stesso, concepito dall’artista, evoca l’atmosfera delle fiere campionarie degli anni Settanta che David frequentava con il padre. Elementi sospesi, pedane espositive, quadri rotanti e oggetti a metà tra arredo e opera d’arte trasformano lo spazio in un teatro dell’assurdo, invitando lo spettatore a muoversi in un mondo alternativo dove reale e immaginario si intrecciano. Questa ricerca di uno spazio linguistico proprio nasce dall’esperienza dell’artista nell’azienda paterna di mobili di design, dove la manualità e l’artigianato hanno lasciato un segno profondo sulla sua pratica.

Tra le opere principali in mostra figurano installazioni storiche come Madreperlage, realizzata per la personale londinese del 2003, e Ultra Paste, presentata all’Institute of Contemporary Arts di Londra nel 2007, fino a Abduction Cardigan, selezionata nel 2009 per il Turner Prize alla Tate Britain, e Tutto il resto spegnere, esposta al Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2019. La mostra si apre con una nuova opera di grande rilievo, Il centro dei miei occhi è 160 (1995-2025), che si affianca a Ultra Paste riproponendo in chiave surreale una cameretta d’infanzia, abitata da un ragazzo ritratto di spalle in un ambiente verde smeraldo, evocando il legame tra memoria personale e immaginazione.
“Domani torno” non è solo una celebrazione della produzione artistica di David, ma un vero e proprio elogio dell’immaginazione in un’epoca dominata dalla digitalizzazione. Come sottolinea la curatrice Marianna Vecellio, le opere dell’artista si oppongono alla decodificazione tecnologica, celebrando il corpo fisico, il materiale e l’esperienza del singolo. David stesso afferma che il filo unificante del suo lavoro è la responsabilità dell’artista nel mantenere il massimo controllo sulla nostra immaginazione, difendendola come un diritto fondamentale.
Il catalogo della mostra, in uscita a novembre, accompagna il percorso espositivo con saggi di Federico Campagna, Dawn Ades e Polly Staple, un’introduzione della curatrice e un dialogo tra l’artista e Francesco Manacorda, offrendo una documentazione completa delle installazioni e approfondimenti sul linguaggio creativo di David.
Visitare “Domani torno” significa entrare in un mondo in cui teatro, memoria, artigianato e surrealismo si intrecciano, in un’esperienza che stimola l’immaginazione e invita a osservare l’arte come un terreno in cui il reale e l’onirico si incontrano. È un invito a riscoprire la manualità, la materialità e la profondità dell’esperienza artistica, in una celebrazione dell’immaginario che si fa rarefatto e potente allo stesso tempo.
