Arte e Cultura Visiva: Tutto sugli Artisti e le Opere

A Perugia, in sei metri quadrati di centro storico, sta per succedere qualcosa. MONO — micro-spazio di ricerca e produzione di Officina Sonora APS — apre per la prima volta al pubblico con una call: SPORE#01, selezione di cinque progetti culturali emergenti rivolti a giovani tra i 18 e i 35 anni attivi in Umbria. Ogni progetto selezionato riceve una borsa di produzione da 500 euro e un percorso di accompagnamento curatoriale. C’è tempo fino al 31 maggio 2026 per candidarsi.

Un palazzo che sembra scivolare verso il giardino. Un edificio che galleggia nell’aria. Un mattone di cera che si scioglie lentamente al sole fino a scomparire. Non sono le visioni di un pittore surrealista né gli effetti speciali di un film di fantascienza: sono le opere di Alex Chinneck, scultore britannico classe 1984, che da oltre un decennio trasforma lo spazio pubblico delle città in un teatro dell’impossibile. The Guardian lo ha definito “maestro dell’illusione architettonica”, e i residenti di Hackney, dove ha realizzato uno dei suoi primi interventi, lo hanno battezzato “il Banksy del vetro”. Due paragoni che, insieme, dicono molto di un artista capace di unire la precisione tecnica dell’artigianato alla potenza comunicativa dell’arte urbana.

A Firenze, in Via dell’Agnolo, ha aperto Bagasseria. Il nome è catalano, evocativo e volutamente spiazzante: lo ha scelto Samuele Alfani, regista e pittore fiorentino, per battezzare il suo studio-galleria nel quartiere di Sant’Ambrogio. Non una galleria nel senso tradizionale del termine — nessuna distanza tra chi produce e chi guarda, nessun ruolo imposto, nessuna opera da considerare definitivamente chiusa. Alfani arriva dalla fotografia, dal teatro studiato a Barcellona, da dieci anni di cinema. La pittura è arrivata dopo, come una scoperta solitaria, e ha cambiato tutto. Lo abbiamo incontrato per parlare di come questi linguaggi continuano a contaminarsi, di cosa significa tenere un lavoro in uno stato di possibilità, e di Bau Bau Baby, la mostra che costruisce un percorso attorno a un’assenza.

Forse tua nonna la faceva senza saperlo. Forse ce l’hai in casa — appesa a una parete, ripiegata in un cassetto, indossata ogni giorno senza pensarci. La fiber art è una delle forme d’arte più antiche e più diffuse al mondo, eppure è anche una delle meno riconosciute. Non nasce nelle gallerie: nasce dalle mani, dalla vita quotidiana, dalla necessità umana di intrecciare, tessere, ricamare. E da lì, nel corso dei secoli, ha trovato la strada verso i musei più importanti del pianeta.

Per secoli ha tessuto in silenzio. Ha ricamato nomi e battaglie su arazzi monumentali, ha tramandato saperi di generazione in generazione attraverso le mani delle donne, ha vestito corpi e raccontato cosmologie intere con fili di lana e seta. Poi, negli anni Sessanta del Novecento, qualcosa è cambiato. Un gruppo di artisti ha preso quelle stesse fibre e le ha portate nelle gallerie, nei musei, negli spazi dell’arte contemporanea — rivendicando per il tessile la stessa dignità della pittura e della scultura. Da quel momento, fiber art e arte tessile hanno iniziato a convivere, confondersi, sovrapporsi. Ma non sono la stessa cosa.

C’è un’arte che per secoli è stata relegata ai margini — considerata decorativa, domestica, femminile nel senso riduttivo del termine. Un’arte fatta di fili, aghi, tessuti consumati e punti pazienti. Eppure oggi, nelle gallerie più importanti del mondo, quella stessa arte occupa le pareti del MoMA di New York e del Centre Pompidou di Parigi. Si chiama fiber art, o arte tessile, e non ha mai smesso di evolversi. Abbiamo selezionato sette artisti contemporanei che usano i tessuti in un modo che probabilmente non hai mai visto.

Nel cuore della Castelnuovo di Garfagnana, il Palazzo di Atlante – Museo furioso della Rocca Ariostesca trasforma l’universo dell’Orlando Furioso in un’esperienza immersiva tra arte, tecnologia e memoria storica. Un museo contemporaneo che reinterpreta la figura di Ludovico Ariosto attraverso installazioni scenografiche e percorsi narrativi all’interno della suggestiva Rocca Ariostesca.

L’arte digitale rappresenta oggi uno dei campi più innovativi e dinamici dell’arte contemporanea. Grazie a software, realtà virtuale, animazioni e NFT, gli artisti possono sperimentare nuovi linguaggi, raggiungere un pubblico globale e valorizzare le proprie opere in modi prima impensabili, unendo creatività, tecnologia e opportunità economiche.