Emilio Rizzi nacque a Cremona il 5 maggio 1881 da Giuseppe, avvocato, e Laura Botti. Fin da giovanissimo dimostrò grande talento artistico e, a soli quattordici anni, iniziò a frequentare l’Accademia di Brera, dove fu allievo di Giuseppe Mentessi, Cesare Tallone e Vespasiano Bignami. I suoi maestri lo considerarono il migliore della sua generazione. Abilitato all’insegnamento nel 1899, nel 1900 si iscrisse alla “Scuola speciale di pittura”, perfezionando la propria tecnica.
Nel 1903 vinse il Pensionato Fanny Ferrari del Comune di Cremona e si trasferì a Roma, città in cui conobbe Antonio Mancini, che influenzò profondamente la sua arte. Nello stesso anno esordì alla “Promotrice” con il dipinto Caino e Abele, e nel 1904 la sua opera Mestizia venne acquistata dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma. Successivamente espose a Milano il Ritratto di donna, ricevendo apprezzamenti da Ugo Ojetti, e tra le sue opere più note figurano I lavoratori del gas, esposti a Roma, Barcellona e Parigi.

Oltre a dipingere, Rizzi insegnò all’Accademia Moderna di Belle Arti di Roma insieme a Antonio Mancini e Aristide Sartorio, compiendo viaggi nei dintorni della città per dipingere paesaggi. Nel 1909 si stabilì a Parigi, esponendo al Salon des Artistes Indépendants e al Salon d’Automne, condividendo gli spazi espositivi con artisti come Rousseau e Bonnard. Dal 1905, inoltre, prese parte a importanti manifestazioni artistiche anche a Bruxelles, Barcellona e in Bretagna, consolidando la sua fama internazionale.
Durante la Prima guerra mondiale, Rizzi partecipò come soldato di artiglieria, alternando il servizio a soggiorni artistici a Roma, Napoli, Civita Castellana e Soriano del Cimino, ospite del principe Chigi. Al termine del conflitto, riprese le esposizioni e nel 1920 si trasferì stabilmente a Brescia, dove acquistò una casa in piazza della Loggia, aprendo uno studio che sarà il centro della sua attività fino alla morte.

Emilio Rizzi fu tra i fondatori dell’Associazione Artisti Bresciani, partecipando a numerose mostre personali e collettive tra il 1927 e il 1940. Negli anni ’30 si avvicinò anche all’affresco, come testimonia la Messa al campo della Casa del Combattente di Brescia (1938). La sua attività artistica spaziò dai ritratti ai paesaggi, con particolare attenzione alla vita quotidiana e alla luce dei territori in cui operava. Nel 1950 acquistò un podere a Nave, con l’idea di realizzare un grande studio per la pittura en plein air, ma decise poi di restare a Brescia, città dove morì il 22 dicembre 1952.
L’opera di Emilio Rizzi testimonia la dedizione a ritratti, paesaggi e affreschi, la capacità di dialogare con le principali correnti artistiche del suo tempo e l’impegno nella promozione dell’arte bresciana. Ancora oggi il suo lavoro rimane un esempio di impegno, tecnica e sensibilità emotiva, celebrando la vita artistica del Novecento italiano.
