Andrea Serra è una delle voci più originali del panorama creativo salentino. Nato a Lecce nel 1981, ha scelto fin da giovanissimo la pietra leccese come materiale d’elezione, trasformandola in opere dalle linee essenziali e innovative. Le sue Creazioni Serra, realizzate nel laboratorio a cielo aperto tra luce e vento del Salento, raccontano un legame profondo con il territorio ma anche uno sguardo proiettato al futuro. In questa intervista, Serra condivide il suo percorso artistico, il rapporto con la tradizione e la sua personale visione della scultura contemporanea.
Come descriverebbe la sua estetica scultorea e in che misura l’ispirazione alla natura influenza le forme e i materiali delle sue opere?
La mia estetica scultorea è profondamente legata alla mia terra, il Salento. Lavoro con la pietra leccese, un materiale che conosco bene e che mi permette di esprimere la mia creatività in modo autentico. La natura è una grande fonte di ispirazione per me, cerco di catturare la sua essenza nelle mie opere. Le forme che creo sono spesso ispirate a linee naturali, come le curve delle onde o il profilo delle foglie. La pietra leccese, con la sua texture unica e la sua composizione naturale, mi permette di creare opere che sono al tempo stesso solide e delicate, come la natura stessa. La mia scultura è un dialogo tra la materia e lo spazio, tra la forma e il vuoto, e la natura è sempre presente come riferimento e fonte di ispirazione.
- In che modo il territorio di Lecce e l’uso della pietra leccese hanno contribuito a definire la sua poetica artistica?
Il territorio di Lecce mi ha fornito una grande fonte di ispirazione, dalle coste alle campagne dell’entroterra. La mia scultura è un omaggio a questa terra e alla sua natura, e cerco di catturare l’essenza di questo luogo e le emozioni che regala nelle mie opere. La mia terra e la pietra leccese sono stati fondamentali nella definizione della mia poetica artistica e mi hanno permesso di esprimere la mia creatività in modo autentico e profondo.
- Qual è il suo processo creativo, dalla prima idea alla realizzazione finale, e quanto è importante mantenere viva la tradizione artigiana?
Il mio processo creativo inizia sempre con un’idea, un concetto o un’emozione che voglio esprimere attraverso la mia scultura. Cerco di catturare l’essenza di questo concetto e di tradurlo in una forma tridimensionale che possa comunicare con lo spettatore. La prima fase del mio processo creativo è la ricerca: faccio schizzi e disegni e cerco di visualizzare la forma che prenderà la mia scultura. Una volta che ho una chiara idea di quello che voglio creare, inizio a disegnare sulla pietra per poi modellarla. Utilizzo tecniche tradizionali di lavorazione della pietra, come la scalpello e la raspa, per dare forma alla mia scultura. La lavorazione della pietra è un processo lento e meditativo, che richiede attenzione e precisione, uso un materiale che ha una sua storia e una sua cultura, e io cerco di rispettare e valorizzare questa storia attraverso la mia scultura.
- Come percepisce la portata internazionale del suo lavoro?
Credo che la mia scultura abbia una qualità universale che trascende i confini culturali e geografici. Le mie opere sono il risultato di una profonda connessione con la mia terra e la mia cultura, ma allo stesso tempo sono aperte a interpretazioni e letture diverse. La mia partecipazione a mostre e eventi internazionali mi ha permesso di scoprire come le mie opere possano essere percepite e apprezzate in modi diversi. Questo mi ha arricchito come artista e mi ha fatto capire l’importanza di condividere la mia visione con un pubblico più ampio. Credo che l’arte abbia il potere di unire le persone e di superare le barriere culturali e linguistiche.

- C’è una scultura o un progetto recente di cui è particolarmente orgoglioso e che vorrebbe raccontare nel dettaglio?
Sì, c’è una scultura recente di cui sono particolarmente orgoglioso, si chiama ‘La Natura del Tempo’ e raffigura due cigni che si stanno risvegliando. L’idea di questa scultura è nata dalla mia riflessione sulla natura del tempo e sulla sua relazione con la vita e la morte. I cigni sono simboli di eleganza e di grazia, ma anche di trasformazione e di rinascita. La particolarità di questa scultura è che i due cigni creano un senso di unità e di armonia. Sono particolarmente orgoglioso di questa scultura perché rappresenta un punto di arrivo importante nel mio percorso artistico. Ho lavorato molto per sviluppare la tecnica e la visione necessarie per creare un’opera di questa complessità, e sono felice di vedere che il risultato finale è così emozionante e potente.
- Come vede l’evoluzione della scultura contemporanea rispetto alle tecnologie digitali e alle nuove forme espressive?
Personalmente, credo che la tecnologia digitale possa essere uno strumento potente per gli artisti, ma non deve sostituire la creatività e l’abilità manuale. La scultura è un’arte che richiede una profonda comprensione della materia e della forma, e la tecnologia digitale può essere utilizzata per ampliare le possibilità creative, ma non per sostituire l’artista.
- Quali progetti futuri o mostre ha in programma per i prossimi mesi?
Uno dei miei prossimi progetti più ambiziosi è quello di realizzare un tour di mostre che spero parta nel 2026. La realizzazione di questo progetto è molto impegnativa, ma sono determinato a renderlo possibile. Il mio obiettivo è quello di toccare le più importanti capitali europee per far conoscere la mia arte a un pubblico più ampio. Inoltre, sono appena stato coinvolto in un documentario autobiografico che racconta la mia storia e la mia passione per la scultura. Le riprese sono state emozionanti e ho avuto l’opportunità di condividere con la troupe la mia esperienza e la mia visione artistica. Il documentario sarà visibile al termine del montaggio e sarà un’occasione per chi è interessato alla mia arte di conoscere meglio la mia storia e il mio processo creativo.
