Il ruolo delle donne nell’arte contemporanea non è più soltanto una questione di presenza numerica, ma di ridefinizione profonda dei linguaggi, dei canoni e delle strutture di potere che regolano la produzione culturale. In questo scenario si inserisce Women in Dialogue, piattaforma del PhotoVogue Festival che riunisce presentazioni, video e contributi visivi di artiste e organizzazioni impegnate nelle arti visive, accomunate da un forte orientamento etico: rappresentazione, paternità e visibilità come strumenti di advocacy e impatto sociale.
Il festival, organizzato in collaborazione con la Pinacoteca di Brera e la Biblioteca Nazionale Braidense e sotto il patrocinio della Camera Nazionale della Moda Italiana, pone al centro l’autodeterminazione femminile e la valorizzazione delle soggettività non binarie, proponendo un modello culturale in cui l’immagine non è semplice rappresentazione, ma atto politico e gesto di responsabilità.
Uno dei progetti più emblematici è Compañerx (2023–2024) della fotografa Camila Fálquez, lavoro multidisciplinare che intreccia fotografia, performance e video a sostegno della Ley Integral Trans, la prima legge colombiana a tutela delle persone trans e non binarie. Realizzato in collaborazione con la stilista Lorena Maza, lo scrittore César Vallejo e le attiviste Juli Salamanca e Yoko Ruiz della Liga de Salud Trans, il progetto raccoglie i ritratti di oltre 70 persone provenienti da più di 30 città della Colombia. L’opera culmina in una manifestazione pubblica in occasione della presentazione della legge al Congresso colombiano, trasformando l’arte in strumento concreto di partecipazione civile. Qui il ruolo delle donne nell’arte si espande: non solo autrici, ma promotrici di cambiamento legislativo e culturale.

Women and the Masters
PhotoVogue Festival 2026
Il potere trasformativo dello sguardo femminile emerge anche in You don’t think it will happen to you: a deep friendship forged on Ukraine’s frontline, progetto filmico che racconta l’amicizia tra due donne nate nel contesto della guerra in Ucraina. Diretto e montato da Paolina Stefani, con la narrazione di Alisa Sopova e la direzione della fotografia di Anastasia Taylor-Lind, il lavoro riflette sulla distanza emotiva tra “noi” e “loro”, mettendo in discussione la narrazione mediatica del conflitto. Quando entrambe le protagoniste vengono ferite, la guerra smette di essere un evento astratto e si trasforma in esperienza condivisa, generando una riflessione poetica su vicinanza, trauma e solidarietà. Anche qui l’arte diventa spazio di elaborazione collettiva e testimonianza.
La collaborazione con Vogue Ukraine nel progetto Futurespective amplia ulteriormente il discorso, presentando una nuova generazione di artisti ucraini che attraverso moda e narrazione visiva affermano resilienza e identità in un contesto internazionale. Le giovani autrici e autori coinvolti dimostrano come la creatività femminile possa inserirsi in circuiti globali mantenendo radici locali, trasformando la vulnerabilità in visione.
Il superamento del canone tradizionale è al centro anche di Challenging the Canon: Female and Non-Binary Gaze, realizzato in collaborazione con il PHmuseum attraverso il Women Photographers Grant. Le finaliste presentano lavori che documentano intimità, interrogano archivi silenziosi e affrontano questioni sociali urgenti. Lo “sguardo femminile e non binario” non è definito come categoria estetica rigida, ma come pratica critica capace di destabilizzare gerarchie consolidate.
Progetti come Atmos, che riunisce sei fotografe impegnate a esplorare identità, patrimonio e ambiente, e Birthright di Jade O’Belle, presentato dalla piattaforma Girls in Film, mostrano come il corpo femminile non sia più oggetto di rappresentazione passiva, ma luogo di potere e riscrittura simbolica. Individualità, genere e cultura vengono rielaborati in chiave trasformativa, in un dialogo tra storia e contemporaneità.
Il collettivo Femxphotographers rafforza questa prospettiva attraverso una struttura non gerarchica che mira a contrastare l’esclusione sistemica nel mondo della fotografia, creando reti di sostegno per artiste donne e non binarie. Parallelamente, programmi di mentorship come CondéFuture testimoniano l’importanza di accompagnare il talento con strumenti concreti di crescita professionale.
Infine, il progetto A Library within a Library invita ad approfondire il tema “Women by women” attraverso testi teorici e critici dedicati allo sguardo femminile nell’arte, ampliando il dialogo tra pratica artistica e riflessione accademica. La biblioteca diventa così spazio di sedimentazione culturale, complemento indispensabile alla produzione visiva.
Il ruolo delle donne nell’arte, come emerge dal PhotoVogue Festival, non si limita dunque alla conquista di visibilità, ma implica una ridefinizione delle strutture narrative e dei dispositivi di rappresentazione. Le artiste non solo raccontano il mondo: lo reinterpretano, lo mettono in discussione, ne cambiano le coordinate simboliche. In questo senso, l’arte diventa terreno di autodeterminazione e spazio politico in cui identità, memoria e futuro si intrecciano in una trama nuova, inclusiva e consapevole.
