Nato a Parigi nel 1852, Pascal Dagnan-Bouveret crebbe a Melun nella casa del nonno, una figura centrale nella sua infanzia. Figlio di un modesto sarto, si avvicinò presto al disegno e alla pittura, e nel 1869 fu ammesso alla prestigiosa École des Beaux-Arts di Parigi. Qui lavorò negli atelier di due giganti dell’epoca, Alexandre Cabanel e Jean-Léon Gérôme, assimilando rigore accademico, attenzione al dettaglio e una profonda sensibilità luministica. Durante gli anni di formazione strinse amicizia con Jules Bastien-Lepage e Gustave Courtois, rapporti che influenzarono profondamente il suo percorso artistico.
Nel 1873 Dagnan-Bouveret aprì uno studio condiviso con Courtois e iniziò a frequentare con assiduità il Salone, dove esordì nel 1875. Il riconoscimento pubblico arrivò presto: nel 1880 ottenne una medaglia di prima classe con L’incidente, e pochi anni dopo, nel 1885, una medaglia d’onore per Cavalli all’abbeverata. Nonostante la mancata vittoria del Prix de Rome nel 1876, che lo vide comunque secondo classificato, l’artista proseguì con determinazione, avvicinandosi a un linguaggio sempre più personale.
Stabilitosi a Neuilly-sur-Seine a partire dal 1880, contribuì allo sviluppo del naturalismo francese con opere ispirate alla vita quotidiana e alle tradizioni popolari. La Bretagna, che iniziò a frequentare assiduamente dal 1885, divenne una delle sue principali fonti di ispirazione. Da questi soggiorni nacquero tele intense e solenni come Le Pardon en Bretagne, premiata con una medaglia d’onore all’Esposizione Universale del 1889.

Alla fine degli anni Novanta la sua ricerca artistica si orientò verso grandi scene religiose. Tra queste spicca L’Ultima Cena, presentata nel 1896 al Salone del Campo di Marte, un’opera che rivela la volontà di fondere tradizione accademica e nuove suggestioni formali. In questo periodo Dagnan-Bouveret fu tra i primi artisti a utilizzare sistematicamente la fotografia come supporto per studiare pose, luci e composizioni, anticipando un metodo che avrebbe influenzato molti pittori del secolo successivo.
Il 1891 segnò un altro importante traguardo: Dagnan-Bouveret fu nominato Ufficiale della Legion d’onore, riconoscimento che sanciva il suo prestigio nella scena artistica francese. Solo pochi anni più tardi, nel 1900, ottenne il Gran Premio all’Expo Universale per l’insieme della sua produzione e, nello stesso anno, fu eletto membro dell’Académie française.
Negli ultimi decenni della sua carriera si dedicò in particolare al ritratto, genere che gli permise di esprimere con raffinatezza il suo talento realistico e psicologico. Tra i suoi committenti figuravano personalità dell’epoca, come il collezionista inglese George McCullagh. Parallelamente proseguì nella formazione di giovani pittori: tra i suoi allievi ricordiamo Gabrielle Achenbach, Sara Page, Juan Sala e Marianne Stokes.
Pascal Dagnan-Bouveret morì nel 1929 nella sua casa di Quincey, in Alta Saona. Le sue opere sono oggi presenti in importanti collezioni pubbliche, dal Musée d’Orsay al Metropolitan Museum di New York, testimoniando la sua capacità di intrecciare tradizione, modernità e una sensibilità pittorica unica nel panorama del realismo europeo.